Raffaele Cantone: "La corruzione rende infelici"

Il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione ospite del forum di AGI 'Viva l'Italia': "Serve una maggiore fiducia dei cittadini nelle istituzioni".

Raffaele Cantone: "La corruzione rende infelici"
Cantone Riccardo Luna 

Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, interviene nel forum di Agi 'Viva l'Italia' sulla lotta contro la corruzione, sul sistema tangentizio che ancora cerca di condizionare l'assegnazione di grandi e piccoli appalti, sul delicato passaggio dalla magistratura alla politica, sulla cannabis e sulla questione delle agenzie di stampa. 

"La corruzione rende infelici, ma spesso è un alibi"

"La corruzione incide su ogni cosa, su ogni aspetto della vita, anche sulla felicità". Rispondendo alla prima domanda di Riccardo Luna sul motivo per cui secondo un recente sondaggio la Norvegia risulta essere il Paese più felice al mondo perché la corruzione è ridotta al minimo, Cantone risponde che "incide su tutto ciò che dobbiamo fare: dalla richiesta di una concessione alla partecipazione a un appalto". Poi, però, precisa che "nel nostro Paese c'è una sovrastruttura ideologica per cui tutto è colpa della corruzione anche quando questa non c'entra niente. Tema fuga dei cervelli: chiunque partecipi a un concorso pubblico, se poi non lo vince dà la colpa alla corruzione". "La felicità - aggiunge Cantone - dipende anche dalla maggiore fiducia dei cittadini nelle istituzioni". 

"Oggi i politici sono strumenti per ottenere vantaggi"

"Dietro Tangentopoli - spiega Cantone - c'era un sistema che finanziava la politica, che utilizzava l'appalto come una sorta di bancomat. Gli appalti nel vecchio sistema venivano gestiti direttamente dalle segreterie. Il sistema in parte è cambiato, adesso c'è un maggiore potere della burocrazia, che non necessariamente è del tutto positivo, ma la politica non è più il fine della corruzione in sé, oggi la corruzione spesso utilizza il politico come strumento per far ottenere vantaggi a gruppi di potere". "Oggi la politica non è quasi mai più il fine della corruzione, ma il mezzo", aggiunge. 

 

 

Toghe in politica: "Regolamentare uscita da magistratura"

Sulla questione delicata del passaggio di un magistrato in politica, Cantone parte da una premessa: "Il Parlamento deve essere teoricamente aperto a tutti". Poi aggiunge: "Credo ci sia la necessità di una regolamentazione che non deve però precludere in assoluto al magistrato di fare politica: qualunque regolamentazione che limiti il diritto di elettorato attivo e passivo non va nella giusta direzione della tutela di tutte le categorie". Raffaele Cantone, intervenendo a 'Viva l'Italia', sottolinea che "il problema riguarda soprattutto l'uscita: è lì che bisogna prevedere dei criteri molto chiari: il magistrato sceso in politica in qualche modo ha messo in discussione la sua imparzialità. Ovviamente una legge si deve far carico di stabilire che cosa deve andare a fare il magistrato uscendo dalla politica: certamente almeno per un breve periodo non il magistrato nel contesto in cui è stato eletto".

Cannabis: "Proibizionismo riempie le carceri"

"Mi pongo una domanda, anche se non sono in grado di dare una risposta: una legalizzazione di una droga controllata, anche nelle modalità di vendita, non potrebbe avere effetti migliori rispetto allo spaccio che avviene alla luce del giorno nella totale e assoluta impunità e che riguarda amplissime fasce della popolazione giovane?". Raffaele Cantone, presidente dell'Anac, intervenendo al forum web AGI "Viva l'Italia" parla anche delle proposte di legalizzazione della cannabis. "E un pò un'ipocrisia all'italiana - ha sottolineato Cantone - ci nascondiamo dietro il proibizionismo sapendo che quelle norme sul proibizionismo servono a riempire le carceri, di extracomunitari in gran parte, e nessuno si preoccupa del perchè il fenomeno cresce".

 

Consip: "Criticità nelle modalità degli appalti"

"La vicenda Consip? E' evidente che lì ci fossero dei rischi per le modalità con cui venivano fatti gli appalti. Molti di questi appalti risalgono tra l'altro a periodi molto precedenti, noi stessi avevamo in più occasioni come Anac indicato delle criticità sui modi di fare i lotti: sembra un tecnicismo ma fare un lotto in un modo piuttosto che in un altro può aprire la concorrenza o ridurla". Lo ha affermato Raffaele Cantone, presidente dell'Anac, intervenendo al forum web AGI "Viva l'Italia". 

 

Agenzie di stampa: "Serve legge che regoli il sistema"

"E' un tema delicatissimo, sono in gioco valori costituzionali, posti di lavoro che vanno rispettati e la libertà di informazione: io ritengo che sia un fatto positivo per il nostro Paese avere tante agenzie perché il pluralismo è segnale di democrazia". Il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, nel forum Agi  "Viva L'Italia", affronta il tema del bando europeo per le agenzie di stampa e, quindi, dell'informazione primaria proprio nel giorno delle assemblee redazionali contemporanee di tutte le testate interessate. Allo stato attuale, premette Cantone, la strada non può che portare al bando, "ma io penso che il percorso migliore sia quello di una legge che regoli il sistema". "Su questa vicenda - ammette il presidente dell'Autorità nazionale anti corruzione - c'è un po' di ipocrisia all'italiana. Il rapporto agenzie-governo è strutturato nell'ambito di quello che è un contratto di servizio: le agenzie danno una serie di servizi al governo e il governo paga per questi servizi. Fino ad oggi questo contratto veniva erogato sulla base di una valutazione di tipo quasi privatistico ma questa attività non può che essere qualificata come appalto di servizi e come tale non gli si può che applicare il codice dei contratti".

 

"Il tema vero è che queste attività - sottolinea Cantone - secondo me non sono oggetto di un vero e proprio contratto di servizio, sono legittimi contributi che il governo dà alle agenzie per consentire loro di svolgere un ruolo fondamentale nel nostro Paese. Forse se si chiamassero le cose con i giusti termini, sarebbe più facile stabilire i criteri perché ai contributi non si applica il codice degli appalti: ma le agenzie dovrebbero ammettere che sono destinatarie di contributi, e questo cambia molto dal punto di vista dell'immagine. Lo stesso governo, una volta dati i contributi, non potrebbe tra virgolette pretendere un servizio. Ovviamente il legislatore potrebbe stabilire regole nuove anche per ritenere che ci sia una deroga al sistema della contrattualistica pubblica: e il tema, in qualche modo, era gia' stato oggetto di una valutazione della presidenza del Consiglio con un provvedimento amministrativo che e' stato impugnato".

"Noi - assicura il presidente dell'Anac - ce la metteremo tutta per garantire che i lotti saranno determinati in modo da consentire a tutti di potere accedere senza creare meccanismi di disparità. Arriveranno le agenzie estere? E' un rischio, del resto il Paese su molti aspetti è aperto all'estero. Ma la la scelta di far arrivare o meno le agenzie estere è una scelta di tipo politico, non compete a noi".