AGI - È il compositore di Dio. Nella sua vita Alfonso Maria de’ Liguori è stato molte cose: studente modello, avvocato a soli 16 anni, sacerdote, teologo, fondatore di una congregazione religiosa (del Santissimo Redentore) e vescovo. E ancora, dopo la sua morte proclamato dottore della Chiesa, santo e anche patrono.
Un curriculum a cinque stelle. Ma Alfonso Maria de’ Liguori è stato soprattutto un musicista. A leggere i suoi testi, era convinto che la musica avvicinasse l’uomo a Dio. Il suo brano di Natale “Tu scendi dalle stelle” ne è un esempio. E pensava anche che la magia delle note potesse liberare dal peccato e dare pace.
In questi giorni si parla del religioso perché la sua morte è avvenuta il 1° agosto 1787 a Pagani, in provincia di Salerno (Campania). Pescando nel “Grande libro dei santi” (San Paolo Edizioni, 2002), il prete-artista-santo è nato nel 1696 nell’area nord di Napoli, in località Marianella. Primo di otto figli, rampollo di una famiglia dove scorreva un po’ di sangue blu (madre della famiglia dei marchesi Avenia, padre ufficiale della Marina da guerra), in parte il suo destino sembrava già segnato. A partire dal significato del nome, Alfonso, “nobile e valoroso”.
Dagli studi d'eccellenza alla toga da avvocato
Sarebbe stato ricco e intoccabile. Invece la fede ci ha messo lo zampino. Il fanciullo mostra subito i suoi talenti. Studia grammatica, poi l’arte musicale con gli artisti Scarlatti e Pergolesi, quindi pittura con altri big del pennello. A 12 anni si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza sostenendo l’esame di ammissione con il filosofo Giambattista Vico (della teoria dei corsi e ricorsi storici). E va alla grande.
Quattro anni dopo si laurea. In tribunale non perde mai, tranne una volta. Lo ricorda il Dizionario enciclopedico. Era la causa “tra il principe Orsini, duca di Gravina, e il granduca di Toscana, Cosimo III de’ Medici, circa il possesso e il titolo del feudo di Amatrice e di 600.000 ducati”.
Il ragazzo, però, non era solo libri e oratoria. Si dà un codice con diritti e doveri. Del tipo: “Non bisogna accettare mai cause ingiuste – riferisce ‘Il grande libro dei santi’ - non si deve difendere una causa con mezzi illeciti, non si deve aggravare il cliente di spese indoverose” e altro ancora.
La svolta religiosa e la missione tra i poveri
Probabilmente però era troppo irreprensibile per un palazzo di giustizia. Perciò Alfonso Maria cambia strada. Imbocca quella dei poveri e dei “lazzaroni”, come li chiama lui, dei piccoli criminali. Per loro farà cose grandi, gli rivela una monaca sostenendo di averlo visto in una visione. E i sogni diventano realtà.
Nel 1726 de’ Liguori viene ordinato sacerdote. Sei anni dopo con alcuni compagni fonda la Congregazione del Santissimo Redentore “al fine di aiutare i poveri... i più sprovvisti di soccorsi spirituali”, spiega Alfonso Maria nel “Supplex libellus”, la richiesta di riconoscimento della comunità religiosa inoltrata ventiquattro mesi più tardi a papa Benedetto XIV, che l’approverà l’anno dopo.
Il prete scriveva per gli analfabeti: si faceva capire. Ma riempiva volumi anche per i confessori: dava lezioni di misericordia. Sosteneva che la finalità dell’azione missionaria non era commuovere ma convertire. La sua figura è stata menzionata pure da Leone XIV in un’omelia del giugno scorso. Il venerabile “entrando in contatto con la miseria dei quartieri più abbandonati della Napoli del Settecento - ha detto il Papa - rinunciò a una vita agiata e a una carriera redditizia, abbracciando la missione di portare il Vangelo tra gli ultimi”.
Le opere, la malattia e l'eredità spirituale
Alfonso Maria di libri ne ha inchiostrati tanti. “Il catalogo dei suoi scritti – precisa il Dizionario enciclopedico - ci offre 111 titoli”. Il lavoro più importante è la “Teologia morale”.
Il tempo passa e il sacerdote viene colpito da un’artrosi cervicale progressiva. Il suo corpo è sempre più piegato. Ed è così che sarà rappresentato nei quadri che lo ritraggono. Ma non è tutto. Negli ultimi anni di vita l’uomo di Chiesa è pure cieco.
Alfonso Maria de’ Liguori morirà novantenne nel 1787. “Canonizzato nel 1839 – riporta il Dicastero delle Cause dei santi - viene proclamato Dottore della Chiesa da Pio IX nel 1871, mentre nel 1950 Pio XII gli conferisce il titolo di ‘celeste Patrono di tutti i confessori e i moralisti’”. Le sue spoglie si trovano nella basilica pontificia di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori a Pagani.
Oggi i redentoristi sono sparsi in tutto il mondo. Secondo gli ultimi numeri dell’Annuario pontificio (2024), in 698 sedi si contano 4473 religiosi (novizi compresi) e 698 religiose. Un esercito missionario.