Gabriele Rossetti, giornata perfetta con l'oro

Il padre aveva vinto il bronzo nel '92 a Barcellona

Gabriele Rossetti, giornata perfetta con l'oro

Rio de Janeiro - Da padre in figlio, ma con risultato differente. Gabriele Rossetti, figlio di Bruno Rossetti bronzo a Barcellona 1992, stupisce allo Shooting center di Deodoro. Conquista l'oro nello skeet maschile grazie a una freddezza impressionante, davanti allo svedese Marcus Svensson e all'atleta olimpico indipendente Alrashidi Abdullah, originario del Kuwait, ripetutamente incitato dal pubblico brasiliano. "Non ho mollato mai. Sono andato avanti un piattello alla volta sapendo di potercela fare", racconta il poliziotto di Ponte Buggianese, provincia di Pistoia.

Una rimonta impressionante fra le due giornate di qualificazione. Nella prima chiude a 71 su 75, ma nella seconda rimonta con carattere meritandosi lo spareggio. Dopo 121 su 125 aggancia il gruppo di testa e torna a lottare per un posto nei primi sei finalisti. Sono ben cinque tiratori per solo due posti. La maggior parte sono allenati da tecnici italiani, a conferma dell'eccellenza azzurra nel tiro al volo.

Ennio Falco, campione Olimpico ad Atlanta 1996, sostiene l'indiano Maraij Khan, mentre Bruno Rossetti, bronzo a Barcellona 1992 e padre di Gabriele, è lì per i francesi Anthony Terras ed Erica Delaunai. A passare, però, sono Rossetti e il danese Jasper Hensen che a 12 piattelli staccano gli avversari e accedono in finale dopo gli shoot off. Un piccolo conflitto d'interessi per il padre, tecnico dei francesi ma col cuore tricolore: "Come allenatore non è stato facile. Avevo il cuore diviso a metà, anche se poi alla fine batteva da una parte sola", ha ammesso Bruno.
Da buon atleta olimpico, nemmeno Gabriele ha tifato contro i francesi. Sono cresciuti insieme, allenandosi nel centro di Pieve a Nievole, in provincia di Pistoia. "Non sparavo contro di loro, ma per me stesso. Anthony Terras (eliminato allo spareggio per i sei finalisti, ndr) è un esempio. Per me è un fratello più grande, condivido questa medaglia anche con lui". Il cuore di Gabriele, però, rimane sempre in bilico fra Francia e Italia: "Sembra brutto dirlo, ma tifo per il Paris Saint-Germain. Ho comunque la famiglia francese", spiega a fine gara. Il pensiero di vincere una medaglia sotto un tricolore diverso però non lo sfiora nemmeno: "Non avrei voluto vincere con la bandiera francese. Sono nato a Firenze e il mio cuore è 100% italiano".

E' il trionfo del tiro al volo: il miglior risultato di sempre con 2 ori e 3 argenti. "Bisognerebbe fargli un monumento", scherza il Presidente del Coni Giovanni Malagè. Poi un elogio alla grande stabilità emotiva dell'oro olimpico: "C'e' stata una forte componente psicologica per lui, perché nello spareggio c'erano due francesi allenati dal padre. Ieri era tredicesimo. Sembrava impossibile una qualificazione, ma stamattina ha sparato senza sbagliare niente facendo un percorso netto". Infine uno sguardo orgoglioso alla medaglia, ma senza stringerla fra i denti: "Perché dovrei morderla? La bacio, è molto meglio". (AGI)