AGI - Al Festival di Sanremo 2026, l’aria è cambiata nel momento esatto in cui Patty Pravo ha calpestato il legno dell’Ariston per l’undicesima volta. Non è stata solo un’esibizione: è stata una manifestazione. Con il brano “Opera”, scritto per lei da Giovanni Caccamo, l’icona veneziana ha ricordato a tutti che si può essere "di tendenza" anche attraversando i decenni senza mai appartenere a nessuno se non a se stessi.
La ballad dell’identità: "Semplicemente Follia"
Il brano è una dedica sospesa, una costruzione classica che non cerca il virtuosismo ginnico ma punta tutto sulla grana di una voce che porta addosso i segni (bellissimi) del tempo. "Musa, colore tagliente e poi Opera": il ritornello firmato da Caccamo è una dichiarazione d’intenti. Il “numero" di Patty è stato squisitamente teatrale proprio nella sua staticità. Come una statua che prende vita, ha dominato il palco con un passo lento e misurato, trasformando la canzone in un quadro onirico dove ogni gesto era pesato per dialogare con le luci.
Il look: quando il minimalismo incontra il Dramma
Se la canzone è un’opera, l’estetica ne è la cornice dorata. Dietro l’immagine di questa divina Sanremo 2026 c’è la mano di Simone Folco, couturier e braccio destro dell’artista da anni.
Il progetto visivo, con forti richiami all’eleganza scultorea di Fendi, è un inno al minimalismo drammatico. Folco ha rivelato di aver sognato Patty "ricoperta di brillantini", e quel sogno si è tradotto in abiti che sembrano estensioni del suo corpo: linee pulite ma volumi teatrali. Dettagli shock che catturano i riflettori senza mai gridare. Un’allure da diva d’altri tempi che però risulta modernissima nella sua sottrazione.
Il percorso stilistico è iniziato già alla vigilia, sul green carpet, con quella vestaglia di velluto nero "divorata" da fiamme di raso rosso. Un presagio di ciò che avremmo visto all'Ariston, una fenice che non ha bisogno di bruciare davvero per scaldare il pubblico, perché le basta lo sguardo. Con 60 anni di carriera alle spalle, la Pravo ha agito come un ponte tra le generazioni in gara. In un Festival che spesso corre troppo veloce, la sua "Opera" ci ha costretti a rallentare. Non è un brano nato per essere un tormentone da spiaggia, ma un oggetto prezioso da guardare e riguardare, come un pezzo d'antiquariato in una galleria d'arte contemporanea.