La favola del Leicester, piu' forte del grande business

La favola del Leicester, piu' forte del grande business
Leicester (afp) 

Roma - Il business domina il calcio ma la Premier League, il campionato piu' ricco del mondo, quest'anno lo vince una squadra di 'sfigati' di provincia, il Leicester, promossa nella massima serie nel 2014 e che l'anno scorso si e' salvata miracolosamente. Piu' che una storia di calcio quella del Leicester e' una favola, un sogno che diventa realta'. A 40 anni dalla grande impresa di Brian Clough con il suo 'magico' Nottingham Forrest, la storia si ripete e la Premier la vince un'altra squadra di gregari, che ruba la scena alle 'grandi' del campionato inglese. L'allenatore stavolta e' un italiano, il testaccino Claudio Ranieri, 64 anni, un veterano che, dopo aver allenato big come Napoli, Juve, Roma, Inter, Fiorentina, Chelsea, Atletico Madrid, Valencia e dopo un deludente esonero come ct della nazionale greca, approda in questa cittadina industriale di neanche 300 mila abitanti delle Midlands e conquista il suo primo scudetto con una Cenerentola del calcio, i 'Foxes', comprati nel 2010 dai King, una catena di negozi duty free thailandese.

Maestro di calcio quasi in pensione, soprannominato 'er minestra' per il suo gioco da 'minestra riscaldata', difensivista e scontato, Ranieri a Leicester tira fuori doti da grande 'chef': rivoluziona la squadra, le insegna a mantenersi corta, a coprire il campo, a blindare l'area di rigore e a ripartire giocando di prima, veloce. Ranieri ha una rosa di undici signor nessuno, da cui tira fuori il massimo. A fare la differenza sono due gioielli: un mancino, il fantasista algerino Riyad Mahrez, classe '91, proveniente dalla banlieu parigina, costato 750 mila euro ed eletto quest'anno miglior giocatore della Premier dai suoi colleghi calciatori e il centravanti Jamie Vardy, scelto come miglior giocatore dell'anno dai giornalisti, il bomber dei poveri, ex operaio di 29 anni, che fino a quattro anni fa giocava tra i dilettanti e che quest'anno ha segnato 11 gol di fila, rubando alla stella del Manchester United, Ruud Van Nistelroy il precedente record, fissato dall'olandese a quota 10. Gli altri attaccanti sono il trentenne argentino Jose' Leonardo Ulloa, e il giapponese Shinij Okazaki, anche lui trentenne, ex Mainz. Dietro, a centrocampo, fa da diga un giovanotto classe '91, il francese N'Golo Kante', brevilineo, gran recuperatore di palloni e formidabile corridore. Sempre a centrocampo troviamo un ex Manchester United Danny Drinkwater, classe '90, uomo- assist, e lo svizzero di origine turca Gokhan Inler, ex Udinese ed ex Napoli. Tra i pali c'e' il danese Kaspar Schmeichel, trentenne dal cognome impegnativo: figlio di Peter, uno dei portieri piu' forti del mondo. In difesa, il capitano, Westley Nathan Morgan, 32 anni, inglese naturalizzato giamaicano, il 19enne Yohan Benalouanne, ex Fiorentina e il tedesco Robert Huth, ex Chelsea, pupillo di Ranieri, grintoso centrale e gran colpitore di testa. Sulla fascia, il nazionale austriaco, Christian Fuchs.

Ranieri con questo materiale non proprio di grande qualita', ha fatto il miracolo, il capolavoro della sua carriera, mettendo insieme una squadra umile, senza fronzoli, ben organizzata, disposta in campo con un 4-4-2, che fa del contropiede e della rapidita' le sue armi migliori, non potendo far tesoro del possesso palla, perche' non ha le qualita' tecniche per farlo. "Mai visto giocatori cosi' affamati" spiega Ranieri, aggiungendo sornione: "Mi spavento per quanto mangiano. Le prime volte mi sorprendevo, poi ho imparato a sorridere. Se corrono cosi' tanto, mangino quello che vogliono". L'impresa del Leicester non e' solo quella di un David che sconfigge i Golia del calcio, ma e' quella di una squadra di 'poveracci' che si prende la rivincita sui ricchi del football, soffiando lo scudetto dalle maglie di club blasonati e straricchi come il Chelsea, il Manchester United, il Manchester City, l'Arsenal, il Tottenham. Gli inglesi hanno inventato il calcio e da dieci anni a questa parte l'hanno trasformato in una macchina per fare soldi. Tutto il calcio mondiale e' diventato un grande business, ma quello inglese lo e' di piu'. 'Money, money, money'. Il segreto della Premier, che il Leicester ha in parte sfatato, consiste nel considerare le squadre di calcio come aziende che devono produrre utili, attraverso la vendita dei biglietti, il merchandising e soprattutto i diritti televisivi.

Il calcio inglese e' trasmesso in 212 paesi: e' un grande business mondiale. I diritti nazionali costituiscono circa il 60% della torta e sono divisi per il 50% in parti eguali tra i vari club, per il 25% in base al numero di volte in cui i club sono trasmessi in diretta tv e per il 25% in base alla classifica annuale. Il restante 40% dei diritti proviene dall'estero ed e' diviso in parti eguali, ma ovviamente e' spartito solo tra quel ristretto numero di club che si sono qualificati nelle Coppe europee. Tuttavia le squadre inglesi non incassano soltanto, ma investono anche tantissimo, per comprare giocatori e pagare ingaggi stellari. Negli ultimi anni, nonostante la loro trasformazione in aziende, le squadre della Premier Legue hanno perso collettivamente oltre 300 milioni di sterline e la maggior parte dei club fatica a pareggiare i bilanci. Roman Abramovich ha speso piu' di un miliardo di sterline per il Chelsea da quando lo ha acquistato nel 2003. Sheikh Mansour di Abu Dhabi ne ha investite altrettante nel Manchester City dal 2008. Dubai, Emirati, Qatar e Barhain vedono il calcio come un modo per espandere i rispettivi brand di ricchi paesi del Golfo e i loro fondi sovrani sono in competizione l'uno con l'altro. Il Qatar non controlla un club, ma ha vinto i diritti per ospitare nel 2022 i Mondiali di Calcio e ha messo sul piatto un ricco budget. Abramovic si e' svenato per i Bleus, ma in cambio ha ricevuto una pubblicita' fantastica. La famiglia statunitense Glazer ha comprato il Manchester United nel 2006, trasformandolo in un brand globale, capace di generare montagne di liquidita'.

Il calcio costa ma porta anche una grande quantita' di cash. L'Arsenal, controllato da Stan Kroenke, ha 120 milioni di sterline cash e ha generato 400 milioni di capital gain con la quotazione azionaria. Anche per questo il miliardario anglo-iraniano Farhad Moshiri ha provato, senza riuscirci, a scalarlo, arrivando fino al 30% che poi ha rivenduto, incassando 200 milioni di sterline reinvestite per comprarsi il 40% dell'Everton. Poi pero' quest'anno e' arrivata la favola del Leicester a sfatare il mito del calcio come grande business e una squadretta di mezzi brocchi, considerata poco piu' che mediocre, senza grandi mezzi, ha sbancato il campionato piu' ricco del mondo. (AGI)