Paralimpiadi: Rio e poi l'addio, atleta belga medita l'eutanasia

Paralimpiadi: Rio e poi l'addio, atleta belga medita l'eutanasia
 marieke vervoort paralimpiadi (fb)

Rio de Janeiro - La campionessa paralimpica belga Marieke Vervoort ha due sogni: una medaglia a Rio e il suo funerale. Si', perche' la malattia degenerativa di cui la 37enne sprinter in carozzina a rotelle soffre e' peggiorata a tal punto da convincerla a prendere in considerazione una soluzione estrema alle sue sofferenze: l'eutanasia. Quel giorno "voglio che tutti abbiano un bicchiere di champagne in mano, e un pensiero per me", ha confidato in un'intervista al quotidiano australiano 'The Advertiser'. Sono mesi, ha raccontato, che la stanchezza e l'ansia la portano a trascorrere notti insonni e durante il giorno a soffrire di continui svenimenti, da cui rinviene solo grazie alle effusioni dell'amato cane Zenn. Dal 2002 l'eutanasia e' legale in Belgio con il consenso di almeno tre medici. L'atleta sta pensando alla 'dolce morte' ma non ha ancora preso una decisione.

La partecipazione alle Paralimpiadi di Rio sara' comunque il suo addio all'attivita' sportiva. Marieke, affetta da una malattia rara che dal 2000 l'ha costretta su una sedia a rotelle, quattro anni fa a Londra ha vinto la medaglia d'oro nello sprint T52 100 metri e quella d'argento nei 200, e spera di chiudere la carriera sul podio a Rio, dove gareggia nei 400 e nei 100. "La possibilita' che vinca una medaglia c'e', ma sara' molto difficile perche' la concorrenza e' forte - ha osservato - intanto cerco di godere dei momenti migliori che la vita mi concede".

In Belgio tutti conoscono Marieke Vervoort e la sua storia. 'Wielemie', come la chiamano in patria, tiene un diario giornaliero sul suo sito per aggiornare i fan sulla sua preparazione atletica. Ex campionessa di basket in carrozzina e di triathlon - sport che ha dovuto abbandonare nel 2008 per l'acuirsi della malattia - Marieke ora e' a Rio, che lei stessa ha definito "il mio ultimo desiderio". (AGI)