AGI - Ha incatenato il diavolo e lo ha pure picchiato. Non solo. Avrebbe vibrato i colpi con tale forza che il malefico l'avrebbe addirittura pregata di smettere. Da quello che si racconta, è stata veramente una tosta la giovane Giuliana di Nicomedia (attuale Turchia), nata nel 285 e proclamata santa dopo la sua morte (304 o 305). Festa il 16 febbraio. È protettrice di ammalati e partorienti, venerata non solo in Italia ma anche in Spagna e Inghilterra.
Al di là di come siano andate davvero le cose (le fonti ufficiali dedicano poche righe a questi fatti e personaggi), non sono molte le storie in cui le anime sante, beate o martiri abbiano randellato il demonio. Anzi, semmai è stato quest'ultimo a darle di "santa" ragione ai candidati per l'aureola. Non solo. Alcuni vicini di cella delle vittime hanno testimoniato che a volte alcune di loro sono finite persino in ospedale per la violenza delle percosse. Nel caso in questione la tradizione riferisce il contrario.
Le origini di Giuliana
Giuliana è nata nel III secolo, poco più a sud dell'odierna capitale turca Istanbul. Cioè, è una figura del primo cristianesimo.
Per rintracciare sull'argomento qualche notizia in più (sempre da fonte cattolica) bisogna andare a "I fasti della Chiesa nelle vite de' santi, volume II", edizione uscita a Milano nel 1824, "compilata da una pia società di ecclesiastici e secolari" e mostrata al "vescovo Gabrio Maria Nava della santa chiesa bresciana".
Famiglia e fede
Nel testo è scritto che il padre di Giuliana, Africo, "era pagano. La madre, nemica delle superstizioni, non era di alcuna religione. La figliuola – prosegue – si era fatta istruire segretamente nella religione cristiana".
Il matrimonio combinato
A quei tempi il matrimonio si prenotava, veniva combinato dai genitori dei promessi sposi e poi, a tempo debito, questi convolavano a nozze. Solo che stavolta l'epilogo è stato un altro. In sintesi, gli ecclesiastici spiegano che il padre aveva scelto per la giovane un buon partito, colui che un giorno sarebbe diventato prefetto di Nicomedia, Eusebio. Quindi uno sposalizio coi fiocchi. Invece no. Giuliana – si continua nelle pagine – mette subito in chiaro che avrebbe ospitato il consorte nel suo letto solo se lui avesse rinunciato ai suoi dèi e abbracciato la fede in Cristo.
Una scelta pericolosa
Facile no, invece impossibile e pericolosissimo. La Nicomedia di quei giorni, e tutto l'impero romano, era in subbuglio per la feroce persecuzione proprio contro i cristiani: quella fu l'ultima, la prima nel 64 era stata voluta da Nerone. Sul trono di Roma sedeva Diocleziano. Nel 284 era diventato imperatore e, considerata la vastità dei territori della "Caput mundi", un anno dopo aveva deciso di dividere l'autorità con un suo valoroso ufficiale, poi promosso a coimperatore. In seguito entrambi nominarono due "Cesari" per il controllo di altre porzioni di regno. Era la tetrarchia, il governo dei quattro.
E i cristiani che c'entrano? Con loro il sovrano "voleva una resa dei conti", scrive in "Diocleziano" (Salerno editrice, 2015) Umberto Roberto, professore ordinario di Storia romana all'Università di Napoli Federico II e direttore dell'Istituto italiano per la Storia antica.
La grande persecuzione
La "grande persecuzione" scattò il 23 febbraio del 303, giorno dei "Terminalia", festività che proteggeva i confini. Diocleziano – aggiunge lo studioso – "fu convinto dagli oracoli. A seguito dell'editto, pubblicato il 24 febbraio, i cristiani furono considerati fuorilegge". E Roberto ne spiega il significato: "I seguaci di quella religione – prosegue – furono esclusi da ogni carica e dignità, passibili di tortura a qualsiasi ordine o grado appartenessero; chiunque li poteva denunciare, ma essi non avevano diritto a intentare processo a chicchessia per illegalità, per falso, per sottrazione di beni".
La tortura di Giuliana e l'incontro con il diavolo
E Giuliana? Padre e prefetto passarono dalle buone alle cattive maniere. Si racconta che le versarono metallo fuso addosso, la torturarono e l'appesero al soffitto per i capelli. Ed è in cella, quand'era in catene, che le apparve il demonio. "Il "Signore fu pronto", precisa un prete veronese nell'opera "Santa Giuliana", del 1834. Un angelo la risanò delle ferite e la liberò dai ferri. Quindi, "la animò contro il menzognero e maligno avversario", incalza. "Lei gli lega le mani dietro la schiena – dettaglia meglio l'accademico Arturo Graf (1848-1913) nel suo libro "Il diavolo in caratteri grandi", editore Antigonos Verlag, pubblicato per la prima volta nel 1889 ma uscito in Italia nel 2023 – lo getta a terra, e senza punto commuoversi alle sue grida, con quella stessa catena che avvinceva lei, lo flagella ben bene". Tanto che il povero diavolo arrivò a supplicarla: "Madonna Giuliana, abbi misericordia di me".
Martirio e eredità
Dopo il siparietto la donna fu decapitata. Nel tempo le sue spoglie sono state traslate varie volte, fino a trovare pace nell'abbazia di Montevergine ad Avellino. Un particolare. Figlio di uno dei "Cesari" della tetrarchia anticristiana di Diocleziano fu colui che invece il cristianesimo lo liberalizzò: Costantino.