Flop Brasile, gol di mano la elimina dalla Coppa America

A Foxborough vince il Perù 1-0. Verdeoro a casa nella fase a gironi, non accadeva dal 1987

Flop Brasile, gol di mano la elimina dalla Coppa America
Peru - Brasile (afp) 

Foxborough (Stati Uniti) - Dopo l'Uruguay, la Coppa America del Centenario perde il protagonista piu' atteso, il Brasile, sconfitto 1-0 da quel Peru' che non lo batteva da 31 anni. Si è chiusa cosi' nella fase a gironi, per la prima volta dal 1987, l'avventura verdeoro in Coppa America: dopo lo 0-0 all'esordio contro l'Ecuador e la goleada su Haiti, la nazionale di Carlos Dunga ha ceduto 1-0 al Peru' a Foxborough e col terzo posto nel gruppo B saluta anticipatamente la compagnia. Ma la Selecao ha di che recriminare visto che il gol vittoria e' stato siglato da Raul Riudiaz, a 16 minuti dalla fine, con un chiaro tocco con la mano sul cross di Polo. "Abbiamo visto tutto ma l'arbitro ci ha detto che ne ha discusso col quarto uomo e per loro non era successo niente - lo sfogo dell'interista Joao Miranda - Abbiamo provato a segnare sin dal primo minuto ma la palla non voleva entrare. Il calcio e' cosi', se non fai gol lo paghi". Il Brasile si mangia le mani, anche perche' in pieno recupero Elias ha sprecato la ghiotta chance per un pari che sarebbe bastato a passare il turno. Sulla graticola il ct Carlos Dunga: gia' prima che cominciasse il torneo la sua posizione era in discussione, tanto che si vociferava un cambio alla guida tecnica della selezione olimpica in caso di flop in Coppa America. "Temo solo la morte, non l'esonero - ha subito messo in chiaro - Il presidente sa quello che stiamo facendo, come stiamo lavorando, siamo consapevoli anche delle pressioni e delle critiche, che quando lavori per il Brasile arrivano inevitabilmente se i risultati non sono positivi. Ma al nostro interno sappiamo come stiamo lavorando. Abbiamo applaudito per il lavoro di ricostruzione fatto dalla Germania in 14 anni e in Brasile vogliamo cambiare tutto in due minuti". "Nel calcio bisogna avere pazienza quando si comincia a lavorare, bisogna insistere e avere fiducia in quello che si fa. Quando non arrivano i risultati, la gente e' meno tollerante ma dopo il 1970 il Brasile non ha vinto per molto tempo. E poi, dal '94 al 2002, abbiamo vinto tantissimo e ci siamo abituati a vincere. Ora siamo in un periodo di transizione e serve pazienza, quella che ha avuto la Germania". Avanti va il Peru', con tanto di primo posto nel girone e quarto di finale con la Colombia, secondo si piazza l'Ecuador, atteso ora dagli Stati Uniti, grazie al 4-0 su Haiti: gara chiusa gia' al 20' con i gol di Enner Valencia e Ayovi, nella ripresa le altre due reti siglate da Noboa e Antonio Valencia. Restano da stabilire gli altri due quarti di finale: gia' qualificate Messico, Venezuela e Argentina, l'ultimo posto se lo contendono Cile e Panama.

 

Per il Brasile è un'altra pagina del triennio orribile di figuracce, dall'umiliazione del 7-1 con la Germania nel mondiale organizzato in casa alle lacrime dopo i rigori col Paraguay nella Coppa America dello scorso anno. Ma Dunga, chiamato a sostituire Scolari dopo la debacle del 2014, non pensa alle dimissioni: "Non temo l'esonero, ho paura solo della morte. Abbiamo lodato la Germania per i 14 anni di lavoro di ricostruzione", ha replicato ai giornalisti dopo l'eliminazione, "e in Brasile vogliamo cambiare tutto facilmente in due minuti. Nel calcio, bisogna avere pazienza quando si inizia un lavoro, si deve persistere e si deve avere fiducia in quello che stai facendo. Quando non si ottengono risultati, le persone sono meno tolleranti. Per lungo tempo il Brasile ha vinto tanto, fino al 1970. Poi dal 1994 fino al 2002 abbiamo vinto molto e così i brasiliani si sono abituati a vincere. Ora siamo in un periodo di transizione e dobbiamo essere pazienti. La Germania ha avuto pazienza". (AGI)