AGI - Quanti di noi, negli ultimi anni, hanno perso quella passione incontaminata per il calcio che da bambini li faceva addormentare immaginandosi un gol? La fantasia non si sposa con troppi zeri, né il concetto di gioco con le logiche di potere: alla metafora di un pallone da rincorrere serve purezza per mantenere significato. Con ‘L’allenatore del mondo’ (SEM) Vincenzo Alberto Annese suggerisce una strada per ritrovarlo: partire alla sua ricerca.
Dodici anni senza confini
Ex calciatore, costretto a ritirarsi giovanissimo dagli infortuni, Annese ha deciso di restituire su pagina dodici anni dedicati, sostanzialmente senza sosta e soprattutto senza confini, a questa ricerca. Dal 2014 ad oggi ha allenato, partendo da zero (e da Molfetta), in quattro diversi continenti: è stato il commissario tecnico delle nazionali di Belize, Nepal e Afghanistan e direttore tecnico del Burkina Faso.
Per i club ha lavorato nei Paesi Baltici, in Armenia, Ghana, Indonesia e Palestina e ha vinto due campionati indiani di I-League alla guida del Gokulam Kerala. Attualmente è il commissario tecnico della nazionale della Guinea Equatoriale.
Un diario di viaggio antropologico
Ripercorrendo le tappe del suo vagabondare dietro al sogno di sfondare con il calcio, il libro assume le sembianze di un diario di viaggio antropologico, che zigzaga per il pianeta mentre l’ambizione professionale si trasforma in esperienza, ridefinendosi come mezzo di trasformazione interiore.
Viaggiando di paese in paese, è possibile accorciare le distanze tra popoli apparentemente incompatibili, e provare l’ebbrezza di scoprirli fino a sentire, attraverso lo sport, di esserne parte.
Dai conflitti geopolitici alle storie degli uomini
I contrasti geopolitici della Palestina, dove alla guida dell'Ahli Al-Khalil di Hebron Annese ha giocato la Palestine Cup in una Gaza blindata, e quelli dell'Afghanistan; la scoperta dei vissuti degli uomini che si celano dietro le maschere da calciatori e le contraddizioni culturali che si incontrano tra Europa Baltica e Caraibi, Indonesia e Africa, India e Kosovo, fino alla spiritualità travestita da caos del Nepal.
Sconfitte e successi sui campi da interpretare come lezioni utili per aprirsi ancora al nuovo.
Un libro che invita a partire
Costellato di aneddoti e paesaggi, ‘L’allenatore del mondo’ può essere letto come un libro di formazione. Anche se a tratti la narrazione accelera tanto da lasciare il desiderio di maggiore approfondimento su realtà complesse come quasi tutte quelle descritte.
È il rischio di un testo ibrido, di un viaggiatore che non cerca di farsi storico o sociologo. Il risultato è che si sente il desiderio di emularlo, questo allenatore del mondo che ultimamente dichiara ai giornali di voler dare il suo contributo anche in Serie A.
A lui, ora, è venuta voglia di venire qui. Ma a noi, leggendolo, è salita quella di andare via.