Seduto tra quei fiori di plastica che sembrano veri, Paradiso riflette sul significato del romanticismo, parola spesso abusata ma che per lui ha mille declinazioni. Tra queste, anche il calcio. Quando gli chiediamo se il palco dell’Ariston possa emozionarlo più dell’idea di uno stadio come l’Olimpico, non ha dubbi: “Lo sai che per come sono fatto io credo proprio di sì, perché vengo da un percorso fatto di palchi, di live, ma non palchi televisivi e quindi secondo me questa è una cosa che potrebbe generare in me un’emozione molto diversa”. È la differenza tra il rito collettivo del concerto e l’intimità esposta della televisione, tra il boato e il silenzio che precede una nota.
Il calcio, però, resta una passione viscerale. Tifoso dichiarato della S.S. Lazio, non si sottrae alle provocazioni sulla classifica e sul momento delle romane. Quando gli si fa notare che la AS Roma è terza, risponde scherzando: “State meglio voi”. Poi torna serio e affronta il tema della proprietà biancoceleste: “Non possiamo purtroppo decidere noi. Questa è una cosa che dico spesso ai miei amici, a tutti di questi anziani che è una cosa che non dipende da noi, perché se lui dice che lui dice io sono proprietario della Lazio, se proprietario della Lazio, va bene. La società è in scalabile è la società uno in vendita, vi dovete sopportare e noi che possiamo fare? È questo, lo sopportiamo, accettiamo il nostro amaro destino. Va bene?”.
Nel suo racconto affiora subito un altro elemento centrale della sua poetica: l’universo femminile. “Sono sempre stato circondato da sole donne io nella mia vita, diciamo la verità”, confessa con un sorriso. E poi spiega come questa presenza costante abbia plasmato la sua sensibilità: “mi ha portato in qualche modo a vivere in un mondo di donne e continuo a viverlo perché comunque sono nato cioè sono vissuto solo in famiglia c’era solo mamma nella mia prima famiglia stretta. Mia madre ha cinque sorelle hanno generato quasi tutte femmine cioè nel senso che anch’io ne ho fatto un’altra e quindi poi è sempre stata in qualche modo nella vita la donna un punto di riferimento sia, proprio nella vita reale sia come riferimento di ispirazione come donna angelo in qualche modo anche nei versi, nelle canzoni mi ha sempre ispirato alla fine la poesia banalmente”. Oggi quella scia continua: “adesso c’è un’altra persona nella mia vita da amare e questo mi riempie di vita questo mi riempie di vita cioè proprio è ossigeno allo stato puro”.
Nel “Club dei romantici” non si parla solo di musica. Paradiso si accende quando cita One Piece, passione che non nasconde e che anzi esibisce con orgoglio. Sul guanto che ha sfoggiato anche sull’Eni Carpet inaugurale spicca un adesivo con Rubber Cappello di Paglia, il volto sorridente di Monkey D. Rufy con il suo inseparabile cappello, simbolo di libertà e avventura. “Io auguro a tutte le persone, a tutte le persone della terra che prima di morire debbano leggere One Piece perché è l’opera più grande che sia mai stata concepita da un essere umano veramente”, dice senza esitazioni. E rilancia: “ma io parlo anche di, siamo a livelli della Divina Commedia e oltre, questo giapponese è dal ‘98 che sta scrivendo questa roba qui e non abbiamo ancora finito tutto. È un’opera incredibile che parla fondamentalmente di liberazione, cioè di libertà dall’oppressore”. Per lui è una storia di amicizia e resistenza, “l’opera più potente che abbia mai potuto leggere in vita mia”. Lo precisa con una punta d’ironia: “Ho una banalissima laurea in filosofia, quindi qualcosa l’ho letto, cioè capito, però questa cosa proprio ti distrugge, ti disintegra”.