AGI - Con mezzo millennio di eredità storica di un casato blasonato Valerio Pignatelli di Cerchiara poteva fare l’infant gaté e godersi il titolo di principe che avrebbe ricevuto dal padre Michele alla sua morte, ma preferì alla bella vita la vita avventurosa. Due lauree (in giurisprudenza e in agraria), quattro professioni (agricoltore, industriale, giornalista-romanziere e militare) e un’attività tenuta ovviamente sottotraccia: agente segreto. Classe 1886, teatino di nascita come il principe Michele che frequentava attivamente gli ambienti ecclesiastici della Roma papalina e dell’aristocrazia nera e savoiarda, Valerio Pignatelli aveva già 29 anni all’ingresso dell’Italia nella grande guerra, nel 1915.
Aveva comunque già maturato la sua esperienza da soldato in Libia, contro i turchi, con i gradi di tenente di cavalleria. Cambierà le mostrine con le fiamme nere del corpo degli arditi, come capitano, quindi è ufficiale di stato maggiore agli ordini del generale Enrico Caviglia. Dopo la vittoria accetta l’incarico di addetto militare all’ambasciata del Regno d’Italia a Budapest, nella neonata repubblica ungherese, giusto in tempo per assistere alla nascita e alla morte dell’esperienza autoritaria sovietica (marzo-agosto 1919) con la rivoluzione del comunista Béla Kun e la controrivoluzione. Non doveva essergli piaciuta un granché e l’impiego non doveva soddisfare le sue aspettative se immediatamente dopo lo troviamo nella Russia dilaniata dalla guerra civile, come ufficiale “bianco” dell’esercito del generale Petr Nikolaevic von Wrangel.
L’adesione al fascismo, l’insubordinazione e il duello con Farinacci
Nell’Armata bianca combatte i bolscevichi, ma quella guerra dura poco e il I novembre il comandante supremo delle truppe controrivoluzionarie sarà l’ultimo a imbarcarsi in Crimea per la fine del sogno della restaurazione e l’esilio. Tornato in Italia dimostra simpatia per il movimento politico fondato da un ex socialista ed ex sergente dei bersaglieri, Benito Mussolini. Prende quindi la tessera del Partito nazionale fascista ma rivendica il diritto di pensarla come vuole lui su certi argomenti.
Quando entra in rotta di collisione col ras di Cremona Roberto Farinacci non trova di meglio che sfidarlo a un duello alla sciabola al primo sangue, che non è ovviamente il suo ma quello del gerarca al quale il 28 settembre 1924 va sin troppo bene. La sua sete di avventura lo porta nel turbolento Messico, assieme alla cugina Maria Gloria Pignatelli d’Aragona Cortés sposata il 29 novembre 1924, dove le rivoluzioni e le controrivoluzioni si susseguono.
Non si sa esattamente dove, se non che si tratta di una regione meridionale, né come né perché, ma viene acclamato imperatore di un effimero trono durato dieci giorni. Nel corso di una sommossa, il 18 dicembre 1925, perde la moglie e lui riesce a riparare negli Usa, dove secondo alcuni avrebbe sposato una figlia del magnate della stampa Randolph Hearst, che però ebbe solo figli maschi. Questo divorzio è dubbio quanto l’ascendenza della consorte.
Il ritorno in Italia, la guerra in Etiopia e carrista in Spagna
Ma per Pignatelli è il momento di tornare a casa, salvo sentire di nuovo il richiamo dell’avventura con la guerra italo-etiopica alla quale partecipa nel 1935 come comandante di un corpo di dubat eritrei. Dopo l’esperienza coloniale non si fa mancare il brivido della guerra in Spagna, comandante di un reparto carri leggeri e poi di battaglione. Quando Mussolini entra nel secondo conflitto mondiale, se ne sta in disparte e la nota biografica più degna di nota è nel 1942 il matrimonio (secondo o terzo, se si considera reale quello americano) con la contessa Maria Elia in De Seta, donna affascinante che aveva colpito anche l’immaginazione di Gabriele d’Annunzio, che conosceva da tempo e che era rimasta vedova del marchese Giuseppe.
Con la morte del padre Michele, nel marzo 1943 a Chieti, Pignatelli diventa principe e rientra in azione: dapprima con l’incarico di Mussolini di creare una struttura militare clandestina in caso di invasione alleata, quindi dopo la caduta e la nascita della Repubblica sociale, a capo di una rete di spionaggio nel meridione, coadiuvato dalla moglie, amica della principessa Maria José.
Rapporti e salotti con gli Alleati, informazioni alla Rsi. L’arresto e il ritiro da scrittore
Intanto lui a Napoli intrattiene ufficialmente rapporti cordiali con le autorità alleate e del Regno del sud, compresi i servizi segreti americani e italiani, con un fine doppiogioco. La quinta colonna sarà scoperta, fioccheranno gli arresti e a febbraio del 1945 gli appartenenti all’organizzazione spionistica finiranno alla sbarra. Si diceva che lo stesso Mussolini si fosse attivato per ottenere la liberazione del principe e della moglie, arrestati per spionaggio militare il 27 aprile 1944, in uno scambio di prigionieri con Salò.
I Pignatelli erano stati condannati a 12 anni di carcere, ma la sentenza sarà annullata con rinvio dalla Cassazione. L’amnistia Togliatti del 22 giugno 1946 farà calare il sipario su quello che era stato definito “il processo agli ottantotto”. Pignatelli sarà tra i fondatori del Movimento sociale italiano alla fine del 1946, ma il suo carattere lo porterà ben presto e ancora una volta allo scontro con i vertici e uscirà dal partito. All’attivo vantava già numerose pubblicazioni negli Anni ’20 e ’30 e di cose da raccontare ne aveva sicuramente tante, come testimoniavano le numerose e prestigiose decorazioni militari italiane e straniere al valore che ne riassumevano le esperienze belliche. Ritiratosi a vita privata continuerà a scrivere romanzi e articoli. Valerio Pignatelli di Cerchiara morirà nel 1965.