AGI - Cresciuta con un desiderio più grande della sua età - diventare maestra e insegnare ai bambini del paese come immaginare un mondo migliore – la diciottenne Teresa vive in un luogo dove gli uomini sono destinati a respirare la polvere di zolfo. A Castellatani, infatti, la grande miniera sulla collina è una sorta di divinità crudele che divora i carusi restituendo sudore, fatica e una promessa di lavoro. In una realtà in cui le scelte sono già scritte, l’esistenza di Teresa si intreccia a quella di Giovanni, uno zolfataro che conosce i cunicoli sotterranei come le stanze di casa. Il loro matrimonio nasce dalla necessità, ma tra turni massacranti e promesse di futuro infrante si trasforma in un amore lento, fatto di sguardi e piccoli gesti, capace di resistere alle leggi morali di una comunità chiusa e arroccata nell’entroterra.
Un amore oltre la miseria
Un sentimento complice che può metterli al riparo dalla miseria, ma non per sempre. Irene Di Liberto parte dal ricordo del nonno paterno, caruso della zolfara di Casteltermini (una delle miniere più importanti d’Europa, chiamata Cozzo Disi, teatro nel 1916 di un gravissimo episodio di strage sul lavoro), per raccontare una vicenda antica che parla al presente toccando corde universali. Con i toni caldi dell’emozione, ‘La zolfatara’ compone un grande affresco di donne e di uomini: una saga familiare del Sud Italia fatta di sogni che resistono anche quando tutto sembra negare il cambiamento.