AGI - Se persiste ancora qualche dubbio sull’esattezza della sua data di nascita fissata al 4 novembre 1891 ad Ascoli Piceno (ma c’è chi sostiene 1893 o anche 1896), è invece certo che lui fu la cinghia di trasmissione tra Mussolini e Hitler prima della presa del potere nel 1933. Giuseppe Renzetti, già ufficiale nella guerra di Libia, aveva combattuto nel corpo degli alpini contro gli austriaci durante il conflitto mondiale ed era stato promosso maggiore.
Con questo grado aveva fatto parte nel 1920 della Commissione militare interalleata in Alta Slesia, territorio conteso tra la Germania e la rinata Polonia. A Gleiwitz, località che nel 1939 avrebbe fatto da cornice alla messinscena del casus belli ordita dalle SS alla stazione radio, aveva conosciuto Susanne Kochmann, di agiata famiglia ebraica, sposata nel 1927.
Attivo in Germania nei commerci, nella politica e nei salotti importanti
La Germania è al centro della sua attività e dei suoi interessi, e infatti già nel 1923 si mette in mostra nelle attività commerciali e in politica. Con molta abilità accorpa le comunità italiane creando gruppi di aderenti al Partito nazionale fascista e una serie di camere di commercio italiane nelle maggiori città tedesche (Berlino, Monaco, Lipsia, Amburgo), poi divenute sotto la sua guida Unione delle camere di commercio italiane. Un uomo così addentro alle cose tedesche, con contatti a tutti i livelli e tanto attivo negli interscambi, appare subito utile a Mussolini che, ricordandosi di averlo conosciuto a Berlino nel 1922, nel 1925 lo nomina console a Lipsia.
Renzetti padroneggia la lingua, è affabile, risulta simpatico e particolarmente abile a stringere amicizie e le relazioni economiche e culturali. A Berlino conosce tutti quelli che contano davvero, del vecchio e del nuovo mondo che si sta prepotentemente affacciando. Riceve nell’ambìto salotto di casa sua ed è invitato da personalità del calibro dell’economista Hjalmar Schacht, del magnate della stampa Alfred Hugenberg, oltre che da membri del casato degli Hohenzollern, ma anche dai capi delle SA Ernst Röhm e dell’organizzazione ultranazionalista Stahlhelm Theodor Duestenberg e Franz Seldte. Entra quindi in contatto diretto con Adolf Hitler e Hermann Goering, che si vanta pubblicamente di essere suo amico.
Il ruolo di diplomatico personale di Mussolini
I nazisti smaniano per stabilire una linea di continuità con Mussolini e Renzetti appare come il trait-d’union ideale. In Italia la figura dell’ufficiale risulta assai utile al fascismo, al quale aderisce, perché ritenuto il più competente conoscitore del mondo tedesco. Il regime, quindi, inizia a ricompensarlo per i suoi servigi con ricchi appannaggi mensili e lo stesso duce, che lo considera a sua volta amico, in qualità di ministro degli Esteri ne fa il suo personale e fidato diplomatico a Berlino, affiancando in parallelo o scavalcando i rappresentati ufficiali.
Questo ruolo diviene più palese a partire dal 1930, quando Roma ritiene che una simbiosi politica di esportazione del fascismo debba avere come terminale il Partito nazista (Nsdap) e non solo Stahlelm, nel progetto più ampio di un fronte compatto delle destre. Da questo momento i rapporti inviati da Renzetti a Mussolini crescono decisamente di numero, così come cresce la sua considerazione nell’entourage nazista cui spiega il fascismo, l’ideologia e le articolazioni. Il console riferisce di colloqui, incontri, abboccamenti e sondaggi che interessano anche Kurt von Schleicher, Kurt von Hammerstein e Joseph Goebbels.
È lui a decidere di puntare sul partito di Hitler, dopo essere stato personalmente invitato al raduno delle SA del 17-18 ottobre 1931 a Brunswick dove rileva «un’atmosfera di schietto e caldo cameratismo». È sicuro che Hitler fosse «sinceramente animato dalla volontà di accordarsi con l’Italia»; questi, poi, gli aveva riferito con entusiasmo: "Mussolini è un genio".
