Perché ci manca ancora tanto Mike Bongiorno

Per i dieci anni dalla sua scomparsa, l’8 settembre 2009, le tv rivoluzionano i loro palinsesti, Mediaset e Rai allestiscono un eccezionale collegamento congiunto e gli italiani rimpiangono l’ottimismo del suo “Allegria!”

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Un “Mike day” targato Raiuno e Canale 5, lo studio 7 Mediaset a  Cologno Monzese che ora si chiama come lui, radio, tv, social impegnati nella celebrazione e perfino Rai e Mediaset che stasera 7 settembre, in suo onore depongono eccezionalmente le armi per un collegamento speciale tra  “Porta a Porta” e Canale 5, Bruno Vespa, Daniela Zuccoli e l’ultimogenito Leonardo da una parte, Gerry Scotti con Michele e Nicolò Bongiorno dall’altra.

Se a dieci anni dalla sua scomparsa, a 85 anni, decisa da un infarto l’8 settembre 2009 a Monte Carlo, in una suite dell'Hotel Metropole, dov’era in vacanza con la moglie Daniela, Mike Bongiorno è così presente non solo nei palinsesti tv celebrativi e nella memoria di chi la tv la fa, ma anche nei cuori di chi semplicemente la guarda, la ragione sta probabilmente e semplicemente nella nostalgia per il suo mantra “Allegria!” che rispecchiava un’Italia parecchio più fiduciosa e spensierata di quella odierna: un’era che oggi sembra paleolitica, dove le famiglie la sera non si smembravano più a favore dei loro smartphone ma si riunivano davanti alla tv, con l’irrinunciabile giovedì di Rischiatutto tutti rigorosamente chiusi in casa a seguire le risposte della signora Longari, di Massimo Inardi and Co..

Non per niente alla presentazione dei palinsesti Rai che omaggiano Mike con un’intervista di Vincenzo Mollica a Fiorello, un Techetechetè e, tra l’altro, un Porta a Porta dedicato con Amadeus, Carlo Conti  e Flavio Insinna concorrenti nelle cabine originali del Rischiatutto e Marco Liorni notaio, era tutto un rimpiangere quei bei tempi andati: il presidente della Rai Marcello Foa nostalgico per quell’Italia “che guardava al futuro” e quella Rai “spensierata”, l’ad Fabrizio Salini che ricorda come Bongiorno incarnasse “coesione e inclusione, due ruoli fondamentali del servizio pubblico” e Bruno Vespa che guarda ancora più indietro di Rischiatutto, ai tempi di Lascia o raddoppia, “quando l’Italia cresceva, i figli avevano la certezza di un futuro migliore di quello dei loro genitori” invocando addirittura la protezione dello storico collega: “Spero che Mike ci benedica e ci porti nel paese un po’ di allegria che negli anni abbiamo perso”.

Nostalgia canaglia per un Paese che non conosceva ancora gli “haters” ma anche doveroso riconoscimento all’uomo che ha inaugurato la tv pubblica nel 1954 con “Arrivi e partenze”, inventato il telequiz, surfato tra tv pubblica e commerciale, che ai telespettatori parlava semplicemente, perché come sottolineato Vespa, in tv bisogna farsi capire. E non è semplicemente un caso se Mike è stato uno dei più imitati, da Gigi Sabani a Fiorello, passando per Fabio Fazio.

Il conduttore che ha unito all'Italia

La programmazione Rai e quella Mediaset, con in prima serata su Canale 5 “Mike Day”, riproposizione di una serie di momenti degli storici  “TeleMike”, dei “Telegatti” de “I tre tenori” e “Buon compleanno Canale 5” celebreranno il conduttore che non solo ha unito l’Italia anche linguisticamente portando in tv meridionali, settentrionali e isolani ma che prima dei reality show ha puntato sulla forza televisiva degli sconosciuti, non solo tatuati o sedicenti influencer però, ma appassionati ed esperti di questa o quella materia.

Sul conduttore del “Signora Longari, mi è caduta sull’uccello” (frase mai pronunciata come forse chiarirà di nuovo la stessa concorrente ospite nello speciale di Vespa, la prima fake news in un’epoca in cui le fake news non esistevano) sono state scritte migliaia di pagine a cominciare dalla “Fenomenologia di Mike Bongiorno” in cui nel 1963 Umberto Eco scandagliava la tecnica comunicativa del presentatore e il suo personaggio tv fatto, scriveva di  “una mediocrità assoluta unita ad un fascino immediato e spontaneo e a una  sincera e primitiva ammirazione per colui che sa.  In lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica”. 

Ma chi guarderà le trasmissioni dedicate potrà scoprire un Mike Bongiorno attore (ad esempio in Totò-Lascia o raddoppia”) autore di canzoni, protagonista di gaffe inedite scovate da Techetechetè. “Michael Nicholas, Salvatore Bongiorno, in onda Mike” il documentario in prima serata su Rai Storia l’8 settembre in prima serata racconterà vita pubblica e privata dell’italoamericano che è stato anche staffetta partigiana, ha vissuto l’esperienza del campo di concentramento e dopo i fasti tv, in vecchiaia ha ritrovato un’eterna giovinezza con Fiorello.

La moglie Daniela Zuccoli vorrebbe che fosse celebrato “non solo come presentatore di quiz ma come uomo che ha fatto un po’ di storia d’Italia” e ha chiarito  di trovare “speciale” il fervore che accompagna questo decimo anniversario della morte di Mike, con la gente che la ferma per strada e tanti comuni che aspettavano i dieci anni dalla morte previsti dalla legge  per potergli finalmente intitolare vie e piazze. Forse è solo nostalgia della sua semplice ma preziosa allegria.



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