AGI - "Apprendo con sconcerto e con preoccupazione per l'informazione tutta che la Rai ha deciso di utilizzare il pretesto delle vergognose congetture, assurde, che sono state veicolate nelle ultime ore da alcune dichiarazioni politiche e da alcune ricostruzioni giornalistiche, per sospendere le repliche estive di puntate di inchiesta di Report già trasmesse". Lo afferma Sigfrido Ranucci in una nota stampa, diffusa dall'avvocato Roberto De Vita, riguardo alla decisione presa dalla Direzione di Approfondimento della Rai di sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report.
"Sospensione con una motivazione che afferma esattamente il contrario: questa non è la protezione del 'patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico' e della trasmissione, ma è la delegittimazione non solo della mia persona ma anche di tutto il lavoro dei singoli giornalisti che - sottolinea il giornalista - in modo autonomo e indipendente hanno curato inchieste importanti e che sono vero patrimonio per l'informazione e la democrazia". Resta però fermo l'appuntamento con la nuova stagione di Report, che tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre.
I consiglieri di amministrazione contrari
"Esprimiamo la nostra contrarietà alla decisione di sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive di Report. Abbiamo detto ieri e ripetiamo oggi che auspichiamo la massima chiarezza da parte della magistratura sulla vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci: a tutela dell'immagine Rai, dei giornalisti del servizio pubblico e dello stesso Ranucci. Ma non si capisce che cosa c'entri con questa esigenza di chiarezza la decisione della Direzione Approfondimento. A meno che non si tratti di puntate connesse in qualche modo all'indagine in corso, il provvedimento sembra solo una punizione che vuole soddisfare le richieste giunte a gran voce da una parte politica". Lo dichiarano in una nota i consiglieri di amministrazione Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale.
"La visione di Report - aggiungono - non 'nuoce gravemente alla salute'. Report rappresenta da anni una delle trasmissioni di punta dell'approfondimento Rai, riconosciuta dal pubblico per il suo lavoro di inchiesta e per il contributo al diritto dei cittadini a essere informati. Noi vogliamo chiarezza, non vendette o censure".
La reazione della Fnsi
"La sospensione delle repliche di Report è un atto gravissimo. 'Cautelativamente' rispetto a cosa? Un dipendente e conduttore Rai subisce un attentato e la Rai che fai? Sospende il programma. Ormai siamo al ribaltamento dei fatti: la vittima di un attentato per i dirigenti Rai diventa il sospettato". Lo dichiara Vittorio Di Trapani, presidente della Fnsi, che aggiunge: "Chi in questi giorni ha giocato con il fuoco delle insinuazioni aveva questo come obiettivo? La bomba esplosa non ha colpito Ranucci, ma intanto un danno lo ha provocato".
Usigrai: "Un modo per togliere il programma che 'infastidisce' con le sue inchieste"
Anche il sindacato interno all'azienda ha commentato così la decisione: "La decisione della Direzione Approfondimento di sospendere le repliche di Report colpisce il lavoro di tutta la redazione. Una scelta che non tutela il lavoro di colleghe e colleghi e anzi alimenta dubbi sul futuro di Report. Non mandare in replica puntate i cui contenuti hanno già avuto ogni controllo editoriale, con la scusa degli sviluppi sull'inchiesta della bomba a Ranucci, è solo un modo per togliere dagli schermi il programma che più di altri 'infastidisce' con le sue inchieste. Un danno per la Rai, per chi ci lavora, per un programma che da decenni rappresenta il giornalismo di inchiesta del servizio pubblico".
L'odg: "Decisione sbagliata e incomprensibile"
"La vicenda dell'attentato a Ranucci è diventata lo sfondo per manovre poco chiare. Le indagini sono in pieno svolgimento e nessun giudizio al momento si può esprimere nel merito. Proprio per questo non si comprende cosa spinga la Rai a sospendere 'a titolo cautelativo' la messa in onda di repliche di Report". Lo afferma Carlo Bartoli, presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti, sottolineando che "si tratta di puntate di un programma giornalistico d'inchiesta che i molti cittadini hanno già visto e che dovrebbero essere sempre fruibili online. Si tratta di una decisione sbagliata, incomprensioni e difficilmente spiegabile".
