Chi è Sfera Ebbasta e come fa ad avere 4 milioni di ascoltatori su Spotify

Manuale per genitori indi(e)pendenti/2. Non è semplice portare a casa più di quattro milioni di ascolti al mese su Spotify. Ma la musica, non ce ne voglia, è un’altra cosa. E non è solo una questione di metrica

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Sfera Ebbassta 

Ben ritrovati con il vostro manuale per genitori indi(e)pendenti, la rubrica di Agi che spiega a voi vecchiardi perché i vostri figli ultimamente preferiscano la trap alla droga e quale delle due cose sia più pericolosa. Quindi vi invito, come ogni settimana, ad allacciare le cinture, spegnere la tv che tanto, anche se pregate, l’Italia, davvero, giuro, questi mondiali non li gioca; e riporre in cassaforte quei biglietti per il concerto di Roger Waters che, non si sa mai, ascoltando qualche pezzo dell’artista di questa settimana, potrebbero prendere fuoco per intervento di Santa Cecilia.

Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta

Gionata Boschetti, 26 anni, da Cinisello Balsamo, in arte Sfera Ebbasta, è un cantante pioniere in Italia di un genere, la trap appunto, che per ragioni che sfuggono ai più, sicuramente a me, negli ultimi anni si è impadronito delle classifiche mondiali con una facilità paragonabile solo alla conquista della Kamchatka quando giocavamo a Risiko.

E, come la Kamchatka, nessuno si è mai preoccupato di capire se trattasi di realtà tangibile o meno. Lo è. Ho controllato io. Anzi, ho proprio fatto una ricerca accuratissima (su Wikipedia) e a quanto pare il genere esiste davvero. Si diffonde, tipo epidemia, nel Sud degli Stati Uniti agli inizi degli anni ’90 ma rimane in gestazione una ventina d’anni prima che i maghi del rap si accorgano dell’esistenza, se ne innamorino e diffondano il virus senza pietà. Quindi ormai non resta che arrendersi e, per chi vive la fortuna di doversi tenere aggiornato a tutti i costi su qualsiasi vaccata il mercato musicale piazzi sul bancone la mattina, ascoltarlo.

Effettivamente il nostro Boschetti da Cinisello Balsamo (“Ciny” come ama chiamarla) è uno dei primi, intorno al 2011, a proporre il genere su YouTube ma con scarso successo. Il fiore sboccia nel 2014 quando un produttore cui nome ricorda un personaggio di Happy Days, Charlie Charles, con un colpo alla Fonzie riesce a prendere il prodotto e farlo diventare appetibile per le etichette discografiche. Parte così la parabola di Sfera Ebbasta che irrompe a gamba tesa nel 2015 in classifica e nelle nostre vite con XDVR. Si presenta immediatamente al mondo come una specie di versione rap-style di Solange, solo estremamente più irritante; cosa che ingolosisce Piero Chiambretti che lo vorrà spesso in tv con lui.

La trap, come genere, storicamente, così dice wikipedia, è legata alle narrazioni di storie di droga, le cosiddette “Trap House” infatti ad Atlanta erano proprio gli appartamenti dove la droga veniva tagliata e impacchettata. Storie dure che Sfera Ebbasta raccoglie e ripropone nei suoi versi fin dal principio in salsa milanese: Un chilo nel baule, ah, per davvero/Cuscino senza piume, ah, per davvero/In giro tutto il giorno si, per davvero/Sotto i palazzoni, mmmh, per davvero/E ho mollato scuola si, per davvero/E ne fumo cinque all'ora si, per davvero/Mia mamma non lavora no, per davvero/E farò una rapina, rrrrahh, per davvero/I frà fanno le bustine, mmmh, per davvero/E poi le vendono in cortile, mh, per davvero/Fanculo alla madama, ah, per davvero/Scippiamo una puttana, si, per davvero

La materia prima insomma è questa, una drammaturgia che strizza l’occhio all’istigazione a due/tre reati del codice penale. Musicalmente si rispetta il minimalismo del genere e a noi viene subito da chiederci quale sia il confine tra il minimalismo e il vuoto. Voglio dire, se affidiamo casa nostra a un arredatore che ce la consegna vuota, non pensiamo che sia un minimalista, pensiamo che sia un truffatore, o sbaglio? Ma noi non siamo quel genere di persone che si fermano alla prima impressione, per cui andiamo avanti. E smettetela di fare “no” con la testa, non esiste solo De Andrè a questo mondo. Anche se le nostre orecchie già chiedono pietà e vorrebbero iniettarsi immediatamente una dose di genoana genialità.

Il successo cresce ancora col secondo album, l’omonimo Sfera Ebbasta. Il riscatto sociale non si è evidentemente concluso, le storie parlano ancora di fuggi fuggi dalle luci blu (della polizia I suppose), ancora difficoltà, vita di strada, droga. Se dovessi dar retta all’amico Gionata, la sua Cinisello Balsamo me la immagino come il Bronx, dove bande di ragazzoni di colore due metri in lunghezza e larghezza, suddivisi in gang dai nomi terrificanti tatuati sulla schiena a fianco della Madonna, si sparano a vicenda tra un tiro a canestro e un altro usando un mattone al posto della palla.

