"Lascio con dolore il ruolo di presidente". Il Milan è cinese 

Dopo mesi di voci e smentite va finalmente in porto la cessione a Sino Europe Sport di Li Yonghong

"Lascio con dolore il ruolo di presidente". Il Milan è cinese 

Il Milan è cinese. Con il pagamento dell'ultima tranche si è conclusa la cessione a Sino Europe Sport (SES, il fondo guidato da Li Yonghong) si è chiusa l'operazione.


Chi sono i protagonisti

  • L'Associazione Calcio Milan S.p.A., nota anche come A.C. Milan o Milan. Società calcistica italiana fondata nel dicembre 1899, appartenente dal 1986 al Gruppo Fininvest.
  • Yonghong Li, presidente di Sino Europe Sports Investment Management Changxing Co., 46 anni, nel 1994 si è mosso dalla Cina verso Hong Kong dove è stato a capo di tre società, che però oggi non esistono più secondo i dati pubblici

Ai 250 milioni di euro già versati, se ne sono aggiunti altri 270 per arrivare ai 520 milioni necessari a rilevare il 99,93% del Milan, cui  vanno sommate le garanzie bancarie, arrivando così a 740 milioni. I fondi mancanti versati oggi dovrebbero essere 370 milioni di euro. 

 


Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev - Agi

 


L'affare spiegato da Finivest

Gli estremi dell'accordo sono quelli resi noti a suo tempo e prevedono una valutazione complessiva dell'AC Milan pari a 740 milioni di Euro, comprensivi di una situazione debitoria stimata al 30 giugno 2016, come da intese fra le parti, in circa 220 milioni di Euro. A quanto incassato da Fininvest si aggiungono 90 milioni di Euro a titolo di rimborso dei versamenti in conto capitale eseguiti dalla stessa Fininvest a favore del Milan dal 1 luglio 2016 ad oggi. Gli acquirenti hanno confermato l'impegno a compiere importanti interventi di ricapitalizzazione e rafforzamento patrimoniale e finanziario di AC Milan


Per mesi si sono rincorsi dubbi e indiscrezioni sulla solidità dell'operazione. "I cinesi assicurano che l'impegno finanziario verrà rispettato con o senza l'autorizzazione del governo", sottolineavano le fonti.

Perché tanto tempo per chiudere l'affare

Sul ritardo del closing, slittato diverse volte, pesano vari fattori:

  1. La stretta sulla fuoriuscita di capitali imposta dalle autorità cinesi a partire da fine novembre scorso, che per SES si è tradotto in lungaggini burocratiche.
  2. Il nulla osta a ogni investimento estero deve arrivare da tre enti:
    1. La National Development and Reform Commission (NDRC),
    2. Il Ministero del Commercio (Mofcom),
    3. La State Administration for Foreign Exchange (SAFE).

"In assenza delle autorizzazioni da Pechino, SES ha percorso una strada parallela – sottolineano le fonti – impegnando capitali che sono già fuori dalla Cina. Sono soldi dei medesimi investitori che compongono la cordata. Non sappiamo se appartengono a tutti i soci o solo ad alcuni di questi, ovvero coloro che avevano capitali già disponibili all'estero". Il 14 aprile Rossoneri Sport Investment la società fondata il 21 dicembre 2016 (legata tramite Chen Huashan alla società veicolo di Hong Kong Rossoneri Sport Investment Co. Limited), già indicata dalla stampa italiana a febbraio come la società destinata a diventare l’effettiva proprietaria di AC Milan, e di cui Li Yonghong risulta essere l’unico proprietario.

Spunta un fondo americano

E' stato un hedge fund americano, il fondo Elliot, a prestare a Li Yonghong i soldi necessari per concludere l'affare: 320 milioni. Come garanzia ha dato oltre ai suoi beni anche tutte le sue quote del Milan. Li dovrà quindi trovare una soluzione per rimborsare il fondo americano che ha concesso il finanziamento a interessi molto alti (11-13%) e con scadenza a 18 mesi. 

Leggi anche: tutti i retroscena dell'operazione

 

Perché non è la stessa operazione dell'Inter

Non è solo l'introduzione di controlli più stringenti sull'export di capitale ad aver reso questo affare così incerto. Secondo chi lavora a stretto contatto con SES, è difficile fare un confronto con l'altra squadra milanese, di cui si ignora l'intera durata dell'operazione, circolata sulla stampa a cose fatte. SES avrebbe commesso il grande errore di rendere noto l'interesse sul Milan in largo anticipo sulla tabella di marcia, alimentando aspettative. E infatti oggi la comunicazione del fondo è affidata a una società italiana.

L'ombra del 'no' di Pechino sull'operazione

Il nulla osta di Pechino serviva ad autorizzare l'esportazione del capitale e l'acquisto di quote in una società straniera. In assenza dei permessi, non si sarebbe trattato più di acquisto di quote ma di sponsorizzazione, diventando quindi un'operazione puramente commerciale. 

Lo schema che Sino Europe ha seguito prevede la fusione con una società vuota già quotata – una "shell company" -  rendendo automatica la quotazione del club rossonero per due miliardi di euro. Che rispetto ai 700 spesi per l'acquisto, era un bell'affare. 

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