Farfalla e profeta, la rivoluzione del "Greatest of all time"

Farfalla e profeta, la rivoluzione del "Greatest of all time"
 Mohammed Ali cassius clay

Phoenix - Sul ring, l'ultimo match di Muhammad Ali era stato contro Trevor Barbick l'11 dicembre del 1981, ma il suo ultimo combattimento e' terminato venerdi' 3 giugno ed era durato 30 anni, da quando gli era stato diagnosticato il morbo di Parkinson. Nato con il nome di Cassius Marcellus Clay Jr. l'uomo che diverrà The Greatest, il più grande pugile di tutti i tempi, aveva cambiato il nome in Muhammad Ali quando si era convertito all'Islam e per questo fu soprannominato il Profeta. Atleta capace di danzare come una farfalla attorno agli avversari, ma soprattutto un mito e un simbolo anche fuori dal ring, Muhammad Ali era nato il 17 gennaio del 1942 a Louisville (Kentucky) e il suo debutto sulla scena mondiale era stato alle Olimpiadi di Roma nel 1960 quando aveva conquistato l'oro per i pesi massimi.
Quattro anni dopo era stato incoronato campione mondiale professionista. Sul ring della vita dovette cominciare a combattere molto presto essendo cresciuto nel sud dell'America dei pregiudizi razziali e la discriminazione. Forse proprio per questa sua rabbia abbraccio' la boxe, a cui arrivo' per caso e uno strano incontro del destino, quando a 12 anni gli rubarono la moto. Cassius disse alla polizia che voleva picchiare il ladro e l'agente, Joe Martin, era anche allenatore di pugili in una scuola locale. Il 'più grande' comincio' allora a lavorare con Martin per imparare la tecnica della boxe e ben presto salì sul ring. Fu un crescendo di successi. Cassius riusciva ad accompagnare alla figura imponete (era alto 1,91), la velocita' e la leggerezza della danza: un'accoppiata vincente che lui stesso, anni piu' tardi, fotografò dicendo che sapeva "volare come una farfalla e pungere come un'ape". Dopo aver conquistato l'oro olimpico contro il polacco Zbigniew Pietrzkowski ai Giochi di Roma, Cassius passò al professionismo, continuando a vincere sul ring. E comincio' a inanellare una serie di successi: nel 1963 batte il peso massimo britannico Henry Cooper, nel 1964 a 22 anni batte Sonny Liston e diventa campione mondiale dei pesi massimi. Batte di nuovo Liston nel 1965. E nel marzo del 1971 al Madison Square Garden di New York di fronte a Joe Frazier con una borsa mai vista per l'epoca (2,5 milioni di dollari per ciascuno) subì la sua prima sconfitta.

La sfida che fece entrare The Greatest nella leggenda e nel cuore degli sportivi di tutto il mondo fu il 'combattimento della giungla' del 30 ottobre 1974 a Kinshasa, nell'allora Zaire, contro George Foreman. Il suo rivale arrivò nella città africana come un professionista che voleva conservare il proprio titolo, Alì fu accolto come il liberatore di un intero continente, il fratello nero a cui i bambini lanciavano il grido di implorazione ''Ali boma ye'', ''Ali uccidilo''. E lui seppe incassare i colpi di Foreman per otto round prima di vincere per ko e recuperare il titolo mondiale dei pesi massimi. Il promotore Don King raccolse 10 milioni di dollari, tra gli spettatori c'era anche il presidente Mobutu.

Alì tornerà a sconfiggere il suo acerrimo rivale, Joe Frazier, il 1 ottobre del 1975. Ma nel 1967, dopo essersi dichiarato apertamente contrario alla guerra in Vietnam, comincia una nuova battaglia: chiamato nell'esercito nell'aprile del 1967, rifiuta di arruolarsi adducendo il suo credo religioso e la sua opposizione alla guerra: viene arrestato, privato del titolo mondiale e della licenza di pugile. E comincia una battaglia con il Dipartimento di Giustizia americano che lo tiene fuori dal ring per tre anni, sette mesi e quattro giorni nel momento migliore della sua carriera sportiva e prestanza fisica. La Corte Suprema americana revoca la condanna nel giugno del 1971. Si ritira dal ring nel 1981 con un record di 56 vittorie (37 per k.o.) e cinque sconfitte (una sola per k.o.); e tre titoli mondiali dal '64 al '67, dal '74 al '78 e poi per un'ultima breve parentesi nel '78, quando viene incoronato migliore sportivo del XX secolo. Dopo il suo ritiro, dedica gran parte della sua vita alla filantropia. Nel 1984 annuncia la malattia, una condizione neurologica degenerativa, e il suo impegno e nella raccolta di fondi per l'Ali Parkinson Center Mahoma a Phoenix, Arizona. Nel 1998 viene nominato Messaggero di Pace dalle Nazioni Unite per il suo lavoro nei Paesi in via di sviluppo. Ormai è una leggenda unica dentro il mondo dello sport, accettato da tutti bianchi e neri, come il vincitore della battaglia dell'uguaglianza dei diritti, a prescindere dal colore della pelle e del credo religioso. (AGI)