AGI - Elegante, affusolata e seducente, come si conviene a una donna fortunata. Solo che Lucky Lady, nonostante lo charme e la capacità di volare alto, non era in carne e ossa ma in alluminio.
Non mancò di dare il batticuore quando il 2 marzo 1949 posò le ruote sulla pista di Forth Wort dopo aver percorso 37.742 chilometri (23.452 miglia) in 94 ore e 1 minuto: era la prima circumnavigazione aerea della Terra, realizzando il sogno fantascientifico di Jules Verne. Invece degli ottanta giorni del pallone del romanzo, ce ne vollero meno di quattro al bombardiere strategico per entrare nella storia.
Un’evoluzione del bombardiere delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki
Lucky Lady II, questo il nome scritto sulla fusoliera lunga 30 metri, era un quadrimotore Boeing Superfortezza volante B-50A, evoluzione del B29 che il 6 e il 9 agosto 1945 aveva sganciato su Hiroshima e Nagasaki le bombe atomiche. Se la creatura dei cieli era bella lo doveva alle matite dei progettisti della Boeing, ma che fosse fortunata lo decise il destino.
A compiere il raid che doveva entrare nelle grandi conquiste aeronautiche doveva essere un altro B-50A, chiamato come buon auspicio Global Queen, ma il 25 febbraio di 75 anni fa un malaugurato incendio a un motore radiale Pratt & Whitney R-4360 Wasp Major da tremila cavalli l’aveva messo fuori gioco.
L’indomani era allora toccato alla sua riserva lanciare il guanto di sfida di un volo ininterrotto con partenza e arrivo alla base aeroportuale di Carswell, nella località texana di Forth Worth. Se l’impresa fosse riuscita gli Stati Uniti avrebbero dimostrato al mondo che nessun bersaglio era fuori portata della sua aeronautica militare. Il volo venne in un primo tempo avvolto da un manto di segretezza, per le troppe incognite che potevano farlo fallire.
Il raid prevedeva infatti otto rifornimenti in volo in quattro punti del globo ben determinati e segnati precisamente sulla mappa di bordo perché non si potevano mancare gli appuntamenti diurni con i KB-29M Superfortress cisterna decollati dalle basi nelle Azzorre, in Arabia Saudita, nelle Filippine e nelle Hawaii. La tratta più lunga era di 8.529 chilometri (5.300 miglia).
In tutte le precedenti imprese transatlantiche degli Anni ‘20 e ’30, in cui gli italiani erano stati i maestri assoluti e indiscussi con Francesco De Pinedo e Italo Balbo, il rifornimento costituiva sempre un grosso problema risolto con gli scali tecnici.
Quattro appuntamenti per otto rifornimenti in volo con aerei cisterna
Al comando del quadrimotore con 14 aviatori d’equipaggio c’era un veterano della seconda guerra mondiale, il capitano James G. Gallagher, affiancato dal copilota capitano James H. Morris e dal tenente Arthur M. Neal secondo pilota; i due navigatori erano il capitano Glenn E. Hacker e il tenente Earl L. Rigor.
Il Lucky Lady II faceva parte del 43º Gruppo Bombardieri dell’US Air Force ed era stato dotato di un serbatoio di carburante aggiuntivo nel vano bombe. Ogni uomo a bordo aveva turni di 4-6 ore. Il rifornimento veniva effettuato con un tubo ad anello seguendo questa procedura: il Lucky Lady rilasciava il cavo che veniva agganciato all’interno del KB-29 che poi volava sopra di esso per sfruttare la gravità e permettendo al tubo di travaso del carburante di a riempire i serbatoi del B-50A.
Questa modalità era stata studiata già nel 1935 in Gran Bretagna da Alan Cobham. A ogni appuntamento in cielo il quadrimotore dei record doveva effettuare due rifornimenti.
Decorazioni per l’equipaggio del raid da 38.000 km e l’incidente nel deserto
Il Lucky Lady si era sollevato dalla pista di Cornwell alle 12.21 del 26 febbraio puntando verso l’Oceano Atlantico e posizionandosi di crociera a un’altezza compresa tra i tremila e i seimila metri, con velocità di circa 400 kmh. In ogni caso poteva volare fino ai 12.000 metri e la sua velocità massima superava i 640 kmh.
Sarebbe tornato alla base il 2 marzo alle 10.22, con due minuti di anticipo rispetto al cronoprogramma, segnando un record della storia dell’aviazione e un monito al mondo della potenza militare, tecnologica e organizzativa degli Stati Uniti: soprattutto, in epoca di Guerra fredda, lo Strategic Air Command dimostrava che il concetto di “gittata globale” non era più uno slogan. Quel 2 marzo 1949 il Lucky Lady iscriveva il suo nome alla voce “primo giro del mondo senza scalo”.
L’equipaggio veniva accolto dal Segretario dell’Aeronautica W. Stuart Symington, Jr., dal capo di Stato maggiore generale Hoyt S. Vandenberg, dal capo di Stato maggiore dell’Aeronautica generale Roger M. Ramey e da alti gradi dell’US Air Force. Ogni aviatore sarà insignito della Distinguished Flying Cross. Ma quel raid sarebbe stato era anche il canto del cigno della “Signora fortunata”, che alla fortuna avrebbe dovuto pagare il prezzo del successo.
Nel 1950 il B-50A pilotato dal capitano Warren A. Griffin subirà notevoli danni in un atterraggio d’emergenza nel deserto dovuto a un’avaria ai motori durante un volo di manutenzione. Gi americani recupereranno tutto quello che si poteva salvare per preservarne anche visivamente la storia. La fusoliera argentea dove campeggia il nome “Lucky Lady II” è in mostra al Museo Planes of Fame di Chino, in California.