Una specie di mondo post-apocalittico alla Ken il guerriero. Non ho mai avuto la fortuna di far visita al comune in questione e di certo il signor Boschetti non gli sta facendo una grande pubblicità, ma siccome in fondo ho l’anima di un avventuriero per le prossime vacanze ci faccio un pensierino. è forse in questo momento, all’ascolto del secondo album che mi viene in mente il motivo di tanta insofferenza rispetto a ciò che dice e scrive questo ragazzo. Il punto, che spero non risulti nella sua essenzialità anch’esso eccessivamente minimalista, è che non me ne frega niente. Mi spiego, le sue storie non sono credibili e non è credibile il modo in cui lui le mette in rima. Non riesce a coinvolgermi in nulla che racconti. Mi appare semplicemente come un ragazzetto sempliciotto e cafoncello di provincia che si è sgamato un modo facile per fare soldi su internet.

Buon per lui, intendiamoci, la disoccupazione si combatte anche con questi stratagemmi, e non credo sia semplice portare a casa più di quattro milioni di ascolti al mese su Spotify. Ma la musica, non ce ne voglia, è un’altra cosa. Se proprio vogliamo metterci a fare i tecnici, la metrica, seppur assecondando la struttura minimalista tipica della trap risulta vuota, spenta, inefficace. Viene il dubbio che sto Sfera Ebbasta sia tutto fumo, tanto fumo, amico, forse troppo fumo, e pochissimo arrosto.

Viene il dubbio che se si presentasse ai vostri figli senza denti d’oro, anzi “grillz” per l’esattezza (protesi in oro removibili che porta sopra i denti), i capelli rosso Coca-Cola e i ninnoli più kitsch di quelli per l’albero di Natale, non se lo filerebbe nemmeno sua cugina. Mi viene in mente il frigorifero di Tyler Durden in Fight Club “Che vergogna, un frigo pieno di contorni e nessun cibo vero”. Ecco, si, la sensazione è che manchi “la ciccia”.

Ma siccome nel lavoro mi vanto di essere stoico, passo all’ascolto di Rockstar, il disco della consacrazione. È diventata una star Sfera Ebbasta nel frattempo, se lo dice da solo, ma, bisogna ammetterlo, il pubblico gli dà ragione e i numeri stanno dalla sua. Rockstar entra di diritto nella storia della discografia nostrana, è il primo album italiano a prendere posizione nella classifica globale dei dischi più ascoltati sulla piattaforma Spotify. L’album contiene 11 tracce che all’uscita entrano, tutte e 11, nelle prime dodici posizioni della classifica italiana (concede giusto un sesto posto a Ed Sheeran). Mai successo. “Devo ascoltarlo” mi dico, un disco che piazza tutti i brani in classifica deve funzionare che manco Una donna per amico di Battisti. In questa nuova fase il giovine Boschetti pare essersi innamorato… di se stesso. Falso allarme. Tutto l’album, dannazione, è una spacconata che farebbe intimidire anche Silvio Berlusconi. Lui è la rockstar, lui è di ghiaccio, lui c’ha due donne nel letto, lui è ricco, lui non ti risponde se lo chiami, lui è il più figo della discoteca, lui si fa le canne (ma va?!?). Punto. Tutto si limita sempre e solo a questo. Che noia.

Sinceramente, non me ne voglia nessuno, ma se la malavita a Cinisello Balsamo si riduce a questo la cosa fa proprio ridere. Lungi da me offendere qualcuno, anzi, mica stiamo qui a fare a gara a chi c’ha il quartiere più violento, a chi sta peggio, a chi è più povero, a chi ce l’ha più corto; però questa ribellione trap in diretta dalla Brianza sembra abbastanza plastificata, e il ragazzo più preoccupato di scimmiottare un atteggiamento da gangster che di trovare spunti musicali interessanti. Anzi, non esiste proprio la musica, e il suo successo resta un vero e proprio mistero, così come la sua voce, contraffatta com’è in quasi la totalità della sua opera dall’effetto autotune, quello, per intenderci, che rende la voce metallica. Una cosa talmente triste che ho paura che nel prossimo futuro dovremo accompagnare i nostri figli ai concerti di Google Translate. Al concertone del primo maggio si presenta con due Rolex al polso che daranno adito alla solita inutile bagarre da tastiera su Facebook. Evidentemente ora che si è comprato due Rolex la scalata è finita. E adesso che ci resta di te? Quante canzoni potrai ancora scriverci sul fatto che ti sei comprato due Rolex e li indossi contemporaneamente come un Bianconiglio vestito male?

Dobbiamo tenere aperte le orecchie su ciò che ascoltano le generazioni future, perché se cerchiamo, anzi abbiamo bisogno di trovare, artisti che ci raccontino la nostra realtà per aiutarci a decifrarla, capirla. Sopportarla. è nella stanza dei nostri figli che vanno cercati. Le nostre di stanze, con i nostri dischi, i nostri ricordi, sono già diventati musei. Ma ciò non vuol dire che tutto vada bene. Sfera Ebbasta non va bene per niente. Anche se più di quattro milioni di utenti su Spotify ogni mese dicono il contrario.



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