AGI - La natura, il male, la sincronicità del caso, il confine tra vero e falso, la realtà che si fa visione: ha i toni di una favola arcaica il nuovo romanzo di Andrea Esposito, ‘Innocenza’, appena arrivato in libreria per Ponte alle Grazie. Ambientato in una selva oscura ma vitalissima, dove gli archetipi del mito assumono una nuova configurazione, il libro mette in scena, mescolandoli, gli elementi di una narrazione ancestrale che si rivolge al nostro inconscio - l’orco, il bambino, il lupo e la caverna - ma soprattutto esplora il rapporto tra un padre e una figlia decisa a cercare il bene sulle tracce dell’orrore.
Il bosco
L’ambientazione di questo thriller fiabesco è una foresta che respira, cambiando volto ed espressione come se fosse un personaggio, mentre viene febbrilmente perlustrata da una giovane donna tornata nel suo paese natale, situato nel cuore della Sila, in Calabria, sulla spinta del silenzio del suo anziano genitore. Al suo arrivo si ritroverà subito immersa in un incubo: la scoperta del cadavere di un uomo, l’incontro con la moglie in stato di shock, la mancanza di tracce di un padre apparentemente scomparso insieme a un bambino che non parla ma tutti cercano. Per trovarlo e dimostrarne l'innocenza dovrà addentrarsi nell’anima della montagna e sottoporsi a delle vere e proprie prove.
La natura
La natura di cui tratta un libro immerso nel paesaggio è quella umana. Il bosco pare infatti rappresentare un’anima universale e collettiva che riserva sorprese e infingimenti, obbligando chi la percorre a non perdere la fede, se non vuole smarrire la propria umanità. E dalla natura il libro assume il ritmo, affidandosi a una lingua che è quella della salita e della ricerca, contrassegnata dal fiato spezzato di chi non ha che l’istinto per trovare il sentiero in un territorio selvaggio. Rocce, alberi, macchia, fango e cunicoli riecheggiano nella parola, che cerca di recuperare una verità che sfugge e cambia.
L'infinito
Un capitolo in particolare è interamente declinato all’infinito. Come se il male fosse cosa elementare, non evoluta, sempre primordiale e quindi refrattaria anche all’evoluzione della lingua. Un’intuizione formale che si rivela organica al racconto, trasformando l’azione in esperienza e mostrando come Esposito abbia elaborato a fondo un testo che si legge, al contrario, come fosse stato scritto di getto.
La struttura del thriller finisce per stare stretta a un libro che non punta a fornire spiegazioni definitive, al di là di quelle dovute al lettore in termini di trama. La natura, sembra dirci ‘Innocenza’, non è il male: quello sta in noi. Il bosco che portiamo dentro lo custodisce; ma se troviamo il coraggio di esplorarlo scopriremo che la favola è un inganno. Il lupo è l’uomo.