Ricostruire l’identità femminile tra sacro e memoria

Marco Piscitello
di lettura
AGI - Primo romanzo per una delle autrici più promettenti del nostro panorama editoriale. Dopo l’ottimo esordio nel 2023 con la raccolta di racconti ‘La nostalgia che avremo di noi’, Anna Voltaggio è da poche settimane tornata nelle librerie con ‘La santa degli altri’ (Nei Pozza), già entrato in lizza per la dozzina del Premio Strega 2026. L’abbiamo incontrata per saperne di più.
Cosa racconta ‘La santa degli altri’?

Una storia matrilineare, che nel presente ha una protagonista ‘in assenza’ e nel passato segue un tratto delle esistenze di sua madre e sua nonna. Volevo dar vita a un’unica vicenda seguendo due archi temporali diversi, sdoppiando la narrazione in più elementi tenuti insieme da un’indagine sulla memoria, in cui si intrecciasse il rapporto con il sacro inteso in senso laico. La santa del titolo, Rita, mette in connessione Palermo, città dove è ambientato il romanzo, con le figure di donna che la attraversano nel tempo. La protagonista del presente, Nica, è una giovane alla ricerca di ricordi perduti, non consegnati, che insegue come fossero un’identità. La scopriamo attraverso lo sguardo di un uomo che ha appena lasciato, Tommaso, ma anche recuperando frammenti della sua stessa memoria rappresentati dalle storie di molti anni prima della nonna e della madre, ambientate in una Sicilia cupa, arcaica e violenta. Potrebbe essere la ricostruzione destrutturata di un’unica identità di femminile, formatasi a strati dagli anni ’50 ad oggi.
Nel proporre allo Strega 2026 il suo libro, l’Amico della domenica Diego De Silva ha parlato di scrittura contrassegnata dal ‘senso del sacro’.
Cerco di scollegare il concetto di sacro dalla sfera religiosa, restituendolo in una concezione anche laica e umanizzata. Credo che se abbiamo inventato storie, santificato donne e uomini, costruito narrazioni che comprendono elementi magici, e ci siamo dotati di amuleti e sistemi di simboli, è stato per un bisogno profondamente nostro di dare valore all’esistenza di un dio o degli dei. L’immaginazione può anche essere contraddittoria, ma nel momento in cui si crede in qualcosa quella cosa esiste e non può essere liquidata come un gioco. Se per mio figlio Babbo Natale è reale, continuerà ad esserlo finché lui lo riterrà tale. Diversi concetti legati alla sfera religiosa, come ad esempio quello di perdono, sono espressione di semplice umanità. Noi possiamo sacralizzare molte cose facendone ideali, punti di riferimento. E poi abbattere le nostre stesse credenze, costruendone di nuove. Siamo creature in costante mutamento, che hanno bisogno anche della dimensione sacra. L’unico elemento di fissità interiore che non dipende da noi è legato alla memoria: si può scegliere che peso darle, ma resta comunque fissa e depositata in un luogo.
Palermo, nel suo libro, non sembra solo uno sfondo, ma quasi un personaggio.
E’ la mia città natale e incarna l’unico luogo in cui la storia che avevo in mente potesse ambientarsi. Scrivendo, sono tornata tra le sue strade più volte con la mente e con il corpo, per ritrovarla con una diversa profondità dopo averla lasciata da 20 anni. Ho lavorato sui ricordi, per quanto manipolati dalla me stessa di oggi, provando ad andare a ritroso in maniera verticale. In cerca della ragazza che viveva lì, di cosa ha provato quando se n’è andata e di come ha finito per sdoppiare il proprio sguardo su un luogo che era divenuto al tempo stesso vicino e lontano. La mia Palermo ha più strati. Il primo legato alla superficialità di un presente in cui la città fa quasi marketing del suo folklore, della bellezza decadente e unica dei suoi vicoli e mercati. Poi sono scesa di più, verso la vera energia che possiede, cercando di costruire rimandi simbolici tra le strade e gli stati d’animo dei personaggi. Soprattutto per ciò che riguarda la voce narrante maschile di Tommaso, che girando Palermo vive l’assenza di una donna, Nica, da cui è stato abbandonato prima che l’avesse collocata con esattezza nella sua esistenza. La città gli si presenta intatta, mentre il suo io si disgrega. E le tracce di questo amore segreto, di cui nessuno sa nulla a parte gli ex amanti, sono ovunque. Palermo mi ha aiutata a raccontare l’assenza, l’assoluta intimità di un dolore vissuto senza nessuno a cui aggrapparsi.
Tommaso e Nica sono personaggi in cerca di sé, l’uno attraverso la perdita, l’altra attraverso la memoria.
Palermo è maschio o femmina?
Io la sento fortemente femmina, per le caratteristiche della sua capacità di seduzione, il tipo di potenza che possiede, il genere di spigoli che usa per difendersi Di Nica, personaggio principale del romanzo, viene raccontata soprattutto l’assenza: i caratteri si descrivono meglio per sottrazione?
Già scrivendo il mio libro precedente mi ero accorta di lavorare molto in sottrazione. ‘La santa degli altri’ parla di rinuncia all’amore, di identità e di memoria: partire da una fuga, e una conseguente mancanza, mi è parsa la chiave giusta per approfondire questi temi. Non se si racconti meglio sottraendo, a me è parso il modo migliore per rendere la storia a cui pensavo.
Anche in questo romanzo, come nei racconti d’esordio, si è impegnata a dare voce a un uomo. Succede perché sono affascinata dal diverso da me. Empatizzare con una figura maschile diventa un esperimento che mi interessa compiere come scrittrice e come persona, perché mettersi nei panni dell’altro rappresenta una chiave per tutte le relazioni umane. Una base di convivenza.
Un’altra, impalpabile protagonista del libro è Santa Rita.
Rita è la rockstar delle sante, conta devoti in tutto il mondo, tra cui grandissimi artisti. Ma a Palermo ha assunto il particolare ruolo di alleata delle donne: è l’avvocata dei casi disperati, colei che ‘aggiusta i mariti’. Da sempre, le si è chiesto aiuto per trovare soluzione ai torti di un sistema fortemente patriarcale e ineducato emotivamente. Esiste per tradizione un rapporto di sorellanza tra lei e le donne della città. Che per me va anche oltre: mia madre si chiama Rita, mia nonna le era profondamente devota ed io la sento vicina come una zia.
Che si aspetta dallo Strega?
In questa fase assolutamente nulla. Le proposte sono 79 e fino al 1° aprile, quando sarà scelta la dozzina, sarebbe assurdo coltivare attese. Tra l’altro, conosco bene il premio per averlo vissuto da lontano, in altre vesti professionali, per anni, e so perfettamente che si devono allineare molte stelle per concorrere realmente a questa gara. Per il momento, quindi, guardo il cielo. Anche perché ho letto diversi libri in concorso e li ho trovati bellissimi.
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