AGI - Si è concluso il monitoraggio puntuale dell’intera città antica di Pompei, con una mappatura senza precedenti dello stato di conservazione del sito archeologico. Dopo oltre 8 mesi di attività sul campo, condotte da team multidisciplinari di architetti, ingegneri, restauratori e archeologi, sono state elaborate più di 70mila schede relative a circa 13mila ambienti appartenenti a 1.200 unità tra abitazioni e botteghe.
La mappatura di Pompei
L’indagine ha consentito di individuare e classificare in modo sistematico le diverse forme di degrado e rischio che interessano strutture, superfici e apparati decorativi, grazie anche all’adozione di una piattaforma digitale sviluppata ad hoc. Il sistema, basato su una web app, permette il monitoraggio continuo e la segnalazione in tempo reale delle criticità, restituendo una cartografia completa e aggiornata dell’intero sito.
Dall'emergenza alla prevenzione
I dati raccolti sono stati organizzati secondo criteri di priorità e urgenza, con l’obiettivo di pianificare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su base triennale. Un approccio che segna il passaggio da una gestione emergenziale a una strategia preventiva e programmata, anche grazie all’impiego di strumenti informatici avanzati e sistemi di analisi.
Alfonsina Russo: "Un passaggio fondamentale"
Per il capo dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, Alfonsina Russo, il completamento del monitoraggio rappresenta “un passaggio fondamentale” che permette di programmare interventi più efficaci, migliorando al tempo stesso la fruizione e ampliando le aree accessibili al pubblico.
Il direttore del Parco archelogico: "Pompei è in buona salute"
Nel dettaglio, il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel ha spiegato l’integrazione tra tecnologie avanzate e lavoro sul campo: “Ci sono satelliti che possono misurare anche piccoli spostamenti, per esempio un muro che si sta inclinando. Ci sono droni, ci sono robot che ci danno delle immagini che possiamo confrontare, ogni mese facciamo un volo di drone, facciamo un volo di drone dopo ogni evento meteo eccezionale, possiamo confrontare le immagini usando anche l’intelligenza artificiale, ma la cosa più importante sono le persone che vanno sul campo e vedono".
"E descrivono quello che vedono e fanno però anche di più. Quell’indice di attenzione è già una prima valutazione. Io ho insistito fortemente su questo aspetto perché ho detto è inutile che noi facciamo un’attività meramente descrittiva che rimane poi a livello di una ricerca e forse sparisce in un cassetto, ma facciamo già una prima valutazione delle priorità, che ci consente di passare direttamente dal monitoraggio alla cura”.
Zuchtriegel ha inoltre evidenziato come i primi risultati siano incoraggianti: “Lo stato di salute di Pompei è migliore di quello che pensavamo di trovare quando abbiamo iniziato questo monitoraggio”.
Un modello replicabile per la conservazione
Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Università di Salerno e la società Visivalab, punta a un modello replicabile anche in altri contesti, basato su manutenzione preventiva, sostenibilità e gestione integrata, con l’obiettivo di garantire nel tempo la conservazione di uno dei siti archeologici più complessi e fragili al mondo.