FdI: "Decisione più che legittima"
Non si è fatta attendere la risposta di Fratelli d'Italia alle critiche arrivate sulla sospensione cautelativa della messa in onda delle repliche estive di Report: "Rai, sospese in via cautelativa le repliche estive di Report. Una decisione più che legittima, a tutela del servizio pubblico". Lo si legge in un post sui social di Fratelli d'Italia.
Le indagini della Procura di Roma
Dopo l'attentato, avvenuto lo scorso 16 ottobre davanti alla villa del conduttore di Report a Pomezia, il pool di magistrati guidati dal Procuratore capo Francesco Lo Voi ha aperto un fascicolo nei confronti di sette persone, tra cui l'ex editore Valter Lavitola e il 47enne camerunense Gomes Clesio Tavares (considerati i mandanti dell'attentato), per l'ipotesi di reato di strage, ma restano concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, il tutto aggravato dal metodo mafioso.
Dopo la perquisizione dell'appartamento di Tavares, a Valter Lavitola sono stati sequestrati cellulari e pc che ora verranno analizzati dagli investigatori del Nucleo di via in Selci per cristallizzare le accuse formulate dai pm di Roma. Gomes Tavares e Lavitola avevano un rapporto e, come emerge dalle sette pagine del decreto di perquisizione, risulta dipendente dal 2017 "della società Cefalù srl che gestisce il ristorante 'Cefalù Bistrò di pesce' in viale dei Quattro Venti" nel quartiere Monteverde a Roma, "esercizio commerciale riconducibile proprio all'indagato" Lavitola.
Nel provvedimento dei magistrati di piazzale Clodio si legge che Lavitola avrebbe dato mandato proprio a Clesio Tavares di "individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all'abitazione del giornalista". Non solo: un mese prima dell'attacco, il 16 settembre, Lavitola avrebbe effettuato insieme a Tavares un sopralluogo "nei pressi dell'abitazione" del giornalista. Le prove a supporto dell'impianto accusatorio sono ancora al vaglio degli inquirenti e, proprio per questo, per l'ex editore non sono state richieste misure cautelari.
Lavitola: "Fornirò alla Procura gli elementi che spiegano tutto"
"Nell'ambito degli ambienti internazionali democratici, socialisti, dove io ho militato tutta la vita, dove ho un sacco di contatti - ha raccontato l'ex editore Valter Lavitola - che mi hanno fatto vedere un sondaggio per potenziali e attuali leader della sinistra di tutta Europa, e tra questi pure Sigfrido. Un giorno l'ho invitato a pranzo, gli ho raccontato questa cosa, lui mi ha mandato a quel paese pensando quasi che scherzassi. Ho insistito un po', ci sarà anche una caterva di messaggi che tanto avrà la Procura. Fine delle trasmissioni. Gli ho detto 'senti, ma sei un cafone, che ti costa metterti a dirmi se questa roba qua è così? Hai paura? Che cosa hai?'. L'ho sfidato e lui mi ha corretto quattro domande".
A chi gli chiedeva se è vero che chi aveva problemi con Report andava a parlare con lui, Lavitola ha poi risposto: "Ho già predisposto una querela, non te la far fare pure tu, per favore", mentre, quanto all'autista - che attualmente è in Camerun - "fornirò alla Procura gli elementi che spiegano tutto - ha affermato - a questo punto non so se sperare che rientri o che non rientri, ma lui mi ha scritto un messaggio che rientrava".
Infine, commentando le parole di Ranucci - "non puo' averlo fatto Lavitola e se lo ha fatto, non lo ha fatto per farmi del male" - Lavitola ha concluso: "Il solo fatto che lui abbia messo quel 'se' mi inizia a far mettere in discussione se c'è o non c'è questa amicizia, ma in più si poteva pure evitare di parlare della questione di mio figlio, che è il motivo della mia enorme gratitudine nei suoi confronti".