Heysel: 30 anni dopo, la denuncia "agenti erano tutti in ferie"

(AGI) - Roma - Da 30 anni, il 29 maggio e' una datache fa male, una data che deve essere ricordata. Il  [...]

(AGI) - Roma, 26 mag. - Da 30 anni, il 29 maggio e' una datache fa male, una data che deve essere ricordata. Il 29 maggio1985, 39 persone morirono allo stadio Heysel di Bruxelles, pocoprima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus eLiverpool. Gli inglesi ubrachi, approfittando della mancanza diforze dell'ordine - in ferie dopo la visita del Papa in Belgio,e' la denuncia di chi quel giorno era li' - caricarono isupporters bianconeri che per difendersi si ammassarono controil parapetto del settore ospiti. La barriera cedette e a decineprecipitarono nel vuoto. Da allora molto si e' detto e scritto,spesso perdendo di vista l'unica cosa che conta: ilmantenimento della memoria e della verita', nel rispetto dellevittime e dei loro famigliari. Emilio Targlia, giornalistatestimone, nel libro 'Quella notte all'Heysel' (Sperlig &Kupfer, 178 pagine, 14,90 euro) ripercorre lucidamente lavicenda, raccontando quello che ha visto all'interno dellostadio, condividendo lo sgomento, l'incredulita' e la rabbiache seguirono. D - Heysel continua a "vivere" con noi e, spesso, contro lapigrizia della nostra memoria. Qual e' la prima immagine cheviene in mente riavvolgendo il nastro?R - Un padre di famiglia. Un uomo che, preso da un attimo difollia, mi affida il figlio e tenta di raggiungere il settore Zche avevamo di fronte. E' stato un attimo, poi probabilmente sisara' reso conto che non avrebbe potuto essere d'aiuto innessun modo, ed e' tornato indietro. Ma un'altra immagine cherestera' indelebile nella memoria e' il mio ritorno allo stadioil giorno seguente. Ero andato per portare un mazzo di fiori emi ritrovai a camminare tra sciarpe insanguinate, macerie escarpe rimaste a terra.D - Cosa ha scatenato il tutto?R - Non fu una sola la causa. Piu' che altro fu una serie dieventi. Uno stadio obsoleto e fatiscente, un servizio d'ordinenon all'altezza e migliaia di inglesi ubriachi pronti a"caricare" i tifosi italiani. Fu tutto sbagliato anche lavendita dei biglietti, troppi, e infine anche il mancatodivieto di vendita di alcol. D - Entrati allo stadio avevate avuto il sentore chepotesse accadere qualcosa? Avevate capito la gravita' dellasituazione?R - Eravamo a conoscenza delle "turbolenze" dei tifosi delLiverpool. Arrivando allo stadio avevamo incontrato inglesiubriachi avevamo sentito parlare di risse, ma non pensavamo chela situazione potesse degenerare in questo modo. L'anno prima aRoma c'era stato l'incontro con il Liverpool, in uno stadiogrande il doppio, non c'erano stati problemi e tutto era statogestito bene. Come avremmo potuto immaginare che i belgisarebbero potuti essere tanto disorganizzati? Qualche tempodopo si venne a sapere che il Papa, Giovanni Paolo II, quindicigiorni prima del mach era andato in visita a Bruxelles e perl'occasione erano stati impiegati i corpi d'elite specializzatinell'ordine pubblico. Il giorno dell'incontro erano tuttiferie.D - E le forze dell'ordine presenti allo stadio, comeintervennero? R - I poliziotti sul campo erano davvero pochi, io ne contai 5o 6. Mi dissero che molti erano impegnati fuori dallo stadio,nessuno si rese conto che il rischio e la situazione da teneresotto controllo era all'interno. Appena inizio' lo spostamentodi massa, qualche italiano riusci' a fuggire "invadendo" ilcampo, ma fu preso a manganellate. Il servizio di sicurezza nonera stato nemmeno addestrato sui colori delle maglie delle duesquadre, non riuscivano a riconoscere gli hooligans dai tifosiitaliani. D - Le autorita' calcistiche decisero comunque di far disputarela partita, e' stata una scelta giusta?R - Assolutamente si'. Sarebbe stato un gesto folle non fardisputare la gara. Sarebbero venute a contatto le curve e sisarebbe scatenato l'inferno. D - Qual e' il modo migliore per non dimenticare i 39 morti?R - Un buon esempio lo ha dato la curva della Juve nel corsodell'ultima partita contro il Napoli, issando uno striscionecon i nomi dei 39 tifosi morti nella tragedia. Non bisognerebbeparlare solo di numeri, ma raccontare storie per far capire enon dimenticare. Mi piacerebbe che il Coni, la Uefa, la Legainsomma le autorita' calcistiche organizzassero un minuto disilenzio, anche in tutti gli stadi, domenica prossima per iltrentennale. .