AGI - L’ex generale Julius von Hallmann era stato arrestato lo stesso giorno in cui era stato decorato e immediatamente condannato a dodici anni di reclusione. Ci sarebbe stato da sorridere di quella situazione. Aveva rischiato la vita più volte durante la seconda guerra mondiale, perché l’aveva messa in gioco per il suo Paese che adesso gli infliggeva una lunghissima pena su accuse false che ribaltavano il suo ruolo eroico durante la seconda guerra mondiale. E poi - e questo era quello che più contava per assurdo - avevano processato, ma col suo vero nome, un uomo che non esisteva: nella Wehrmacht non c’era mai stato nessun Julius von Hallmann, anche se l’avevano visto in riunioni negli alti comandi, al quartier generale del Feldmaresciallo Gerd von Rundstedt, come esperto di costruzioni e fortificazioni, al quale erano stati forniti persino alcuni disegni progettuali del Vallo Atlantico.
Quel prigioniero davanti a un tribunale della Polonia comunista era il poliglotta ingegnere Kazimierz Leski, titolare di un brevetto di saldatura adottato ancora oggi e inventore, progettista degli unici due sommergibili della flotta polacca (realizzati in Olanda), pilota dell’aeronautica contro i sovietici e, dopo la bruciante sconfitta del 1939, agente segreto in azione nell’Europa occupata dai nazisti. Ma con un’elegante uniforme di sartoria da tenente generale, documenti falsi realizzati talmente bene da essere presi a modello di autenticità. E tanto, tantissimo coraggio.
Una vita avventurosa che sembra scritta da un romanziere
Quando il tenente Kazimierz Leski era stato abbattuto col suo aereo dai sovietici sul fronte orientale polacco il 17 settembre del 1939, aveva riportato ferite serie e fratture. Era in un letto di ospedale a Leopoli quando la sua patria veniva spartita tra Hitler e Stalin che si erano accordati segretamente già ad agosto col protocollo segreto del Patto Ribbentrop-Molotov. In Olanda era stato uno dei padri del progetto dei sottomarini “Orze?”, costruito nei cantieri “Der Schelde” di Vlissingen dove Leski era vice capo produzione, e “S?p” a Rotterdam: il primo riuscirà a raggiungere la base scozzese di Leith da dove riprenderà la lotta contro il Terzo Reich, l’altro riparerà nella Svezia neutrale.
Anche lui doveva mettersi in salvo dalla Polonia occupata dall’Armata Rossa al Governatorato Generale, dove era entrato subito in contatto con una cellula clandestina della resistenza, “I moschettieri”, in una struttura che ricalcava esattamente l’articolazione sul territorio che era stata dell’esercito, l’Armia Krajowa. I tedeschi, come i sovietici, davano la caccia agli ufficiali: i primi per rinchiuderli nei lager, i secondi nei gulag, e l’anno seguente ne avrebbero sterminato 22.000 con un colpo alla nuca seppellendoli nella foresta di Katyn, in un terreno dove poi avevano piantato le betulle per occultare ogni traccia di quel crimine rimasto impunito.Leski aveva rischiato di essere uno di loro.
Abbattuto dai sovietici, sfuggito all’Nkvd e in missione in Francia con l’uniforme tedesca
Era nato nella Varsavia che faceva parte dell’impero zarista il 21 giugno 1912. Il padre Juliusz, ingegnere e maggiore dell’esercito della rinata Polonia, era stato uno degli artefici dell‘industria degli armamenti. Ma dopo il colpo di stato del Maresciallo Józef Pi?sudski del 12 maggio 1926 era rimasto fedele al governo; licenziato da direttore della fabbrica di armamenti, si barcamenava come artigiano e operaio. Il figlio Kazimierz per poter proseguire gli studi aveva dovuto lavorare nelle ferrovie e in fonderia.
In famiglia si parlava correntemente il francese, l’inglese Kazimierz lo studiava durante gli spostamenti in tram, il russo l’aveva imparato perché i libri di ingegneria stampati in Unione Sovietica costavano dieci volte di meno degli altri e lui intendeva laurearsi sui motori aeronautici; il tedesco, poi, lo praticava con un operaio emigrato a Varsavia, che lo pronunciava con accento popolare; l’olandese l’aveva appreso durante l’esperienza nei cantieri navali. Lo spirito d’avventura non gli difettava e neppure la capacità di adeguarsi freddamente alle situazioni. Aveva tutte le caratteristiche di un agente segreto. La sua prima missione in Francia la compie con l’uniforme di tenente della Wehrmacht e documenti falsi realizzati dagli specialisti dell’Armia Krajowa. Parla tedesco con due diverse inflessioni regionali e nessuno si insospettisce.
