"Islamismo" e "radicalismo islamico" sono termini impiegati per definire individui e movimenti che aspirano a islamizzare la vita politica e sociale tramite l'imposizione della legge sacra islamica, la sharia. "Fondamentalismo", vocabolo preso in prestito dal lessico del cristianesimo protestante, sottolinea invece l'importanza del ritorno alle fonti religiosamente rivelate, il Corano e i detti attribuiti al Profeta Muhammad, raccolti nella Sunna. Dal punto di vista teorico, l'islamismo e' stato elaborato in quanto ideologia politica principalmente da Abul Ala Mawdudi, fondatore del partito islamista pakistano Jamaat-e-Islami, da Sayyid Qutb, esponente dei Fratelli Musulmani egiziani, e da Ruhollah Khomeini, padre della Repubblica Islamica iraniana. La visione di Mawdudi e' caratterizzata dal gradualismo, dalla volonta' cioe' di dar vita allo stato islamico attraverso la partecipazione al processo politico democratico, sebbene il fine del suo movimento sia il superamento della democrazia liberale verso una forma piuttosto ambigua di regime islamico.
Secondo l'egiziano Qutb, giustiziato in Egitto nel 1967, i governi "empi", che non applicano la shari'a, devono invece essere abbattuti con la violenza, per lasciare il posto a forme di governo puramente islamiche. Qutb, e i molti che a lui si ispirano, rifiutava insomma di scendere a compromessi con cio' che, ai suoi occhi, rappresentava l'anti-Islam, come nel caso dei governi dei paesi musulmani che non applicano integralmente la shari'a. Anche Khomeini teorizzo' un Islam politico, dalle caratteristiche peculiari per la forte influenza della teologia sciita, di cui egli era un importante esponente.
Agli occhi degli islamisti contemporanei, la piu' grande conquista di Khomeini e' stata il successo della rivoluzione del 1979, che abbatte' il regime "empio" dello shah per instaurare una repubblica islamica. L'islamismo ha conosciuto una grande diffusione nel mondo islamico in seguito al 1967, anno in cui la sconfitta dell'Egitto di Nasser da parte di Israele segno' anche la fine del movimento panarabo laico e socialista. Gli islamisti identificarono proprio nel secolarismo la causa della debolezza del mondo arabo e islamico, individuando il proprio modello politico nello stato fondato dal Profeta Mohammed a Medina, tra il 622 e il 632.
Le radici ideologiche dell'islamismo sono pero' complesse: esso si nutre non solo del pensiero musulmano, ma anche abbondantemente della retorica terzomondista, antimperialista e antisionista, interpretate in chiave religiosa. Dal punto di vista sociale, l'islamismo ha cercato di cementare un'alleanza tra le classi medie frustrate e i ceti piu' poveri. Parte del movimento islamista ha scelto di non impegnarsi direttamente nel processo politico, creando invece una rete consistente di attivita' economiche coerenti con i principi morali dell'Islam e volte a diffonderli.
Il successo di questa vasto settore privato islamico ha determinato la depoliticizzazione di alcuni settori del movimento islamista, che hanno rifiutato la contrapposizione con le autorita' politiche, preferendo dedicarsi a un'opera di "riforma morale" dal basso delle societa' islamiche contemporanee. D'altra parte, l'islamismo nella sua versione jihadista ha esteso la sua penetrazione, predicando e attuando violente forme di scontro contro i nemici dell'Islam. Il successo di Hamas deriva proprio dalla sua capacita' di coniugare questi due aspetti. Da un lato, si e' dedicata a fornire un vero e proprio sistema integrato di welfare state alla popolazione palestinese, in particolare a Gaza, tramite l'istituzione di una vaste rete di scuole, ospedali e attivita' caritatevoli. Sistema finanziato in parte consistente, come ben documentato da Loretta Napoleoni, non solo da governi ostili a Israele, ma anche da numerose associazioni islamiste, presenti sia nei paesi musulmani che in Europa e America. Dall'altra, si e' legittimata dal punto di vista ideologico grazie alla propria intransigenza contro Israele e all'adesione teorica e pratica al jihadismo.
In particolare, il network di scuole e universita' controllato da Hamas le ha consentito, negli anni, di indottrinare migliaia di giovani alla propria peculiare visione dell'Islam. Hamas si e' rivelata estremamente efficiente in quest'opera capillare di formazione di nuove generazioni di quadri e militanti, garantendo la propria riproduzione sociale e l'espansione del movimento. Il pervasivo controllo su parte della societa' palestinese, in particolare a Gaza, ha permesso inoltre ad Hamas di sviluppare estese reti clientelari che permeano la sfera politica ed economica. Hamas non e' pertanto un semplice gruppo di funzionari, politici e militari; e' invece un movimento estremamente ramificato e complesso, che permea totalmente la societa' palestinese a Gaza grazie al suo controllo sociale "dalla culla alla tomba" sulla popolazione. L'efficacia delle sue strategie e' evidente nel vero e proprio dirottamento che ha attuato nei confronti della causa palestinese, trasformata da lotta di "liberazione nazionale", quale era percepita fino agli anni '80, a jihad per l'instaurazione di una sorta di vaga teocrazia islamica. Jihad diretto contro Israele, definito con disprezzo "entita' sionista" e non riconosciuto come legittimo stato, ma nei fatti anche contro le associazioni e gli intellettuali laici palestinesi.
Il fine di Hamas non e' infatti solo quello di dar vita ad uno stato indipendente, ma anche ad una sorta di teo-democrazia islamista. Hamas, come il partito islamista Jamaat-e-Islami pakistano, ha accettato le regole del gioco democratico, ma il suo fine e' quelle di superarle, per creare una societa' "perfetta", modellata sull'esempio della Medina del Profeta del VII secolo. La causa palestinese e' diventata pertanto uno strumento per un obiettivo che ha poco a che spartire con il principio di autodeterminazione dei popoli, e molto in comune con la dittatura religiosa di stampo iraniano.
Non e' ovviamente impossibile che, in futuro, Hamas possa assumere posizioni piu' moderate, come e' accaduto ad altri partiti islamisti: ma questo presuppone il riconoscimento dei propri interlocutori, in primis di Israele.
Gennaio 2009