Le origini e la formazione: una vita segnata dalle leggi razziali
Nata a Milano nel 1932 da genitori turchi, ebrei sefarditi, arrivati in Italia nel 1930, Sultana Razon subì da bambina le leggi razziali e la deportazione nei campi fascisti e nazisti. Internata a Ferramonti, Taglio di Po, Fossoli e infine a Bergen?Belsen, il lager dove morì anche Anna Frank, riuscì a sopravvivere e a tornare in Italia.
Con grande determinazione riprese gli studi, sostenuta dai genitori e dalle esenzioni universitarie per merito. Si laureò in Medicina e intraprese la carriera pediatrica.
La carriera medica e l’incontro con Umberto Veronesi
Durante la malattia della madre, Sultana conobbe un giovane assistente volontario: Umberto Veronesi. Da quell’incontro nacque un’unione durata tutta la vita, da cui sarebbero nati sei figli. Per quarant’anni esercitò come pediatra negli ospedali Fatebenefratelli e San Carlo di Milano, diventando un punto di riferimento per generazioni di famiglie.
Alla guida della sua attività professionale e accanto al marito, condivise l’impegno per la medicina, la ricerca e la divulgazione scientifica, anche durante le due malattie oncologiche che dovette affrontare nel corso della vita.
Nel 2013 pubblicò l’autobiografia Il cuore, se potesse pensare, un racconto di amore, ricerca e resilienza.
La scelta di testimoniare la Shoah
Per molti anni Sultana Razon aveva scelto il silenzio, temendo di non essere creduta o di turbare i figli. Poi decise di diventare una testimone attiva della Shoah, raccontando nelle scuole e negli incontri pubblici la sua esperienza nei campi di internamento e deportazione. “Testimoniare è la risposta alla follia negazionista”, ripeteva.
L’impegno civile: vaccini, salute pubblica e memoria
Nel 2018 intervenne nel dibattito sull’obbligo vaccinale con un editoriale per la Fondazione Veronesi, raccontando il caso di una sua piccola paziente colpita da difterite: un appello a non abbassare la guardia contro le malattie infettive.
Nel 2019 ricevette l’Ambrogino d’Oro, riconoscimento al suo doppio impegno di pediatra e testimone della memoria.
Il legame con la Fondazione Veronesi
Per anni Sultana Razon ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Umberto Veronesi, seguendo progetti di ricerca e raccolta fondi, in particolare per la ricerca sui tumori pediatrici. Un impegno che ha portato avanti fino agli ultimi anni, con lucidità e passione.
Un’eredità morale e civile
La storia di Sultana Razon Veronesi attraversa il Novecento: le persecuzioni razziali, la ricostruzione, la medicina, la ricerca, la memoria della Shoah, l’impegno per la salute pubblica. Una vita che ha unito rigore professionale, testimonianza civile e una profonda fiducia nella conoscenza e nella cura.