Il viaggio in treno era però risultato per lui insopportabile, poiché sedere sul legno e restare spesso in piedi gli provocava forti dolori alla schiena dove aveva riportato gravi ferite a causa di un atterraggio di fortuna col suo “Lublin” R-XIII, ricognitore biposto abbattuto dalla contraerea sovietica il 17 settembre. Il pilota e Leski erano stati presi prigionieri dai soldati dell’Armata Rossa e condotti nella scuola di Jagielnica per essere interrogati dall’Nkvd. Il dolore era acuto e il destino dei due polacchi appariva segnato, quando da fuori alla finestra era arrivata una voce che in ucraino indicava loro un buco nel muro perimetrale da dove poter fuggire confidando nell’ubriachezza dei militari di guardia. Era un contadino che li esortava a seguirlo. La fuga riesce e l’ucraino consegna loro abiti civili per poter raggiungere inosservati a Leopoli. Leski ha sofferto le pene dell’inferno prima di poter essere ricoverato in ospedale, ma i postumi delle ferite e delle fratture non l’abbandoneranno mai. Per questo, per viaggiare più comodamente in prima classe, si era autopromosso generale.
I progetti del Vallo Atlantico, le riunioni e le informazioni girate agli Alleati
Come spia è una sintesi di fisicità e intelligenza: sportivo a tutto tondo, ottimo tennista, abile nuotatore, sciatore provetto e robusto camminatore in montagna, grazie alla conoscenza delle lingue può facilmente mimetizzarsi nell’Europa in guerra e ha un incredibile sangue freddo in ogni situazione. A Leopoli, in ospedale, aveva dato generalità false per poter sparire appena guarito, sostenendo pure di aver subito un investimento in strada. Come generale Hallmann risulta specialista di fortificazioni nel settore sud-orientale ucraino (General Bevollmachtigter fur Verkehrs und Festungswesen der Sud-Ost Front Ukraine) e con queste referenze compie ispezioni e studi sui progetti del Vallo Atlantico, partecipa a riunioni di primo piano e passa agli Alleati informazioni poi utili per lo sbarco in Normandia.
Gioca con la morte fino alla primavera del 1943, poi rientra in Polonia. Nell’agosto del 1944 partecipa all’insurrezione di Varsavia, viene fatto prigioniero dai tedeschi dopo la resa ma riesce a sottrarsi all’internamento nel lager per ufficiali. È già stato promosso e decorato dall’esercito clandestino polacco, ma quando la Polonia viene inglobata nel sistema sovietico è meglio non fare parole dell’appartenenza all’Armia Krajowa, i cui componenti sono ricercati, arrestati e inviati nei gulag.
Braccato, arrestato, torturato e condannato dalle autorità comuniste. Per vivere fa il commesso
L’ex agente “Bradl”, sgusciato dalle maglie dell’Ufficio di sicurezza (UB) diventa primo direttore dei cantieri navali di Danzica col nome di Leon Juchniewicz, e nell’agosto del 1945, proprio nel giorno in cui riceve la più alta decorazione civile da parte delle autorità della Polonia comunista, a distanza di poche ore la sua vera identità viene scoperta dalla polizia segreta.
Condannato a 12 anni di carcere duro con l’accusa di aver voluto rovesciare il regime, la pena gli viene in seguito dimezzata, ma nel 1951 è nuovamente condannato con l’accusa di collaborazionismo con il nemico tedesco, dopo essere stato torturato per estorcergli una confessione. Lo tengono in isolamento e infine sarà liberato nel 1956, col divieto di lavorare nel settore navale e di intraprendere la carriera accademica nonostante invenzioni, brevetti e pubblicazioni scientifiche. Vive facendo il commesso.
Kazimierz Leski sarà riabilitato solo dopo la caduta del Muro di Berlino e il ritorno della democrazia in Polonia. Verrà quindi onorato come un eroe, promosso e premiato, e morirà Varsavia il 27 maggio 2000, sepolto con tutti gli onori militari. Nel 1995 era stato riconosciuto come “Giusto tra le nazioni”. Oltre al generale Hallmann, aveva impersonato nei rapporti con la Kommandantur tedesca a Parigi il generale Karl Leopold Jansen.