Con il duce a Roma sulla politica verso la Germania
Il 4 novembre 1931 Renzetti è ricevuto a Roma dal duce per riferire, e anche se non abbiamo nessun resoconto dell’incontro, se ne deduce che Mussolini fosse stato da lui convinto che Hitler era l’uomo su cui puntare. A maggio, durante la visita ufficiale a Roma combinata da Renzetti, finalmente Mussolini consegna a Goering una foto con dedica che Hitler aveva più volte cercato in ogni modo di avere. In questa fase il duce guarda ancora dall’alto verso il basso e con diffidenza all’uomo che avrebbe fondato il Terzo Reich e precipitato il mondo in guerra, ma il 4 novembre aveva dato a Renzetti il via libera a esercitare un ruolo che andava ben oltre quello di consigliere politico.
E Hitler, a quel punto, parla dell’italiano come "amico", lo riceve, intrattiene colloqui con una frequenza inusitata in tutto il periodo che precede la presa del potere. "Ho osservato – scriverà Renzetti a Roma - che varie volte Hitler a me aveva detto cose che nemmeno ai suoi compagni aveva confidato". L’ufficiale marchigiano, ascoltato consigliere, convince l’austriaco a realizzare un fronte nazionale sotto la sua guida e così conquistare la Germania. "Il movimento nazionalsocialista risponde ad una necessità storica della Germania. Hitler (...) non rappresenta che l’interprete di tale necessità, che diventa sempre più sentita, sempre più forte".
Unico straniero al fianco del Führer nella notte del trionfo alle elezioni del 1933
Proprio Renzetti nell’aprile 1932 suggerisce ai vertici nazisti un nuovo putsch, ma su Berlino stavolta, non sappiamo se in piena autonomia o su suggerimento di Mussolini. E non sappiamo neppure fino a che punto le sue idee fossero divenute le linee d’azione del partito. È comunque un dato di fatto che dopo la presa del potere Renzetti è tenuto in alta considerazione e la sera del 30 gennaio 1933 Hitler lo aveva voluto accanto a sé quando dalla finestra della Cancelleria del Reich aveva salutato SA e Stahlhelm che sfilavano.
Non c’era nessun altro straniero oltre all’amico italiano. Il giorno dopo il nuovo cancelliere chiama Renzetti e gli affida un messaggio di ringraziamento per Mussolini. Il duce, comunque, continua a sottovalutare il nuovo padrone della Germania e a porsi come suo maestro. Intanto sta diventando ingombrante anche la figura di Renzetti, al quale si dovevano centinaia di comunicazioni e informative raccolte nei Documenti diplomatici che scavalcavano l’ambasciatore Vittorio Cerruti sempre più insofferente. Mussolini non gli dimostra alcuna riconoscenza: il 2 luglio 1934, nel colloquio che sarebbe stato l’ultimo, gli fa capire che deve farsi da parte perché d’ora in avanti tutti i rapporti con la Germania sarebbero stati a livello ufficiale e quindi diplomatico.
L’accantonamento da parte del fascismo e dei tedeschi
Gli stessi tedeschi, che pure espressamente e pubblicamente si vantavano della sua amicizia, lo emarginano e poi lo scaricano. Solo a distanza di anni il ministro Goebbels nel suo Diario scriverà: «ha molto contribuito alla costruzione del partito e al futuro del nostro Stato, tanto da poter essere considerato quasi un nazista della prima ora». Renzetti nel 1936 sarebbe tornato in Germania, dopo una breve esperienza negli Stati Uniti, riscontrando che l’amicizia di allora era ormai testimoniata solo a livello privato, anche perché lui aveva avversato la politica estera del Reich. Degno di nota è che dopo l’8 settembre 1943 Renzetti, promosso colonnello nel 1939 con retrodatazione di due anni, resterà fedele al re e non aderirà alla Repubblica sociale. È morto il 27 novembre 1953, pressoché dimenticato.
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