La convocazione dell'ex arbitro dalla Figc
L'8 settembre 2025 Patrassi venne contattato telefonicamente dalla Procura Federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio da Stefano Rossi il quale lo informava della sua convocazione al Comitato Regionale Lombardia della Lega Nazionale Dilettanti per il 18 settembre 2025 per essere sentito "come persona informata dei fatti in ordine a un esposto che Patrassi avrebbe inviato all'avvocato Giancarlo Viglione, Responsabile delle Relazioni Istituzionali e Ufficio Legislativo della Figc, e al Procuratore Federale Giuseppe Chine'". "Rimasi molto stupito di tale convocazione perché io non avevo e non ho mai redatto e inviato alcun esposto né a Viglione né a Chinè - sostiene l'ex arbitro che si è dimesso dall'AIA nel frattempo - Nel corso di quella telefonata lo stesso dottor Rossi mi chiese dove io fossi in quel momento e, alla risposta che ero nella mia residenza in Portogallo, rimase stupito perché mi disse che l'esposto proveniva da Roma. Successivamente alla mia audizione ho visto che i due esposti inviati in busta chiusa erano privi di mittente ed erano stati spediti solo come raccomandata senza ricevuta di ritorno. Non so quindi spiegarmi come la Procura Federale potesse sapere che gli esposti provenivano da Roma".
Il 18 settembre 2025 Patrassi racconta di avere saputo, durante la sua audizione, che "gli esposti-fotocopia che erano arrivati alla FIGC e in Procura Federale non erano firmati da me ma contenevano solo una semplice sigla scritta a penna con le mie iniziali in stampatello RP". "La Procura Federale non ha svolto accertamenti ne' sulla mia identità né sulla mia residenza - prosegue - ma si è limitata a dire di avere riscontrato la mia appartenenza alla sezione AIA di Macerata come arbitro effettivo nonostante io abbia 73 anni. Non capisco neppure perché non mi abbiano chiamato subito per chiedermi se fossi stato io a siglare l'esposto e lo abbiano fatto solo un mese e mezzo dopo. Se me lo avessero chiesto subito avrebbero appreso immediatamente che quell'esposto non era il mio e che quindi doveva essere considerato anonimo e quindi, per la giustizia sportiva, non utilizzabile".
La difesa: "Sulla sigla nessuna verificata"
L'avvocato Buontempi, specializzato in diritto sportivo e tutela della privacy, spiega che l'articolo 118 del Codice di Giustizia Sportiva al comma 2 prevede che "il Procuratore federale prende notizia degli illeciti di propria iniziativa e riceve le notizie presentate o comunque pervenute, purché non in forma anonima o priva della compiuta identificazione del denunciante, mentre l'esposto attribuito a Patrassi aveva solo una sigla in calce in stampatello RP e non riportava alcun dato anagrafico del denunciante (data di nascita, residenza, codice fiscale), risultando sfornito anche della minima identificazione del denunciante. Nessuna verifica è stata fatta in ordine al luogo e alla data di nascita di Patrassi né alcuna indagine è stata svolta relativamente alla sua residenza. Una circostanza oltremodo sospetta dal momento che, di solito, ogni atto di questa natura si apre con nome, cognome, luogo e data di nascita dell'istante, nonché luogo di attuale residenza e domicilio né tantomeno ci risulta siano stati raccolti dalla Procura Federale".
Secondo il legale, è "quantomeno singolare la modalità del deposito dell'esposto che è avvenuto in busta chiusa raccomandata senza ricevuta di ritorno sia quello indirizzato all'avvocato Viglione, sia quello a Chine'". Patrassi aggiunge che il 6 maggio scorso ha presentato un'istanza di accesso agli atti alla Procura Federale per ottenere, tra gli altri, copia dell'esposto che gli era stato attribuito, "ma la Procura non ha mai risposto neppure alla mia richiesta di chiarimenti in ordine al trattamento dei miei dati personali".
Patrassi: "Mi hanno causato un grave danno reputazionale"
"Sono comunque riuscito a ottenere dalla Corte di Appello Federale la documentazione e ho notato che le buste delle raccomandate contenenti gli esposti inviati alla Figc e alla Procura Federale portano due codici identificativi cronologicamente successivi - prosegue - Il mio avvocato ha verificato, tramite accesso al sito di Poste Italiane, che entrambe le raccomandate sono partite da Roma il 27 luglio 2025 e consegnate il 28 luglio 2025. Credo che per la Procura della Repubblica di Roma non sarà difficile accedere a tale ufficio e risalire così al soggetto che ha spedito le due missive. Il soggetto o i soggetti che si sono sostituiti alla mia persona sapevano che io ero un tesserato AIA della Sezione di Macerata e, spendendo illecitamente il mio nome, attraverso una sostituzione di persona, mi hanno causato un grave danno reputazionale. Oltre a essere stato un arbitro nazionale sono stato collaboratore per quasi tre decenni dell'AC Milan e ho rivestito numerosi incarichi per e presso la Figc. Non ho mai conosciuto né Zappi, né Marchesi. Ritengo, quindi, che la sostituzione della mia persona attraverso la realizzazione di un esposto che io non ho mai redatto né sottoscritto, si inserisca in un quadro e in una vicenda più articolata e complessa volta ad azzerare i vertici nazionale dell'AIA".