AGI - Quasi quattro milioni di monete romane, accumulate in 24.646 depositi archeologici e rinvenute nel corso di due secoli di scavi, hanno permesso di svelare l'economia dell'antica Roma e seguire le tracce del denaro, ricostruendo il processo attraverso il quale la Repubblica trasformò le conquiste militari in territori economicamente integrati.
A farlo sono stati Eduardo Amaral Haddad, della School of Economics, Business and Accounting dell'Università di São Paulo, e Inácio Fernandes Araújo alla Luiz de Queiroz College of Agriculture della stessa università, combinando archeologia digitale, data science, economia regionale e analisi spaziale.
Il ruolo dell'esercito nell'economia romana
I risultati, pubblicati sulla rivista Humanities and Social Sciences Communications, mostrano che l'esercito ebbe un ruolo decisivo nell'introdurre la moneta nei territori conquistati, ma che la sua circolazione diventava stabile soltanto con la formazione di mercati, città e strutture amministrative, religiose e civili. I ricercatori si sono concentrati sul periodo compreso tra il 155 a.C. e il 2 d.C., ricostruendo i flussi monetari attraverso le informazioni conservate dalle monete: il luogo nel quale erano state coniate, il momento della produzione e il sito nel quale sono state ritrovate circa duemila anni più tardi. Prese singolarmente, queste informazioni dicono relativamente poco, ma analizzate su milioni di reperti consentono invece di ricostruire le traiettorie percorse dal denaro, l'intensità degli scambi e il grado di integrazione tra le diverse regioni.
La digitalizzazione delle monete antiche
La ricerca è stata resa possibile dalla digitalizzazione di grandi collezioni archeologiche un tempo disperse tra musei, biblioteche, collezioni private e archivi degli studiosi. La principale fonte utilizzata è stata Coin Hoards of the Roman Republic Online, banca dati dedicata ai tesoretti monetali della Repubblica romana. A questa sono state affiancate altre piattaforme digitali, tra cui ORBIS, sviluppata dalla Stanford University per simulare gli spostamenti attraverso strade, fiumi e rotte marittime del mondo romano, il repertorio geografico Pleiades e il Roman Road Network.
Il flusso delle monete nelle province dell'Impero romano
Dopo la selezione e la normalizzazione dei dati, gli studiosi hanno lavorato su circa quattro milioni di monete raggruppate in 24.646 depositi, corrispondenti a 5.167 coppie tra luoghi di coniazione e siti di ritrovamento. Gli strumenti matematici normalmente impiegati per analizzare i flussi contemporanei di persone, merci e redditi sono stati così applicati alle reti economiche che sostenevano l'espansione di Roma più di duemila anni fa. La prima verifica ha riguardato la distribuzione geografica delle monete. I reperti non risultavano dispersi casualmente, ma formavano aggregazioni statisticamente significative lungo le principali rotte commerciali. Incrociando poi i ritrovamenti con la rete viaria romana, i ricercatori hanno individuato una chiara diffusione delle monete provenienti da Roma.
Strade, porti e grandi centri urbani emergevano non soltanto come infrastrutture per gli spostamenti, ma come canali attraverso i quali si propagavano le relazioni economiche necessarie a sostenere l'espansione territoriale. Per comprendere perché alcune regioni mostrassero una circolazione monetaria molto intensa e altre rimanessero periferiche, Haddad e Araújo hanno quindi costruito una rappresentazione dell'economia romana ispirata alle matrici di contabilità sociale utilizzate nello studio delle economie moderne. Il modello comprendeva governo, famiglie, proprietari terrieri, mercanti, schiavi ed esercito e cercava di rappresentare i flussi di merci e pagamenti tra questi soggetti, distinguendo inoltre produzioni e consumi di alimenti, materie prime, manufatti e beni di lusso.
Il meccanismo di diffusione delle monete
È da questa analisi che emerge uno dei risultati centrali: l'interpretazione tradizionale attribuisce alle legioni un ruolo predominante nella diffusione della moneta. I soldati dovevano essere pagati e gli eserciti alimentavano reti di fornitori e commercianti. I dati confermano questo meccanismo, ma soltanto nella fase iniziale. Secondo Haddad, l'espansione militare introduceva la circolazione monetaria, mentre la moneta riusciva a radicarsi quando il territorio veniva realmente incorporato nel sistema romano e comparivano strutture economiche, amministrative, religiose e civiche capaci di produrre una domanda permanente di denaro.
Un secondo indizio arriva dalle distanze percorse dalle monete: nelle fasi iniziali del periodo analizzato tendevano a rimanere relativamente vicine alle zecche nelle quali erano state prodotte. Con l'espansione della Repubblica, invece, vengono ritrovate a distanze progressivamente maggiori. Nei modelli statistici diminuisce nel tempo l'effetto della distanza sulla circolazione monetaria, segnalando che territori precedentemente separati da barriere geografiche stavano entrando in una rete comune di trasporti, mercati e istituzioni. La distribuzione delle monete diventa così un indicatore indiretto del grado di integrazione economica raggiunto dalle diverse regioni.
Roma caput mundi
L'analisi consente anche di distinguere una vera geografia funzionale dell'economia romana. Roma costituiva il centro del sistema, caratterizzato soprattutto dalla spesa della pubblica amministrazione. Intorno alla capitale si sviluppava il nucleo fortemente integrato della penisola italiana, dove la circolazione monetaria rifletteva principalmente le attività di mercato. Più lontano emergeva una fascia intermedia nella quale convivevano spese amministrative, economiche e militari, mentre nelle aree conquistate più recentemente predominavano ancora i costi della conquista e dell'occupazione.
Con la progressiva pacificazione e incorporazione di queste regioni, la componente militare diminuiva lasciando spazio alle attività civili, amministrative e commerciali. Il quadro che emerge dai milioni di reperti modifica quindi la prospettiva sulla costruzione della potenza romana: conquistare militarmente un territorio rappresentava soltanto la prima fase. La sua integrazione richiedeva la creazione di città, mercati, istituzioni e reti permanenti di scambio.