AGI - Soldi, sangue e sacro. Sono le tre “s” delle organizzazioni criminali. I soldi sono lo scopo. Il sangue rappresenta la violenza che subisce la vittima. E il sacro tiene insieme tutto.
È la dimensione attraverso la quale il malvivente giura, si affilia al clan e “nasce” tra gli “uomini d’onore”. È il rito di passaggio dalla delinquenza per sopravvivere alla sacra mala per arrivare a comandare.
Le tre “s” del crimine
Nonostante i tempi che cambiano, l’elemento “trascendente” - che “sussiste indipendentemente dalla realtà di cui è peraltro il presupposto” (dal dizionario Devoto-Oli) – non manca mai ai piani alti del crimine. Definisce identità, appartenenza e codice di comportamento.
La sacra mala ha preso molto dal libro dei simboli della Chiesa cattolica, e anche dall’album di famiglia, come le immagini di arcangeli, santi e altre anime pie.
Andando a vedere, il primo santo è proprio un criminale. Il suo nome (non l’unico) è Disma, uno dei due ladroni (l’altro si chiama Gesta) messo in croce insieme con Gesù Cristo sul monte Golgota, fuori Gerusalemme, nella data convenzionale del 33 d.C.
È il primo uomo che il cristianesimo, il Salvatore in persona, ha sistemato nell’alto dei cieli. Nel Martirologio Romano Disma è ricordato il 25 marzo quale difensore di prigionieri (quindi non solo pentiti), condannati a morte, ladri redenti e becchini. E sono diversi i venerabili, o figure divine appartenenti al pantheon pure di altre religioni, presenti in vari gruppi criminali, italiani e stranieri.
Il ladrone più famoso del suo tempo
La storia del ladrone la raccontano diversi testi, dal Nuovo Testamento ai Vangeli apocrifi nei quali hanno intinto la penna numerosi scrittori, compresi alcuni ecclesiastici.
Per esempio monsignor Gaume, autore del libro “Storia del buon ladrone” (seconda edizione del 1879). Descrive il pericoloso poco di buono del tempo. In base al suo racconto, il soggetto era egiziano, “ladro nel deserto”, uno che “esercitava il mestiere di brigante e spogliava i viandanti, immerso nella più profonda e crassa idolatria del mondo antico”.
Ma era anche qualcosa di più. Proseguendo nel testo è scritto che Disma e il suo compare Gesta erano dei super ricercati dalla polizia di allora: “I due più famosi ladroni del loro tempo”, sottolinea il prelato.
L'incontro con Gesù bambino
Soffermandosi inoltre su un particolare. Riguarda l’episodio che si trova nel Vangelo di Marco: “Un angelo del Signore – annota l’evangelista – apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: ‘Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo’”.
La famigliola scappa, ma in seguito accade l’imprevisto. Non riuscirono ad andare molto lontano. Stando sempre a Gaume, i “masnadieri” catturarono Giuseppe, Maria e il Bambino e tutti si salvarono solo per il “buon volere di un giovane di quella banda”. Guarda caso, proprio per l’intercessione di Disma.
“La tradizione – continua il sacerdote - vuole che lui fosse figlio del capo di quei ladri. Arrestati gli augusti viaggiatori, Disma vide il bambino in grembo della madre. La maestà, che splendeva sul volto ammirabile di quel figliuolo, lo colpì talmente – prosegue - che punto non dubitò esser desso più che un uomo, e col cuore intenerito abbracciatolo: ‘O benedetto fanciullo – esclamò - se mai l’occasione ti si offra di aver pietà di me, non dimenticare l’incontro di questo giorno’”.
La crocifissione e il Paradiso
Lo stesso riportano gli Apocrifi nel Vangelo di Nicodemo: “Questo era il ladrone Disma che, alla nascita di Cristo, cioè trentatré anni prima, si trovava in Egitto quando a Giuseppe fu dato avviso dall’angelo di prendere il bambino e la madre e di fuggire”.
In seguito la Provvidenza ha pareggiato i conti. Coloro che si erano incontrati all’inizio della storia si sono rivisti nel finale. Infatti, si legge nelle Sacre Scritture che quando Cristo e i due ladroni erano in croce sul monte Golgota, Disma, la vecchia conoscenza, si rivolse a Gesù dicendogli: “Signore, quando sarai nel tuo regno, non dimenticarti di me”. E Lui rispose: “Io ti dico in verità che oggi sarai con me in Paradiso”.
E di Disma si parla ancora oggi: il ladrone pentito santo patrono dei criminali.