Per qualcuno il ritiro di Federer dagli Internazionali è una vera tragedia

Parla “Rogerina”, che segue sempre il campione: “Comprerò una stella e le darò il suo nome”. Non è l’unica affetta da una sorta di Federer-mania: agli Atp di Roma se ne sono visti tanti

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Roma piange il dio del tennis, uscito di scena, con un forfait che ha raggelato i suoi fan più del gelo artico degli ultimi giorni romani, quando tutti aspettavano come una manna dal cielo il suo match contro Tsitsipas e già speravano di vederlo in semifinale, e poi in finale e domenica, chissà, trionfare del torneo romano che non ha mai vinto in vita sua. L’illusione però è durata una sola giornata, quella di giovedì 16 maggio, quando per celebrare il ritorno del divino al Foro, orfano dei suoi divini colpi da tre anni, si erano viste scene da delirio collettivo. 

“Roger Forever”. Lo striscione inquadrato sui grandi schermi che sovrastano il Centrale quando Sua Maestà il tennis ha fatto il suo ingresso in campo contro il brasiliano Joao Sousa sintetizzava il sentimento che alberga nell’animo dei suoi sudditi adoranti.

Più di Springsteen

Il campione svizzero ad agosto soffierà su 38 candeline, il suo tempo fatalmente stringe, i suoi adoratori lo vorrebbero in campo per sempre e intanto hanno reso omaggio al suo ritorno a Roma, dopo tre anni di assenza, con un tifo che più adorante non si può. 

Fatto di “ole” che si alzano ad ogni drop-shot e ad ogni vincente, cartelli che recitano semplicemente “Roger” (in fondo basta la parola), “Federer sei un mito”,  cappellini con il logo cult R.F.,  urla, piedi battuti forsennatamente sugli spalti del Grandstand, quando in serata, il dio Federer, dopo aver battuto Sousa sul Centrale, è uscito vittorioso anche da un match al cardiopalma contro Borna Coric, annullando due match ball al tie break del terzo, con la folla in delirio che si è poi accalcata per fotografarlo fuori dal campo, come se fosse Bruce Springsteen all’uscita da un concerto.

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 Afp
 Roger Federer

C’è pure chi aveva appositamente prolungato le ferie, come nel caso di Piero e Rossella, impiegati torinesi quarantenni che, raccontano all’AGI, si erano presi una giornata libera dal lavoro mercoledì, ma anziché farsi rimborsare il biglietto per il match bloccato dalla pioggia, hanno telefonato ai loro uffici, riuscendo a strappare un’altra giornata libera da dedicare al dio del tennis.

Ci sono stati anche momenti di tensione, poco prima dell’ingresso in campo di Roger: un gruppone di spettatori  che per via del complicato incastro tra match rinviati e ordinari, biglietti e ingressi di questo supergiovedì di recupero, sarebbe potuto entrare sul Centrale soltanto dopo le 13,(dal match successivo a quello di Federer, quello relativo alle partite degli ottavi di finali) a forza di grida (con tanto di “ladri-ladri”) che disturbavano la fine dell’incontro precedente, quello tra la Osaka e la Cibulkova,  sono riusciti a prendere posto sugli spalti. 

Entra lui, si sente lei

Alle 12, quando  il re del tennis è entrato in campo con la sua t-shirt verde acqua e il passo elegante, il primo grido “Roger ti amoooo”  (a cui ha fatto da contorno un’altra voce femminile che ha urlato “Pure iooooo”) è arrivato da una bella ragazza con i lunghi capelli castani sormontati dal cappellino rosso targato R.F., che sventolava una maglietta bianca dove con le sue mani aveva dipinto sul davanti la scritta “Born to love Roger” e dietro “Kiss me Roger”.

La sua, racconta all’AGI Lucrezia Rinaldi, 18 anni, da Senigallia, detta “Rogerina”, è la storia di un amore incondizionato per il campione.

È arrivata a Roma “da sola” a inizio torneo, con la benedizione dei comprensivi genitori e dei professori del suo liceo (studia Scienze Umane) che ormai si sono arresi alla sua passione.

