Troppi colpi di testa, calciatori a rischio demenza precoce

Studio inglese ha dimostrato la presenza di danni cerebrali - La vicenda di Montuori, fermato da una pallonata

Troppi colpi di testa, calciatori a rischio demenza precoce
Cervello alzheimer 

Troppi colpi di testa: i calciatori sono fortemente a rischio di demenza precoce. E' quanto appurato da uno studio inglese della University College di Londra e della Cardiff University, che ha dimostrato la presenza di danni cerebrali in diversi ex calciatori, e in particolare segni di encefalopatia traumatica cronica. Lo studio, finanziato dalla Fondazione Drake e pubblicato sulla rivista Acta Neuropathologica, ha studiato i casi di 14 calciatori in pensione colpiti da demenza precoce: alcuni di questi sono morti, ed è stato possibile eseguire esami post mortem.

Sei cervelli esaminati, tutti con danni

Di sei cervelli esaminati, quattro presentavano segni di encefalopatia traumatica, e tutti e sei erano anche colpiti da un principio di Alzheimer. Tassi ben superiori al 12% della media della popolazione rispetto all'encefalopatia traumatica cronica.

Il dramma di Montuori, carriera chiusa per una pallonata

Altri studi avevano già identificato dati allarmanti in altri sport, come il pugilato e il football americano, ma è la prima volta che anche il calcio, sport sì di contatto ma molto meno cruento degli altri due, viene messo sotto la lente d'ingrandimento per scoprire i danni neurologici che i colpi in testa in generale (anche i colpi di testa propriamente detti, ma soprattutto gli scontri di gioco) possono provocare. Portando anche all'Alzheimer, anche se il legame tra le due cose non è ancora chiarito.

Gli ex calciatori hanno giocato per 26 anni

Gli ex-calciatori monitorati nello studio hanno tutti iniziato a giocare a calcio da bambini, e hanno giocato regolarmente per 26 anni in media. Solo sei avevano riportato un trauma cranico con perdita di coscienza durante un'azione di gioco. I sintomi di demensa erano incorsi mediamente a 60 anni, e 12 su 14 alla fine sono morti in uno stato di demenza avanzata.