AGI - C’è un Garibaldi che non sta sul cavallo del Gianicolo e non indossa, almeno in primo piano, la retorica dell’eroe dei due mondi. È quello che, lontano dai campi di battaglia, misura il tempo sulle semine, controlla il vento e la pressione atmosferica, annota la fioritura delle stagioni e, nello stesso rigo, registra gli scossoni della storia.
È da qui che parte 'L’altro Garibaldi. I “Diari” di Caprera', il nuovo libro di Virman Cusenza (Mondadori, 216 pagine, 20 euro).
Cusenza, giornalista, già direttore de Il Mattino e Il Messaggero, con un passaggio anche a The Independent, costruisce un ritratto “a distanza ravvicinata”, mettendo al centro un corpus poco frequentato dal grande pubblico: i cosiddetti Diari agricoli dell’isola di Caprera, che diventano la fonte portante per seguire il generale nel suo quotidiano, tra lavoro, relazioni e ossessioni pratiche.
La tesi di fondo è che Caprera non fu un semplice buen retiro, ma un centro operativo: un luogo “di sperimentazione” dove Garibaldi prova a trasformare una proprietà in un’azienda modello, importa macchinari avanzati, costruisce un mulino innovativo per l’epoca e impianta migliaia di viti; intorno a quell’economia domestica e produttiva cresce un “secondo esercito” fatto di bestiame e di persone che vanno e vengono, amici, intellettuali, visitatori, commilitoni.
Dentro questa cornice agricola — zappa e spada che si alternano — il Garibaldi di Cusenza emerge anche come allevatore e osservatore quasi scientifico, capace di una disciplina minuta: le pagine dei diari registrano dati meteo, ritmi di lavoro, dettagli concreti, e in “ultima colonna” fanno irrompere la politica, dalla visita di emissari reali allo sbarco di figure ingombranti come Bakunin.
Il libro, però, non resta confinato al recinto di Caprera. L’indice segnala un percorso narrativo per capitoli che incrocia biografia privata, relazioni, scrittura e mito pubblico: dai Diari agricoli a un Garibaldi “cosmopolita” e spesso inatteso; dalle amicizie e dai legami familiari ai passaggi più spigolosi della costruzione del personaggio.
Un filone particolarmente significativo è quello dei progetti e delle “visioni” che il generale coltiva anche quando la salute lo limita. Cusenza ricostruisce, per esempio, il capitolo del “naufragio sul Tevere”: l’idea di mettere in sicurezza Roma dalle piene e ripensare l’assetto del fiume, con proposte che arrivano a immaginare canali alternativi, deviazioni del corso, interramenti dell’alveo urbano e perfino un grande boulevard sul tracciato liberato. Garibaldi diventa cassa di risonanza politica e mediatica di un problema urgente e appetibile per banche e imprenditori; colleziona progetti, li sostiene, li modifica, li difende in un crescendo di entusiasmo e compromessi che finisce per scontrarsi con rinvii e bocciature trasversali.
A fare da collante è l’idea di un Garibaldi “oltre il monumento”: non un’icona astratta contesa dalle ideologie, ma un uomo immerso nella vita quotidiana, che usa Caprera come punto d’osservazione e, insieme, come piattaforma per continuare a influenzare ciò che accade fuori dall’isola.
Il libro sarà presentato a Roma il 26 febbraio alle 18 nella Sala Alessandrina dell'Archivio di Stato in Corso Risorgimento da Massimo D'Alema e Marcello Veneziani.