Shoah: Dureghello, "L'antisemitismo corre sul web"

Il presidente della Comunità ebraica di Roma ospite a 'Viva l'Italia', il format video di AGI.

Shoah: Dureghello, "L'antisemitismo corre sul web"
diretta dureghello 

Il dramma della Shoah raccontato dalla presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello ospite a 'Viva l'Italia', il format video di AGI. Un'occasione, alla vigilia della Giornata della Memoria, per ripercorrere le vicende storiche e politiche che hanno condotto al più grande genocidio del 900.

L'antisemitismo è un pregiudizio che evolve e resiste

Secondo Ruth Dureghello "l'antisemitismo è un pregiudizio che evolve, cambia, ma è una piaga e un male che ancora abbiamo". La giornata della memoria è importante "perché è fondamentale che le giovani generazioni sappiano".

 


Il web facilita l'antisemitismo

 

"L'antisemitismo è una costante storica. C'è stato quello cattolico, quello di matrice politica del nazismo e fascismo. Oggi - spiega ancora Dureghello - c'è l'antisionismo. Il sentimento antiebraico si alimenta sempre di argomenti diversi e l'antisionismo, che oggi si diffonde attraverso il web, è permeato di contenuti di antisemitismo". "Il web facilita" l'antisemitismo perché "chi parla dietro uno schermo, spesso nell'anonimato, si sente più forte". Ma pesa anche il fatto che "l'utilizzo del linguaggio anche nelle sedi pubbliche che non ha più limiti". "Il web - ha sottolineato Dureghello - è un tema su cui siamo molto attenti". 

A Roma segnali crescenti di antisemitismo

Sono "sempre più crescenti" i segnali di antisemitismo e discriminazione, ed emergono anche a Roma. Secondo Dureghello quello che va compreso è che "in ogni manifestazione razzista c'è sempre un sentimento, antisemita", un pregiudizio che cambia con i tempi ma che rappresenta una piaga continua. E a proposito di Giornata della Memoria - che viene celebrata il 27 gennaio in concomitanza con l'anniversario della liberazione da parte dell'Armata Rossa del campo di sterminio di Auschwitz, dove congiunti della stessa Dureghello furono deportati e uccisi - "bisogna coltivare la memoria, dev'essere un tema fondamentale nella vita di ciascuno di noi. Impedire che ciò che è accaduto decine di anni fa si possa ripetere. E questi piccoli segnali (riferiti all'antisemitismo, ndr) che arrivano anche via web li conosciamo bene". Dureghello ha poi raccontato dei suoi nonni, che subirono la percecuzione razziale a Roma: "Mio nonno paterno fu arresto e dato che Dureghello non è un congnome ebraico si trovò di fronte alla scelta tra dichiararsi cattolico con una menzogna perm salvarsi e la fucilazione. Grazie a dio la sera furono liberati mio nonno e mia nonna. Mio nonno materno fu riconosciuto e denunciato sul lungotevere da un miliziano fascista. Fu catturato, portato ad Auschwitz e non è tornato mai più. Mia madre non lo ha mai conosciuto. Una ferita terribile". Dureghello ha parlato anche dei muri che vengono alzati in diversi Paesi contro migranti o altri, sottolineando che "il tema dei muri non mi appartiene, preferirei parlare di distanza e non di muri che si alzano: la diversità è una ricchezza, non certo un male, un pericolo". 

 

"Scuola trasmetta senso di responsabilità"

"Il ruolo della scuola è fondamentale perchè la memoria passa per la scuola, che ha la funzione di trasmettere valori. In Italia c'è una grande sensibilità delle istituzioni ma non solo, anche degli insegnanti, di chi ha il contatto materiale con i ragazzi". Il presidente della Comunità ebraica di Roma ha aggiunto che bisogna "trasmettere ai ragazzi qualcosa di più della memoria, un senso di responsabilità. Perchè di qui a qualche anno i testimoni non ci saranno più e qualcuno deve prendere il loro posto". 

 

 

Ebrei non si sentono protetti in Europa 

"Per un ebreo l'aspirazione massima - racconta Dureghello -  è tornare alla terra dei padri. Ma ciò non deve essere dettato da condizioni esterne. Ciò che accade in Europa è che molti ebrei non si sentono più protetti nei Paesi in cui vivono. Succede in Belgio, dove la situazione politica non favorisce il sentirsi liberi di essere ebrei. Succede in Francia".