Moratti "Inter sentimento no azienda, tifosi 'i padroni'"

(AGI) - Milano, 3 dic. - Non e' piu' il patron ed e' uscito dalconsiglio, ma Massimo Moratti e l'Inter sono uniti da un legameindissolubile. E lui, il presidente del "triplete", non hanessuna intenzione di scioglierlo come si evince daun'intervista al Corriere della Sera. Per lui l'Inter "e' unsentimento che si trasmette dai tifosi alla societa' aigiocatori e a tutto quello che diventa passione, ricordo,affetto e che ci completa la vita". L'Inter non e' certo"un'azienda, come non lo e' il calcio a maggior ragione nelcaso dell'Inter". E poi, aggiunge, "ci sono

(AGI) - Milano, 3 dic. - Non e' piu' il patron ed e' uscito dalconsiglio, ma Massimo Moratti e l'Inter sono uniti da un legameindissolubile. E lui, il presidente del "triplete", non hanessuna intenzione di scioglierlo come si evince daun'intervista al Corriere della Sera. Per lui l'Inter "e' unsentimento che si trasmette dai tifosi alla societa' aigiocatori e a tutto quello che diventa passione, ricordo,affetto e che ci completa la vita". L'Inter non e' certo"un'azienda, come non lo e' il calcio a maggior ragione nelcaso dell'Inter". E poi, aggiunge, "ci sono i tifosi, con iloro sogni, le loro speranze, le loro aspettative. Ho semprepensato che fossero loro i veri padroni dell'Inter". Adessosulla panchina nerazzurra e' tornato Roberto Mancini, l'uomoche lo ha fatto vincere e che Moratti voleva anche dacalciatore: "la prima idea che avevo avuto era stata quella diprendere Cantona e Mancini. Poi l'ho cercato altre due volte: afine ottobre 1996 era tutto fatto, poi Enrico Mantovani miaveva spiegato che ci sarebbe stata una sollevazione popolaredei tifosi della Samp. E io mi sono tirato indietro". Cosi' agiugno 1997 era arrivato Ronaldo "ed e' stato il migliorinvestimento dei miei 18 anni di presidenza, perche' ci haaperto il mondo; era fortissimo, irraggiungibile per talento evelocita' e nessuno pensava che ce l'avremmo fatta a prenderlo,visto che era del Barcellona". C'e' anche Ibra nel suo cuore:"ha doti straordinarie, ma soprattutto ti fa vincere. Con noitre scudetti di seguito. Qualche giorno fa stavo riguardando lapartita con il Parma, sotto il diluvio nel maggio 2008. Erastato grandissimo, ma non solo lui. Penso per esempio aBalotelli, che giocava all'ala. Mi spiace molto che stiaattraversando un periodo cosi'; ha avuto grandi opportunita',ma non e' riuscito a raccogliere quanto avrebbe potuto. Si e'involuto rispetto a quando giocava con l'Inter". Via Ibra, lefortune dell'Inter le ha fatte Mourinho. "Mi ha semprericordato Herrera. Grande lavoratore, serio, scrupoloso, semprepronto a difendere la societa'. E vincente". "Sarebbe potutotornare a Milano con la squadra, dopo aver vinto la ChampionsLeague, ma nessuno e' perfetto - continua Moratti - il bello e'che due giorni dopo, era a cena a casa mia". C'e' chi continuaa rimproverare a Moratti di non aver venduto i giocatorimigliori e piu' cari dopo il Triplete: "Non capisco come sipossa sostenere questa tesi, nei confronti di giocatori che pernoi sono stati fondamentali per anni. Campioni e uominieccezionali, mai li avrei ceduti, nemmeno Milito, per le paroledette a Madrid. Non avrebbe avuto senso, perche' davanti atutto c'e' il bene della squadra. E con tutti loro abbiamovinto il Mondiale". C'e' un altro campione che Moratti avevasognato per l'Inter: Francesco Totti. "Ero a Roma con ilpresidente Sensi, nel 2007; stavamo chiudendo per Chivu e glibuttai li': 'se per caso vuoi cedere Totti, devi solo indicarela cifra'. Ma lui senza nemmeno pensarci un secondo, mi avevarisposto: 'no, Totti resta qui, non lo cedero' mai'. E avevaragione, anche se da noi Totti avrebbe vinto il Triplete,perche' e' un giocatore straordinario, cattivissimo in campoquando ci affronta ma gentilissimo prima e dopo". Da Moratti aThohir: "Non ho mai pensato di essere un presidente a vita equando ho capito che era necessario cambiare, per ridare spintaalla societa', ho deciso di cedere la maggioranza. Thohir e'giovane, ha voglia di fare e di fare bene. La sua famiglia hagrandi disponibilita' economiche; vuole comandare ed e' giustocosi'. Con mio figlio e con Ghelfi abbiamo lasciato le caricheche avevamo perche' si era creata una situazione non moltosimpatica. Il silenzio dei dirigenti dopo le parole di Mazzarrisu di me non e' stato bellissimo - ammette Moratti - ma sonoamico di Thohir e questo episodio non ha incrinato i nostrirapporti che restano ottimi". "Credo che ormai - continuaMoratti - abbia capito che l'Inter e' un club diverso da tuttigli altri. Unico. E vale per tutti: dirigenti, allenatori,giocatori. I tifosi interisti sono molto competenti, ma ancheesigentissimi e non contemplano la modestia. Chi segue o fasport ai massimi livelli non puo' puntare al decimo posto. Unavolta un tifoso per strada mi ha detto: 'bisogna spendere dipiu''. Aveva ragione. La scelta di Mancini, che e' di Thohir eche a me e' piaciuta, va in questo senso, cosi' come mi e'piaciuto che Mancini abbia parlato del terzo posto come di unobiettivo anomalo". Quello che Moratti ha capito in tanti annie' che "il calcio non e' un'azienda. Non lo e' in assoluto enon lo e' a maggior ragione nel caso dell'Inter. E' giustorispettare perimetri e parametri, ma l'azienda non c'entraniente, perche' non c'e' tempo per i bilanci. Ogni settimana oaddirittura ogni tre giorni, c'e' una verifica e il risultatodi una partita conta sempre molto. Non esiste la programmazionea medio o lungo termine. E poi ci sono i tifosi, con i lorosogni, le loro speranze, le loro aspettative. Ho sempre pensatoche fossero loro i veri padroni dell'Inter. Per questo anche aitempi di papa', per tutti noi della famiglia, l'Inter e' semprestata soltanto una passione. E proprio per questo guidarla e'anche una sofferenza, che va al di la' di quella del tifoso,perche' ne hai la piena responsabilita'. Ma e' stataun'esperienza magnifica". Moratti e' stato accusato di averspeso troppo per l'Inter e la moda attuale e' tirar fuori ibilanci di questi anni: "ho sempre cercato di investire, pertenere il club in alto, perche' l'Inter e' fatta per restare alvertice e perche' Milano e' una citta' esigente, alla qualedevi sempre dare il massimo; ha forza di trascinamento,entusiasmo, progettualita' vera e sa offrire grandiopportunita' a tutti". (AGI).