Cronaca

Papa, ebrei nostri fratelli maggiori

Roma - "Voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede". Papa Francesco ha salutato cosi' gli ebrei romani - e questa volta anche le ebree - nella Sinagoga di Lungotevere Cenci. La prima visitata da un Papa nell'aprile 1986. "Giovanni Paolo II - ha ricordato Bergoglio - in quella occasione, conio' la bella espressione 'fratelli maggiori'". "Tutti quanti apparteniamo ad un'unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo", ha poi affermato sottolineando che "insieme, ebrei e cattolici", sono chiamati ad assumersi le loro responsabilita' per questa citta', apportando il loro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi problemi attuali". "Mi auguro - ha aggiunto - che crescano sempre piu' la vicinanza, la reciproca conoscenza e la stima tra le nostre due comunita'".

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Le nostre relazioni mi stanno molto a cuore", ha assicurato ricordando che "gia' a Buenos Aires ero solito andare nelle sinagoghe e incontrare le comunita' la' riunite, seguire da vicino le feste e le commemorazioni ebraiche e rendere grazie al Signore, che ci dona la vita e che ci accompagna nel cammino della storia". "Nel corso del tempo - ha continuato - si e' creato un legame spirituale, che ha favorito la nascita di autentici rapporti di amicizia e anche ispirato un impegno comune. Nel dialogo interreligioso e' fondamentale che ci incontriamo come fratelli e sorelle davanti al nostro Creatore e a Lui rendiamo lode, che ci rispettiamo e apprezziamo a vicenda e cerchiamo di collaborare". Secondo Francesco, "nel dialogo ebraico-cristiano c'e' un legame unico e peculiare, in virtu' delle radici ebraiche del cristianesimo: ebrei e cristiani devono dunque sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale comune sul quale basarsi - come afferma il Concilio - per continuare a costruire il futuro".

"Con questa mia visita seguo le orme dei miei Predecessori", ha tenuto a dire il vescovo di Roma "chiamato quasi dalla fine del mondo". E "con la vista di San Giovanni Paolo II del 13 aprile 1986 ("trent'anni fa", ha detto) Papa Francesco ha ricordato anche quella di Benedetto XVI, che, ha sottolineato alla comunita' ebraica, "e' stato tra voi sei anni or sono". "Per questo - ha commentato - e' significativo che io sia venuto tra voi proprio oggi, 17 gennaio, quando la Conferenza Episcopale Italiana celebra la Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei". Cade in questi mesi, inoltre, "il 50esimo anniversario della Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II. Il documento, ha rilevato il Papa, "che ha reso possibile il dialogo sistematico tra la Chiesa cattolica e l'ebraismo". Evocando i passi avanti compiuti, Bergoglio ha quindi espresso "una speciale gratitudine a Dio" per "la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi cinquant'anni il rapporto tra cristiani ed ebrei". (AGI)