Poletti a Viva l'Italia, come ministro mi do un 6+. Pesano gaffe e difficoltà

Lavoro, voucher, pensioni, giovani e lotta alla povertà i temi di cui si è discusso con il ministro del Lavoro, ospite della redazione Agi

Poletti a Viva l'Italia, come ministro mi do un 6+. Pesano gaffe e difficoltà
 Poletti viva l'Italia

"Come ministro del Lavoro mi do 6+. Una sufficienza abbondante ma non molto di piu' perché è un compito molto difficile". Parla dei suoi tre anni di governo, Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, intervenuto a 'Viva l'Italia', il format video di Agi. A influire sul voto, scherza il ministro, "le gaffe" che "abbassano la media" e la situazione economica che ha trovato all'inizio del suo mandato. Mille giorni nei quali spesso "mi sono posto la domanda 'ma chi me lo fa fare?', è inevitabile. Ma poi si trovano le motivazioni per andare avanti" grazie anche al sostegno della famiglia". E parlando di famiglia è inevitabile il riferimento alle minacce ricevute dal figlio Manuel: "la situazione adesso è più tranquilla ma è difficile accettare il coinvolgimento di un familiare. Quando si passa a insulti e minacce è sempre sbagliato".

 

 La gaffe del ministro sui cervelli in fuga

Poletti aveva dichiarato:"Se 100mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di 'pistola'. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi". Oggi il ministro ha voluto chiarire la sua poszione il ministro sottolineando che "l'idea secondo cui chi parte è bravo ha come effetto collaterale che chi non parte sia meno brava. La mia convinzione è che sono tutti bravi uguali e dobbiamo avere rispetto per tutti; per chi resta nel Paese e per coloro che per scelta o perché costretti decidono di partire". Anche quando scoppiò la polemica, ha tenuto a sottolineare il ministro, la frase successiva a quella ribattuta dalle agenzie "ho detto le stesse cose di adesso". 

 

Jobs act e articolo 18

"L'Art.18, se guardiamo alla sostanza, è stata una scelta giusta". Il problema - spiega il ministro Poletti - è che "i tipi di contratto ai quali veniva applicato l'Art.18 era del 15%, il restante 85% non lo prevedeva". Il governo "ha abolito i co.co.co e i co.co.pro., abbiamo levato di mezzo il lavoro parasubordinato, c'è un saldo positivo nel numero dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato", per tutte queste motivazioni "il jobs act ha migliorato la situazione lavoro". Ma la percezione degli italiani non è cmunque positiva; secondo Poletti "nel paese probabilmente c'è ancora un'idea del mercato del lavoro che non fa i conti con la situazione attuale e futura".

 

Per i voucher la tracciabilità non basta, serve una norma

Secondo il ministro occorre una norma per "ridurre i tetti di utilizzo dei voucher, limitare l'area delle attività pericolose, ma il tema riguarda le imprese". "Se c'è una cosa che ha fatto il governo Renzi è che ha limitato i voucher perché ha introdotto la tracciabilità". Ora però  "bisogna tornare nella direzione del lavoro occasionale, saltuario e accessorio. La tracciabilità non è sufficiente perché chi li usa in maniera furba dopo sei mesi trova un buco nella rete. Funziona per gli usi illegali, ma non per quelli impropri", ha affermato Poletti, che ha spiegato di pensare a "contesti in cui è più giusto usare un contratto e non i voucher". "Il Parlamento sta discutendo di questo tema, ci sono diverse leggi che si occupano della materia. Noi stiamo al fianco della discussione. Siamo per andare nella direzione da cui sono partiti i voucher", ha concluso.

 

 

Giovani tra disoccupazione e crisi economica

Commentando i dati Istat che evidenziano da un lato il miglioramento dell'occupazione e, dall'altro, la crescita della disoccupazione giovanile, Poletti sottolinea come vadano tenuti in conto dei "dati di tipo strutturale". Tra questi "il milione di posti di lavoro persi per la crisi economica". Per tenere sotto controllo i conti pubblici "c'è stato il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione, l'aumento dell' età pensionabile che ha ridotto il turn over", che per il ministro è un "problema strutturale". "L'alternanza scuola-lavoro sta andando abbanstanza bene. Piu' di 600.000 giovani hanno partecipato a questo percorso, altri lo hanno fatto in maniera parziale. Al terzo anno avremo un milione e mezzo di giovani", ha spiegato Poletti, che ha rivendicato la proposta di estnedere l'alternanza anche all'estate "scegliendo liberamente come usare il proprio tempo libero".

Garanzia giovani e alternanza scuola lavoro tra luci e ombre

"Garanzia Giovani non va benissimo. Però nel momento in cui abbiamo messo mano a questo programma ci siamo trovati davanti a un'insufficiente relazione con le aziende. Adesso ci sono programmi, c'è un accordo tra ministero e Google, migliaia di imprese sono entrate in questa dinamica. Abbiamo firmato con Generali, come con tanti. E' un lavoro che bisogna fare con la pazienza di tutti i giorni. E' la parte noiosa delle riforme". Garanzia Giovani, il Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile, "ha attivato un milione e 200 mila giovani che si sono registrati", un effettopositivo in un Paese che "ha ancora una fascia molto larga di persone che non si attivano nella ricerca del lavoro". Si può fare di più? "Sì, si può. Abbiamo costruito una strumentazione importante che sta cercando di funzionare. Ma fino ieri queste cose non si facevano", ha risposto Poletti, ricordando che le politiche attive del lavoro sono di competenza delle Regioni e "alcune sono partite lentamente e hanno recuperato, altre sono partite prima". Ma "Garanzia Giovani ha saputo costruire delle linee comuni tra le Regioni".

 

Al voto appena c'è una buona legge elettorale

"Sono per il voto non appena il Parlamento ha fatto una buona legge elettorale che consenta di avere una maggiornaza e un governo. Il Parlamento ha le condizioni per fare una buona legge elettorale". Ha detto il ministro del Lavoro.

 

Reddito di cittadinanza avrebbe effetti collaterali gravi

Il reddito di cittadinanza avrebbe "effetti collaterali molto gravi", sostiene il ministro del Lavoro che boccia di fatto uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle.  "Pensiamo  - ha spiegato - che ci sia bisogno di un reddito di inclusione".