Michela Cerruti, la bionda 'elettrica' che sogna (ma non troppo) la F.1

(AGI) - Punta del Este (Uruguay - C'e' una bionda'elettrica' che si prepara a correre a 230 chilometri orari sullungomare della  [...]

Michela Cerruti, la bionda 'elettrica' che sogna (ma non troppo) la F.1

(AGI) - Punta del Este (Uruguay), 12 dic. - C'e' una bionda'elettrica' che si prepara a correre a 230 chilometri orari sullungomare della St Tropez del Sud America. E' Michela Cerruti,pilota italiana della scuderia Trulli che domani affrontera' ilcircuito cittadino di Punta del Este, in Uruguay, per il terzoGran Premio della Formula E, la competizione dedicata allemonoposto spinte da propulsore elettrico. A 27 anni Michela e'stata scelta da Jarno Trulli per una sfida che non haprecedenti: conquistare fan in un mondo dominato dal rombo deicilindri.

In Formula E si sono corsi i primi due GP a Pechino ea Puitraijaya, in Malesia. Tracciati cittadini creatiappositamente, mai usati in nessuna altra competizione, permettere alla prova vetture e propulsori sui quali, perammissione della stessa Michela, "c'e' ancora molto dalavorare". Michela viene dal un mondo completamente diverso:dopo l'esordio nel campionato italiano Turismo Endurance nel2008 e il passaggio alla Superstars International Series l'annodopo e al Campionato Italiano GT mel 2010, ha fatto una breveesperienza in Formula 3 nel 2013 per poi debuttare nelCampionato Auto GP.

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Da quest'anno la sfida nel nuovo campionatomondiale dedicato alle monoposto con motore elettrico, dove siconfronta con piloti del calibro di Buemi, Di Grassi, Senna,Prost e lo stesso Trulli. "Finora e' un'esperienza interessanteanche se non facile perche' come team abbiamo iniziato illavoro tardi e ci siamo trovati a inseguire gli altri" diceall'Agi alla vigilia del GP di Punta del Este, "dobbiamocontinuare lo sviluppo sulle macchine. E' un'esperienza innessun modo paragonabile alla Formula 3 o all'Auto GP: e' unacosa completamente nuova, con vetture piu' pesanti e menopotenti. Un concetto totalmente diverso e nuovo per tantiaspetti: dalle gomme che non sono slick ai circuiti cittadiniche prima non esistevano fino - ovviamente - al motoreelettrico, con una gestione dell'energia del tutto nuova".

L'unica cosa che non cambia, dice Michela, "e' lo spiritocompetitivo". "Non credo" aggiunge, "che tutto il motorsportpotra' mai diventare elettrico e non credo che sarebbe giusto.Ma mi sono resa conto che le categorie nelle quali mi sonomisurata finora sono state piu' di nicchia rispetto allaFormula E che, grazie all'impatto mediatico che sta avendo intutto il mondo, e' conosciuta anche da persone che non sono maistate particolarmente interessate al mondo dei motori". Una storia diversa dalle altre, quella di Michela, figliadel leggendario Aldo 'Baronio' Cerruti, pilota negli anni '70nelle categorie turismo, ma arrivata al mondo delle corsepiuttosto tardi, addirittura dopo aver preso la patente."Volevo fare la psicologa" racconta all'Agi, "e non ho lasciatol'universita' nemmeno quando ho cominciato a correre, fino allalaurea. Mai nessuno mi ha messo su un kart da piccola, a differenzadi quello che e' accaduto a molti altri piloti, maevidentemente qualcosa nel sangue c'era. Mio padre capiva ledifficolta' dell'ambiente e non ha mai fatto pressioni, poiquando ha visto che andavo bene e si e' capito il vantaggiomediatico, ho deciso che questa era la mia strada. Forse perquesto ho un approccio molto realistico e anche se il mio sognoresta quello di sedere nell'abitacolo di una Formula Uno, sobene che in quell'ambiente per una donna le possibilita' sonopoche. Se avessero voluto un pilota donna, ce l'avrebberogia'". (AGI)