AGI - Tutta la sua vita è stata avvolta dalle leggende proprio per raccontare eroicamente la leggenda del Far West. Lo chiamarono Buffalo Bill per essere stato un implacabile cacciatore di bisonti, ma era venuto alla luce come William Frederick Cody in qualche parte della contea di Scott, nello Iowa, il 26 febbraio 1846. Dopo 180 anni quel mito è ancora vivo, perché incarna tutte le declinazioni al maschile della conquista della frontiera: cavaliere del Pony Express, cacciatore, scout della cavalleria, combattente nella guerra civile e contro gli indiani ma anche cercatore d’oro, cacciatore di pellicce, capo carovana, postiglione, giudice di pace, direttore d’albergo, cowboy e allevatore di bestiame, e infine impresario di un mega-circo senza troppa propensione agli affari ma accolto ovunque come un eroe del suo tempo.
L’esperienza da pony express
Il padre Isaac, commerciante nel Kansas, era stato accoltellato durante un suo discorso contro la schiavitù e da quella ferita non si era mai del tutto ripreso, morendo nel 1857. Il giovane William dovette quindi lavorare per mantenere la famiglia. La sua abilità a cavallo gli aveva consentito, quattordicenne, di avere un salario nella ditta di trasporti Russel, Majors e Waddel, e proprio all’epoca si fa risalire la sua prima uccisione di un pellerossa che aveva tentato di rubare il bestiame. Il suo nome non appare negli elenchi della Pony Express, eppure nel 1860 poteva aggiungere anche questa esperienza a un curriculum che poi sarebbe stato ingigantito e magnificato negli anni a venire.
Partecipa certamente alle guerre indiane contro Kiowa e Comanches come scout e alla guerra di secessione nelle fila unioniste del 7° cavalleria del Kansas. Alla fine del conflitto, nel 1865, si guadagna da vivere come scout dell’esercito, quindi con ruolo civile. Poi lavora per la Union Pacific Railway, firmando un contratto che è la sua fortuna: deve procacciare carne fresca agli operai che stanno costruendo la ferrovia, e si impegna a uccidere almeno 12 bisonti al giorno. Con la sua mira proverbiale in circa diciotto mesi supera quota 4.200 e diventa una leggenda con il nome di Buffalo Bill.
Una sfida di caccia al bisonte
Per aver diritto esclusivo a quel soprannome deve vincere la rivalità con William Constock, anch’egli abile nella caccia al bisonte. Allestite due squadre, si sfidano a chi abbatte più capi in un solo giorno, e vince lui per 68 a 48, diventando l’unico Buffalo Bill e divenendo un marchio mondiale. Se l’epopea della corsa a ovest dura all’incirca un quarto di secolo, lui per un quarantennio ne diventa un simbolo mischiando verità e finzione, storia e mito. A lui si deve l’invenzione linguistica del “Wild West”, fondendo le sue esperienze di vita in un racconto idealizzato e il ricordo in spettacolo, tra romanticismo e business.
Scout per il granduca Alessio di Russia
Abilissimo nel tiro ma anche a memorizzare paesaggi e passaggi, profondo conoscitore dlemondo e delle usanze dei pellerossa, Buffalo Bill è attivo come esploratore del 3°, 5° e 6° cavalleria durante l’ultima fase delle guerre indiane. Viene scelto dal generale Philip Sheridan per coordinare una battuta di caccia organizzata nel 1872 per la visita ufficiale negli Stati Uniti del granduca Alessio Romanov, terzo nella linea di successione al trono di tutte le Russie, assieme al tenente colonnello George Armstrong Custer, anch’egli nella storia del Far West per il disastro a Little Big Horn. Si racconterà che per vendicarlo abbia ucciso il 17 luglio 1876 in un duello indiano Mano Gialla e l’abbia scalpato in onore di Custer, ma si trattava del guerriero cheyenne Yellow Hair chiamato così perché portava alla cintola una chioma di capelli biondi. Partecipa ad almeno sedici battaglie e non si tira indietro in nessuna occasione e di fronte a nessun pericolo, nonostante tecnicamente sia un civile e per questo motivo gli toglieranno nel 1916, un anno prima della morte, la Medal of Honour che gli era stata concessa al valore, riassegnandogliela postuma nel 1989.
Toro Seduto
Se l’epopea del selvaggio West è ormai alla fine, William Cody intende farla vivere per sempre nella finzione. Sull’onda del successo dei racconti e dei resoconti giornalistici sulle sue mirabolanti e romanzate avventure, dopo una breve esperienza nel Circo Barnum ne crea uno tutto suo divenendo un brand mondiale: il Buffalo Bill’s Wild West e Congress of Rough Riders of the World. È tutto vero e tutto kitsch allo stesso tempo. Veri gli indiani, vere le celebrità come Toro Seduto e la pistolera Annie Oakley, finti gli assalti alla diligenza e le rievocazioni della battaglia di Little Big Horn. Il pubblico americano e quello europeo impazziscono per lui e le sue storie verosimili e spettacolari. È l’inventore del merchandising moderno: ampio battage pubblicitario prima degli spettacoli, non si possono fare fotografie ma si possono acquistare manifesti, locandine, cappelli, souvenir, cimeli prodotti in serie sul mondo dei cow boy. Fa questo a partire dal 1883, con centinaia di comparse (da 800 a mille persone) e centinaia di cavalli, oltre a orsi, bisonti e altri animali, che si muovono da un giorno all’altro con 4 treni speciali e cinquanta vagoni, con un miracolo di efficienza e rapidità logistica che sarà studiato dagli stati maggiori militari.
Le teste coronate in diligenza
Nel 1887, prima tournée europea, rappresenta il suo spettacolo per il giubileo d’oro dell’imperatrice Vittoria di Gran Bretagna che spezza il lutto per la morte del marito Albert e vuole conoscerlo di persona. Lui stesso a Londra guida la diligenza con al fianco il principe di Galles e a bordo i re di Belgio, Grecia, Sassonia e Danimarca, si farà ammirare dall’erede al trono di Germania Guglielmo di Hohenzollern, dai principi d’Asburgo, Grecia, Svezia, Baviera, dal granduca di Russia. A Parigi, per l’Expo universale del 1889 prenderà a bordo lo Scià di Persia e l’ex regina di Spagna Isabella. In Italia è presentato a Vittorio Emanuele III e al papa Leone XIII, ma al suo megashow a Roma i cow boy del più grande spettacolo del mondo nel marzo 1890 saranno rimessi in riga nell’attuale piazza Mazzini dall’abilità a cavallo dei butteri romani del duca di Sermoneta guidati da Augusto Imperiali detto “Augustarello” che soprannomineranno Buffalo Bill “er cappellaccio”. William Cody terrà il suo ultimo spettacolo due mesi prima della morte avvenuta a 70 anni il 10 gennaio 1917. Aveva guadagnato cifre strabilianti evaporate in investimenti sbagliati. Ma il mito è rimasto inscalfibile.