Il giovane è indiziato di "propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e di addestramento con finalità di terrorismo, commessi mediante la detenzione e divulgazione di documenti contenenti, tra le altre cose, istruzioni per la preparazione e l'uso di armi da fuoco e bombe molotov".
Le indagini della Digos
A suo carico la Digos di Teramo aveva già acquisito indizi in merito alla pubblicazione e alla propaganda social di idee fondate sull'odio razziale: nei mesi scorsi una perquisizione delegata dalla Procura del Tribunale dei minorenni dell'Aquila aveva portato al sequestro dei dispositivi informatici nella sua disponibilità.
L’analisi approfondita dei dispositivi sequestrati al 17enne arrestato nei giorni scorsi ha permesso agli investigatori di ricostruire un quadro definito di radicalizzazione online, caratterizzato dall’accumulo di materiale estremista, contenuti violenti e documentazione finalizzata all’auto?addestramento.
Secondo quanto emerso, all’interno dei device era presente un’ingente quantità di propaganda riconducibile a ideologie neonaziste, suprematiste e di estremismo islamico, insieme a contenuti che incitavano all’azione diretta e all’“accelerare” il collasso della società moderna, un riferimento esplicito alle teorie dell’accelerazionismo. Tra i file individuati figuravano anche istruzioni per la costruzione artigianale di armi da fuoco tramite stampanti 3D.
Manuali di violenza e contenuti ideologici estremi
Gli investigatori hanno rinvenuto manuali che promuovevano ideologie di supremazia razziale e violenza estrema, oltre a testi che descrivevano l’uso di armi bianche e le modalità di aggressione fisica, con indicazioni sulle parti del corpo considerate più vulnerabili.
Il materiale, secondo gli inquirenti, non aveva carattere meramente teorico: la sua natura operativa e la sistematicità con cui era stato raccolto suggerivano un percorso di auto?addestramento e una progressiva adesione a modelli di violenza organizzata.
Chat con contenuti satanistici e riferimenti a sacrifici
Particolare allarme ha destato il contenuto di alcune chat, nelle quali venivano condivise pratiche di matrice satanistica che prevedevano l’eliminazione rituale di persone considerate “deboli” o “inferiori”, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’avvento di una presunta civiltà superiore.
Gli investigatori sottolineano come tali conversazioni, pur inserite in un contesto virtuale, contribuissero a rafforzare un immaginario violento e disumanizzante
Le minacce in chat: “Quando andrò a Bergamo lo accoltellerò”
A rendere ancora più preoccupante il quadro è stata l’individuazione di messaggi in una chat Telegram in cui il giovane manifestava propositi violenti nei confronti di una persona non identificata, scrivendo:
“Giuro su tutto quello che ho che quando andrò a Bergamo lo accoltellerò a morte”, ribadendo subito dopo la stessa minaccia.
Secondo gli inquirenti, tali affermazioni, unite al materiale rinvenuto, indicavano una possibile evoluzione verso comportamenti concretamente pericolosi.