AGI - I volti generati dall'Intelligenza artificiale sono ormai così realistici da ingannare la percezione cosciente delle persone, ma non quella del cervello. È quanto emerge da uno studio dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca pubblicato su Scientific Reports, che mostra come esista una netta dissociazione tra ciò che crediamo di vedere e il modo in cui il cervello elabora inconsciamente le immagini prodotte dall'intelligenza artificiale.
Il metodo di ricerca
In un esperimento condotto presso il Laboratorio di elettrofisiologia cognitiva del Dipartimento di Psicologia, trenta volontari hanno osservato 440 immagini di volti, meta' reali e meta' generate dalla IA, mentre la loro attività cerebrale veniva registrata attraverso elettroencefalografia ad alta densità con 128 canali. Ai partecipanti è stato chiesto di stabilire se i volti fossero reali o artificiali e di valutarne familiarità, attrattiva e affidabilità. I risultati mostrano che i volti sintetici sono stati identificati correttamente solo nel 33% dei casi, una percentuale addirittura inferiore a quella attesa per una scelta casuale. Non solo. I volti creati dall'Intelligenza artificiale sono stati giudicati mediamente più attraenti, più familiari e più affidabili rispetto ai volti umani reali.
La scoperta e i risultati
Tuttavia, l'analisi dell'attività cerebrale ha raccontato una storia diversa. I potenziali elettrici registrati e la ricostruzione delle sorgenti intracorticali hanno evidenziato che il cervello continua a elaborare i volti artificiali in modo significativamente differente rispetto a quelli reali, attivando con maggiore intensità aree ventro-temporali, parietali, limbiche e frontali mediali coinvolte nella memoria di riconoscimento, nella valutazione affettiva e nell'attribuzione di caratteristiche sociali agli interlocutori.
Secondo gli autori, questo significa che il cervello riconosce implicitamente la natura artificiale dello stimolo anche quando la persona non è consapevole della differenza. Lo studio suggerisce inoltre che le più moderne tecniche di generazione delle immagini abbiano superato la cosiddetta 'uncanny valley', la 'valle perturbante' descritta per indicare il disagio provocato da figure artificiali troppo simili agli esseri umani. Se sul piano cosciente questa sensazione sembra scomparsa, sul piano neurale continua invece a manifestarsi. "La tipica reazione di rifiuto associata all'uncanny valley non è scomparsa, si è spostata a un livello più profondo, neurale e inconsapevole" spiega Alice Mado Proverbio, coordinatrice dello studio.
Per la ricercatrice i risultati hanno importanti implicazioni per la sicurezza digitale e la comunicazione online. Se i volti sintetici vengono percepiti come più rassicuranti e familiari di quelli reali, osserva, i deepfake potrebbero sfruttare direttamente i meccanismi cerebrali della fiducia e del riconoscimento, aumentando il rischio di manipolazione cognitiva attraverso immagini artificiali sempre più credibili.