AGI - L'Unesco ha designato oltre una decina di siti - la maggior parte dei quali in Asia - come patrimonio dell'umanità, nel corso della sua assemblea annuale tenutasi nella città sudcoreana di Busan.
Tra le nuove iscrizioni figurano il tempio buddista Wat Phra Mahathat Woramahawihan - attivo ininterrottamente da oltre 1.500 anni nella provincia thailandese di Nakhon Si Thammarat - e i complessi funerari degli Xiongnu, in Mongolia.
Nel corso di un evento trasmesso in diretta streaming, l'organismo delle Nazioni Unite ha inoltre iscritto il complesso sacro nella provincia kazaka di Mangystau, caratterizzato da singolari moschee "ipogee" (o sotterranee), e il sito della produzione artigianale di porcellana a Jingdezhen, in Cina, che si estende su una superficie di quasi 2.000 ettari.
L'organizzazione ha anche dato il via libera al riconoscimento di patrimonio dell'umanità per l'antico sito buddista di Sarnath (India), luogo sacro dove si ritiene che il Buddha abbia tenuto il suo primo sermone e incontrato i suoi primi discepoli.
In Africa, ha aggiunto alla lista le medine degli storici sultanati delle Comore e il villaggio tunisino di Sidi Bou Said, affacciato sul Mar Mediterraneo.
I patrimoni naturali
Per quanto riguarda il patrimonio naturale, l'Unesco ha incluso l'Okefenokee National Wildlife Refuge (Stati Uniti) e la Riserva naturale di Wadi Wurayah negli Emirati Arabi Uniti. Infine, ha designato come patrimonio dell'umanità i fossili di pesci ossei di Limfjord, in Danimarca, in quanto rappresentano il sito più antico e significativo per comprendere l'evoluzione e la prima diversificazione dei moderni pesci ossei.