CdV - "Ecco un mistero grande: Dio, che è grande, è umile e si fa bambino, e noi che ci crediamo grandi non siamo niente". Papa Francesco ha iniziato con questa considerazione la catechesi all'Udienza Generale, l'ultima del 2015, nella quale ha rivolto ai fedeli presenti in piazza San Pietro un suggerimento: "per capire Dio che si è fatto bambino dobbiamo guardare ai bambini". "E' - ha spiegato - una bella abitudine che hanno i genitori e i nonni quella di guardare i bambini. Essi - ha aggiunto - vogliono stare al centro perché hanno bisogno di sentirsi protetti. Far giocare un bambino significa abbandonare la nostra logica per entrare nella sua: se vogliamo che si diverta dobbiamo fare le cose che piacciono a lui. Siamo chiamati ad abbandonare la nostra pretesa di autonomia. Lo stesso vale per Gesù: noi abbiamo la responsabilità di proteggerlo, desidera essere essere protetto tra le nostre braccia. Stringiamo dunque tra le nostre braccia il Bambino Gesù, mettiamoci al suo servizio. Sarà bello quando torniamo a casa andare vicino al presepe, baciare il Bambin Gesù' e chiedergli questa grazia".
"Nel periodo natalizio ricordiamo l'infanzia di Gesù. Per crescere nella fede avremmo bisogno di contemplare più spesso Gesù Bambino", ha sottolineato il Papa nella catechesi ammettendo pero' che dal Vangelo "non conosciamo nulla di questo suo periodo. Le rare indicazioni che possediamo fanno riferimento all'imposizione del nome dopo otto giorni dalla sua nascita e alla presentazione al Tempio; e inoltre alla visita dei Magi con la conseguente fuga in Egitto. Poi, c'è un grande salto fino ai dodici anni, quando con Maria e Giuseppe Gesù va in pellegrinaggio a Gerusalemme per la Pasqua, e invece di ritornare con i suoi genitori si ferma nel Tempio a parlare con i dottori della legge"."Come si vede - ha poi ripreso - sappiamo poco di Gesù Bambino, ma possiamo imparare molto da Lui se guardiamo alla vita dei bambini. Scopriamo, anzitutto, che i bambini vogliono la nostra attenzione. Loro devono stare al centro perchè hanno bisogno di sentirsi protetti". Secondo Francesco, dunque, "è necessario anche per noi porre al centro della nostra vita Gesù e sapere, anche se puo' sembrare paradossale, che abbiamo la responsabilità di proteggerlo. Vuole stare tra le nostre braccia, desidera essere accudito e poter fissare il suo sguardo nel nostro". Inoltre, ha continuato, dobbiamo "far sorridere Gesù Bambino per dimostrargli il nostro amore e la nostra gioia perchè Lui è in mezzo a noi. Il suo sorriso è segno dell'amore che ci dà certezza di essere amati". "I bambini, infine, amano giocare. Far giocare un bambino, pero', significa abbandonare la nostra logica per entrare nella sua. Se vogliamo che si diverta è necessario capire cosa piace a lui. è un insegnamento per noi. Davanti a Gesù - ha quindi concluso il Papa - siamo chiamati ad abbandonare la nostra pretesa di autonomia, per accogliere invece la vera forma di libertà, che consiste nel conoscere chi abbiamo dinanzi e servirlo. Lui è il Figlio di Dio che viene a salvarci. è venuto tra di noi per mostrarci il volto del Padre ricco di amore e di misericordia. Stringiamo, dunque, tra le nostre braccia il Bambino Gesù, mettiamoci al suo servizio: Lui è fonte di amore e di serenità". (AGI)
(30 dicembre 2015)