Oscar: Ozpetek, Fuocoammare doveva vincere 

Ospite dell'Agi, il regista parla del documentario di Gianfranco Rosi sui migranti. Ma anche di come è nato 'Rosso Istanbul'

Oscar: Ozpetek, Fuocoammare doveva vincere 
Ozpetek 

"Mi dispiace per Fuocoammare. E' un bellissimo film e doveva vincere. Non solo: doveva vincere anche come miglior film straniero". Ferzan Ozpetek, ospite di Viva l'Italia, commenta la notte degli Oscar e si dice dispiaciuto che il documentario di Gianfranco Rosi non sia riuscito a conquistare la statuetta. Quanto agli altri film premiati, il regista - turco naturalizzato italiano che sarà nelle sale dal 2 marzo col suo ultimo lavoro, 'Rosso Istanbul' - si dice d'accordo con la vittoria di 'La La Land' e di 'Moonlight', mentre per la miglior attrice avrebbe preferito la Isabelle Huppert di 'Elle' a Emma Stone.

"L'iraniano ha sbagliato: io l'Oscar sarei andato a prenderlo"

Parlando poi della polemica anti-Trump e alla decisione dell'iraniano Asghar Farhadi di non partecipare alla cerimonia di consegna degli Oscar, che lo ha visto trionfare nella categoria per il miglior film straniero (per 'Il cliente'), Ozpetek confessa: "Io alla cerimonia sarei andato e avrei detto: grazie a te Trump ho vinto l'Oscar".

 

Come è nato 'Rosso Istanbul'

"La genesi di 'Rosso Istanbul' è stata lunga e arrivare a girare è stato molto complicato. Mia madre dieci fa si innamorò del suo fisioterapista - racconta - lei aveva 83 anni e lui 25. E così, lei che utilizzava tutte cose beige, grigie, blu, a un certo punto mi chiese una tuta rossa. Poi mi chiese di portarle uno smalto rosso e un rossetto rosso. Ma che tipo di rosso? Il rosso del cielo di Istanbul quando sta per calare il sole - mi disse - rosso Istanbul". Da qui il titolo.

 

La storia del film, ispirato al romanzo del 2014 dello stesso cineasta, è quella di uno scrittore, Orhan (Halit Ergenc), che torna a Istanbul dopo vent'anni per lavorare con un regista, Deniz (Nejat Isler), alla scrittura di un libro. Il soggiorno che dovrebbe durare pochi giorni si prolunga e lo scrittore si trova quasi costretto a restare nella città in cui è nato. I personaggi di 'Rosso Istanbul' sono manovrati e guidati da Ozpetek in maniera circolare: girano tutti attorno a qualcosa, ma nessuno riesce a raggiungerla. Restano come sospesi a galleggiare in un'atmosfera di una città che non tutti riconoscono e che è quella, a metà tra realtà e ricordo, del regista. "Ho cercato durante le riprese di rendere questa idea della sospensione dove tu non sai che fine faranno i personaggi. E questo mi piace molto. Potresti anche dire che questa non è Istanbul - aggiunge - ma io ti racconto la mia Istanbul, la città che conosco. Quello che conta per me è l'atmosfera, quello che si respira". 

Un film tira l'altro...

Proprio le lunghe pause durante la preparazione del film ("che abbiamo rimandato, prima di tre mesi e poi di sette mesi"), gli hanno permesso di scrivere un soggetto che diventerà a maggio una nuova pellicola. "Ho iniziato a scrivere, con Gianni Romoli e Valia Santella, un thriller, 'Napoli velata', con protagonista Giovanna Mezzogiorno". Le riprese, con l'attrice che Ozpetek ha diretto nel 2003 ne 'La finestra di fronte', sono previste per maggio e giugno. "E' una Napoli che mi piace molto, mi interessa molto, e mi abita dentro, soprattutto dopo 'La Traviata' al San Carlo di quattro anni fa: me ne sono innamorato veramente". 

 

Un amore mai sopito: l'opera

La lirica continua a occupare i pensieri e il cuore di Ozpetek che, prima di iniziare a lavorare al nuovo film, preparerà una nuova opera. "Ad aprile torno a mettere in ordine in nuovo cast della 'Traviata' che andrà per la terza volta al San Carlo. Prima è stata a Bari e a Hong Kong". Il regista confessa di amare la lirica e di considerare la regia di quell'opera "una delle cose più belle mai realizzate in vita mia. Con la lirica - aggiunge - la musica arriva all'anima e quando preparo gli spettacoli, quando faccio le prove, mi commuovo facilmente anche dal punto di vista personale".