Gentiloni, stiamo riaprendo l'ambasciata in Libia

Al via il nuovo format video "Viva l'Italia". Il ministro degli Esteri nella redazione AGI. "Inaccettabile blocco dell'est sui migranti" - GUARDA L'INTERVENTO

Gentiloni, stiamo riaprendo l'ambasciata in Libia
 Riccardo Luna, Paolo Gentiloni (Foto Agi)

Roma - L'Italia è pronta, "tra qualche settimana", a riaprire la sua ambasciata in Libia. L'annuncio arriva dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, durante la diretta sul sito dell'AGI in cui il capo della diplomazia italiana ha affrontato tra gli altri, il tema dei migranti e dell'Africa alla vigilia di una missione in Mali, Niger e Senegal. Gentiloni premette che "è difficile fare una previsione" sui tempi entro i quali la situazione in Libia potrà tornare alla normalità". Ma per quello che riguarda la riapertura dell'ambasciata italiana, "stiamo facendo delle verifiche sulle condizioni di sicurezza e al completamento di queste verifiche, che prenderanno qualche settimana, il nostro obiettivo è quello di riaprire l'ambasciata. Sarebbe un segnale di incoraggiamento al governo" di Fayez Al Serraj. In Libia "le cose sono andate nella direzione giusta - dice Gentiloni - l'accordo di un anno fa anche grazie alla spinta diplomatica dell'Italia, è stato importante. Ma il processo è lento". Il vertice di Londra di lunedì scorso, quando si è chiuso l'accordo tra governo di Tripoli e Banca centrale per immettere nel sistema dell'economia libica poco meno di 7 miliardi di euro per la sicurezza e il pagamento degli stipendi, è stato importante, ha aggiunto: "Abbiamo dovuto dedicare un impegno molto consistente con John Kerry per mettere attorno al tavolo il governatore della Banca Centrale libica e Al Serraj perché c'era un cortocircuito tra governo e banca centrale, un blocco con responsabilità da entrambe le parti. Adesso oltre sei miliardi di euro vengono rimessi in circolo".

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Ma la Libia è il terminale e la base di partenza del flusso di migranti che ogni giorno sbarcano sulle coste europee, principalmente italiane, soprattutto dopo la chiusura della rotta dell'Egeo grazie all'accordo tra Ue e Turchia. Una questione cruciale su cui l'Italia ha in corso un vero e proprio braccio di ferro con la Ue. E la missione in Africa avrà soprattutto l'obiettivo ci cercare delle soluzioni su questo fronte. Niger, Mali e Senegal, ha ricordato Gentiloni, "sono tre dei cinque paesi con cui l'Unione europea ha deciso di fare degli accordi non solo sul lungo periodo, ma anche sul breve, per cercare di governare i flussi verso l'Europa e i rischi per i migranti. La proposta italiana, il 'migration compact' ha avuto un grande successo di critica, il primo fondo di 500 milioni indirizzati a questi paesi è stato sbloccato un mese fa, grazie alla nostra insistenza". Gentiloni ha ammesso che "le ragioni per le quali alcuni paesi Ue bloccavano questo fondo erano anche comprensibili, Germania e Olanda dicevano che i fondi andavano sbloccati per progetti di lungo termine e non per bloccare i flussi dall'Africa. Ma se la Ue ha messo 6 miliardi per gestire il tema dei flussi che attraversano il Mediterraneo orientale e l'Egeo, oggi la rotta principale è quella del Mediterraneo centrale". Ed è lì che bisogna intervenire.

Toti: due terzi degli immigrati sono irregolari, lo dice anche Gentiloni

Alla missione africana di Gentiloni parteciperà anche il commissario Ue all'Immigrazione Dimitris Avramopuolos. Ma questo non significa che l'Europa ha deciso di mettersi a fianco dell'Italia sulla gestione dei migranti, secondo Gentiloni. "L'Unione europea non ci lascia soli? Questo è da vedere", dice il ministro degli Esteri. "Se devo fare una graduatoria dico che la Commissione è sempre stata quella che ha cercato di fare di più. Chi ha bloccato è stato il Consiglio e alcuni singoli governi. L'Italia ha fatto la sua proposta sull'Africa a gennaio, la Commissione l'ha fatta propria all'inizio di giugno e i primi fondi sono stati sbloccati solo a ottobre". Oggi il 60% degli arrivi riguarda migranti economici, solo un terzo sono potenzialmente titolari di diritto d'asilo. "Questi ultimi vanno accolti e ricollocati, ma a questa idea si sono opposti l'Ungheria e altri paesi dell'est. Un blocco che noi consideriamo inaccettabile, perché l'idea di un'Europa tollerante su questi temi e iper severa quando si tratta di bilanci, per l'Italia è inaccettabile". "I migranti economici non sono per definzione migranti che vanno accolti, ma ne va regolato il flusso. Uno dei cinque paesi di cui ci occupiamo, la Nigeria, nel 2050 avrà più abitanti dell'Unione europea. Questa tendenza non si fermerà rapidamente. Il problema è avere flussi regolari, che non facciano centinaia di morti, che non siano gestiti dai trafficanti e che aiutino non solo le economie africane ma anche le nostre".

Nella missione dei prossimi giorni in Africa, secondo Gentiloni, il punto centrale sarà affrontato in Niger, "anticamera della Libia, paese di transito per antonomasia: è lì che bisogna concetrare le risorse sia italiane che europee, per fermare quel flusso e per cambiare l'economica criminale che c'è dietro". Mali, Niger e Senegal, "sono realtà molto diverse", il Mali è "un paese di grande fragilità, c'è un terrorismo che sale verso la Libia, il tema sicurezza è dominante. Il Senegal è una realtà che gli italiani conoscono molto bene, il proseguire dei flussi migratori vengono in Italia per ricongiungersi ai propri parenti. Con il Senegal sono ottimista che si possa raggiungere una forma di accordo". Il Niger, ha concluso, "è forse la realtà più importante, non perché arrivino molti nigerini, ma perché è un paese di transito per antonomasia, l'anticamera della Libia, è una porta aperta. Lì è la sfida a mio parere. Se si devono concentrare risorse italiane e europee è proprio nel tentativo di cambiare la realtà e sconfiggere il modello di business" che c'è dietro alla gestione criminale dei migranti di quel paese. (AGI)