Cosa resta dell'auto che scortava Falcone a Capaci



24 gennaio 2018,17:17

Sarà in mostra nel cuore di Roma, a Piazza Colonna, fino al 31 gennaio la teca con la 'Quarto Savona 15', la Fiat Croma saltata in aria a Capaci nell'attentato in cui rimasero uccisi il giudice Giovanni Falcone e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

A distanza di 26 anni dal tragico evento ancora oggi la vettura percorre chilometri per testimoniare la forza della legalità, nonostante sia stata colpita in pieno dalla deflagrazione di 600 chili di tritolo. All'inaugurazione dell'evento ha partecipato, tra gli altri, Tina Montinaro vedova del caposcorta Antonio Montinaro promotrice dell'iniziativa 'La memoria in marcia', una marcia iniziata l'anno scorso che ha portato la Quarto Savona 15 ad essere esposta in molte città.

Presente anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: "Non ci deve essere il monopolio di nessuno nella lotta alla mafia e la lotta alla mafia non deve diventare un elemento di propaganda. Di campagna elettorale sì, perché è giusto che ognuno spieghi ai cittadini con quali strategie vuole combattere la mafia", ha sottolineato il Guardasigilli.



24 gennaio 2018,17:17

Sarà in mostra nel cuore di Roma, a Piazza Colonna, fino al 31 gennaio la teca con la 'Quarto Savona 15', la Fiat Croma saltata in aria a Capaci nell'attentato in cui rimasero uccisi il giudice Giovanni Falcone e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

A distanza di 26 anni dal tragico evento ancora oggi la vettura percorre chilometri per testimoniare la forza della legalità, nonostante sia stata colpita in pieno dalla deflagrazione di 600 chili di tritolo. All'inaugurazione dell'evento ha partecipato, tra gli altri, Tina Montinaro vedova del caposcorta Antonio Montinaro promotrice dell'iniziativa 'La memoria in marcia', una marcia iniziata l'anno scorso che ha portato la Quarto Savona 15 ad essere esposta in molte città.

Presente anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: "Non ci deve essere il monopolio di nessuno nella lotta alla mafia e la lotta alla mafia non deve diventare un elemento di propaganda. Di campagna elettorale sì, perché è giusto che ognuno spieghi ai cittadini con quali strategie vuole combattere la mafia", ha sottolineato il Guardasigilli.