Doping: Iaaf, "Russia dovra' dimostrare cultura tolleranza zero"

Doping: Iaaf, "Russia dovra' dimostrare cultura tolleranza zero"
Iaaf (Afp) 

Vienna - La chiave di volta per riammettere la Russia alle competizioni internazionale di atletica leggera è contenuta nelle 16 pagine che la task force della Iaaf, la federazione mondiale di atletica leggera, ha prodotto al termine della sua indagine di verifica durata oltre sei mesi. Un report pesante che fa capire una cultura ben radicata nello sport della grande Russia. I tempi per la riabilitazione al momento sembrano lunghi, si parla di almeno un anno e mezzo se non addirittura due.

Il consiglio della Iaaf, che nel novembre 2015 aveva sospeso la federazione russa (RusAF) a seguito dell'inchiesta da parte di una Commissione indipendente della Wada che denunciava la cultura sistemica e radicata del doping, afferma che per reintegrare la Russia dovranno essere fatti importanti passi. Tre in particolare. Il primo è che la RusAF rispetti pienamente le regole dell'agenzia mondiale antidoping e della Iaaf; il secondo che la Rusada, l'agenzia antidoping russa, sia in grado di allestire i controlli antidoping indipendenti, in maniera efficace e senza interferenze; il terzo che con il reinserimento degli atleti russi in competizioni internazionali non venga compromesso l'integrità delle competizioni e quindi del risultato.

La Iaaf ha affermato che la RusAF dovrà dimostrare "una cultura di tolleranza zero nei confronti del doping nello sport e che RusAF, Rusada e le autorità pubbliche in Russia, lavorando in collaborazione, abbiano creato una struttura antidoping efficace per far emergere e scoraggiare trucchi, e fornire sicurezza e protezione per gli atleti puliti sia all'interno che all'esterno della Russia".

Pesanti le denunce della task force elencate al punto 6 delle verifiche dei criteri. Si legge che gli allenatori d'Elite di atleti russi non sembrano aver capito o essere disposti a riconoscere la portata del problema. L'ex campione olimpico degli 800 metri, Yuriy Burzakovskiy, oggi capo allenatore del settore mezzofondo, assieme ad Yelena Isinbaeva, avevano pubblicamente respinto, affermando "l'infondatezza del contenuto", la relazione della Commissione indipendente Wada. La task force nell'ultimo viaggio in Russia (fine maggio), durante le interviste ad atleti che in precedenza avevano ammesso di aver violato le regole antidoping, gli stessi hanno negato sia il proprio uso di sostanze vietate e che in Russia ci fosse una cultura del doping.

L'ultima chance che la Russia possa essere presente con qualche atleta nelle gare olimpiche dei Giochi di Rio de Janeiro, sarà martedì 21 a Losanna dove in ambito Cio potrebbe essere trovata una prima soluzione, far gareggiare atleti considerati puliti e quindi senza alcun precedente di doping o semplice sospetto. (AGI)