Ha comprato in fretta i biglietti quando ha saputo che Roger aveva deciso di venire a giocare a Roma: “Quando me lo hanno detto ho pianto di commozione” racconta, mostrando il video di lei in lacrime: “L’ho postato sul gruppo Instagram “Chiamarsi Roger “ e ha totalizzato, finora, 30 mila visualizzazioni”. Ovviamente i gruppi federeriani sui social li frequenta tutti, da “Roger Federer Army” a “Roger Federer Italia” e, racconta, ne ha anche creato uno suo “My Roger’s Life”.

La sua passione, racconta, è nata da una folgorazione televisiva, che l’ha poi avvicinata anche al tennis giocato (è una terza categoria): “Avevo 5 anni, l’ho visto giocare in tv e me ne sono innamorata. E da allora non ho mai perso una sua partita, andrò anche a Basilea. Adesso metto la sveglia di notte quando il fuso orario dei suoi tornei lo impone e salto la scuola quando gioca al mattino”.

Il primo selfie non si scorda mai

Il suo, chiarisce è però un amore platonico: “amo il suo gioco, la sua eleganza, il suo modo di comportarsi e di affrontare la vita.  E non sono gelosa della sua Mirka, credo che sia una brava persona che lo fa stare bene”.

Oggi però, racconta, “è il loro anniversario”: sono passati esattamente quattro anni da quando è riuscita a scattarsi un selfie con lui, aspettandolo per sei ore davanti al suo hotel romano.

La sua, ammette ridendo, è una passione quasi borderline con lo stalking. In questi giorni sta dormendo da una sua amica a Pomezia, un po’ fuori Roma e nella giornata romana di Federer è svegliata alle 5 per essere al Foro Italico alle 7 e 30 e aspettare l’allenamento di Federer con Cilic.

“Non ci hanno permesso di vederlo, era a porte chiuse, però all’ingresso giocatori sono riuscita a dargli una lettera, che ho scritto prima di partire.  Ci mostra l’incipit in italiano (“è una lingua più dolce, spero che qualcuno nel suo team gliela traduca”).

Recita: “Martedì alle 7,30 prenderò il treno con una piccola valigia, mille pensieri, senza nessuno ma solo con un sogno nel cuore: te”.

Lucrezia era decisa a non schiodare da Roma finché Roger non fosse uscito dal torneo. E’ pronta a farsi la tatuare la sua data di nascita sul braccio sinistro e, con i soldi che sta mettendo da parte lavorando nella pizzeria di sua zia, “comprerò una stella del cielo e le darò il suo nome”.

Il fatale ritiro del suo idolo non vuole neanche ipotizzarlo ancora: “Mi si spezza il cuore solo a pensarci. Già sto male quando perde, non esco la sera, non parlo per giorni”. Arrivata da sola a Roma, Lucrezia che ha stretto nervosamente la sua maglietta adorante tra le mani fino al quinto vincente match point di Federer e si è alzata in piedi quando il numero tre del mondo ha chiuso il match per 6/4-6/3, ha trovato qui altri ammalati di morbo federeriano.

Accanto a lei erano seduti Davide e Bianca, 30 anni originari di Bergamo che ora vivono a Roma. Lui, racconta, ha trasmesso alla fidanzata la sua passione, sono andati spesso a vedere il campione anche a Basilea.

Hanno conosciuto Lucrezia “Rogerina” davanti all’hotel de Russie dove il campione alloggia a Roma, hanno sostato lì per ore ad aspettarlo. Bianca e Davide hanno anche cercato di prenotare un tavolo alla Taverna Trilussa, dove, sapevano che il campione, appassionato di quel ristorante, avrebbe cenato.

“Non ci siamo riusciti, ma dopo l’incontro serale di Fognini siamo andati davanti al ristorante ad aspettarlo. Dovremo stare attenti a non esagerare sennò ci prenderanno davvero per stalker”, ride. 

 



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