Domani c'è Iran-Usa: tensioni, dispetti e polemiche

Domani c'è Iran-Usa: tensioni, dispetti e polemiche

Il match potrebbe qualificare una delle due nazionali agli ottavi di finale

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© PATRICK T. FALLON / AFP - Il ct statunitense, Gregg Berhalter

AGI - Vigilia al veleno per Iran-Stati Uniti, la partita dei mondiali in programma martedì sera alle 20 che potrebbe qualificare una delle due nazionali agli ottavi. La grande rivalità politica che da oltre 40 anni divide la Repubblica islamica dalla super potenza che il regime degli Ayatollah chiama il Grande Satana ha alimentato un clima teso, anche per il sostegno di Washington alla rivolta in corso in Iran da metà settembre.

Ad aprire le ostilità è stata la Federcalcio degli Stati Uniti che a 48 ore dalla partita sui propri canali social ha mostrato la bandiera dell’Iran senza l’emblema formato da quattro curve con una spada in mezzo della Repubblica islamica, spiegando di aver voluto manifestare così "sostegno alle donne in Iran che lottano per i diritti umani fondamentali" con le manifestazioni seguite alla morte il 16 settembre scorso della 22enne Mahsa Amini in seguito all'arresto perché non portava il velo in modo appropriato.

Dopo la dura protesta di Teheran, che ha chiesto addirittura l'esclusione degli Usa dai mondiali per "violazione dell'identità politica e religiosa" dell'Iran, i social managere statunitensi hanno ripristinato la bandiera originale. Quello della bandiera iraniana è un tema molto sensibile a questi mondiali: le autotità del Qatar hanno sequetrato i vessilli con il leone e il sole risalenti all'epoca pre-Khomeini, così come quelli con la scritta "Donna, vita, libertà".

A gettare altra benzina sul fuoco è stata la polemica per le dichiarazioni di un ex ct Usa, il tedesco Jurgen Klinsmann, che durante una telecronaca della Bbc ha accusato il Team Melli di aver fatto pressioni sull'arbitro durante la partita vinta venerdì scorso contro il Galles. 

"Lavorano ai fianchi l'arbitro, il guardalinee, il quarto uomo. Ti fanno perdere la concentrazione e lo fanno apposta. Fa parte della loro cultura", ha affermato. Immediata la protesta della federcalcio iraniana e del ct, Carlos Queiroz, che hanno parlato di "vergogna" e hanno chiesto alla Fifa di far dimettere l'ex attaccante dell'Inter dal Gruppo di studi tecnici guidato da Arsene Wenger di cui fa parte anche, tra gli altri, Alberto Zaccheroni.

Klinsmann ha provato invano a ridimensionare il caso affermando di aver solo "descritto il loro modo emotivo di fare le cose, che è ammirevole" perché "lintera panchina partecipa al gioco e Carlos è un allenatore molto emotivo che cerca di trasmettere ai suoi giocatori tutta la sua energia". 

A provare ad abbassare i toni è stato il ct statunitense, Gregg Berhalter, che ha detto di aspettarsi "una gara infuocata percéh entrambe le squadre vogliono andare avanti e non per la politica o  per i rapporti tra i due Paesi". "Ai mondiali di calcio si è unito dall'amore per lo sport", ha aggiunto, "siamo calciatori e compteremo come lo faranno loro e questo è tutto". Cavalleresco anche Queiroz che ha definito gli Usa "un'ottima squadra, come si è visto contro il Galles" (la gara d'esordio finita 1-1). 

In campo, la posta sarà comunque altissima, gli ottavi di finale. Senza contare che allo stadio Al Thumama di Doha andrà in scena la rivincita della partita di Lione nei mondiali del 1998 ribattezzata "la madre di tutte le partite": in quell'occasione vinse l'Iran 2-1 dopo che i suoi calciatori avevano regalato rose ai rivali prima della gara.