Atletica, Donato sfiora finale triplo "mancata fortuna"

Rio de Janeiro - La quarta giornata dell'atletica alle Olimpiadi di Rio de Janeiro inizia senza fortuna per l'Italia. Tutti e quattro fuori gli azzurri in gara nella sessione mattutina a partire dal capitano, il triplista Fabrizio Donato oggi in pedana per la sua quinta Olimpiade. Raggiunti, in fatto di partecipazioni, Mennea, Pamich e De Benedictis in testa alla graduatoria italiana di sempre. Il triplista laziale, all'indomani del suo quarantesimo compleanno, sfiora la finale a cinque cerchi.

Il bronzo olimpico di Londra 2012 atterra, infatti, a 16,54 (+0.4) e per appena sette centimetri resta fuori dai migliori dodici con il rammarico di un nullo millimetrico all'ultimo salto che gli sarebbe sicuramente valso la promozione. L'azzurro delle Fiamme Gialle apre la sua serie con 16,54 (+0.4) e poi incappa in un nullo di pedana abbastanza netto che lo costringe ad abortire la seconda prova. Terzo ed ultimo salto a disposizione: la rincorsa è decisa, hop, step, jump e un salto dalle parti dei 16,70 che probabilmente sarebbe potuto valergli la qualificazione. Purtroppo l'azzurro pizzica la plastilina con la punta del piede e vede alzarsi la bandierina rossa che mette la "X" alla sua quinta Olimpiade.Ultima misura utile per la finale è il 16,61 (0.0) del cubano Lazaro Martinez, ad appena 7 centimetri da Donato (17esimo).

"Purtroppo non è arrivato il regalo di compleanno che mi volevo fare - il commento del capitano azzurro - Mi è mancato quel poco di fortuna che alcune volte serve e oggi non c'è stato. Il primo salto era sbagliato, non sono riuscito ad essere veloce in uscita e a chiudere bene, comunque mi aveva dato fiducia. "Poi nel secondo - prosegue - ho sentito il nullo sotto il piede, mi ha sbilanciato in avanti e non ho chiuso. Nel terzo è venuto fuori un bel salto, ma ho toccato la plastilina che in quel caso non aiuta. Sarebbe stata una misura utile per la qualificazione, però i nulli non valgono e ci volevano sette centimetri in più, davvero pochi. Credevo molto in questa gara, ho dedicato tutta la stagione a prepararmi per cercare di lasciare un segno, più o meno grande, ma la finale sarebbe già stata una grande cosa. Dispiace, perché era alla mia portata. Penso di aver fatto tutto il possibile per arrivare qui nelle migliori condizioni, un percorso ideale per affrontare una gara del genere. Volevo chiudere la mia quinta Olimpiade in un altro modo. A quarant'anni essere qui è già un bel traguardo, ma io ancora riesco ad emozionarmi, non mi accontento e guardo avanti. Mi ha scritto Nicola Vizzoni: "Ricordati che gli altri hanno paura di te perché hai la medaglia al collo". Ci ho pensato - conclude Donato - ed effettivamente, guardando gli altri, mi davano questa impressione e mi fa ancora più dispiacere". Assente dell'ultimo momento Pedro Pablo Pichardo (quest'anno non in perfette condizioni), solo in tre stamattina superano i 17 metri: lo statunitense Will Claye (17,05/+0.4), il cinese Bin Dong (17,10/-0.1) e l'olimpionico in carica Christian Taylor (17,24/+0.2) che si candida al bis nella finale di domani (ore 14:50 in Italia). (AGI)