Nuovo singolo dei Sottotono: “Noi unici, per l’ennesima volta”

Nuovo singolo dei Sottotono: “Noi unici, per l’ennesima volta”

“Quando siamo tornati a lavorare insieme nemmeno noi sapevamo bene quanto essere i vecchi Sottotono o quanto una cosa nuova: il suono resta quello dei ’90 ma in una versione 2.0”

sottotono nuovo singolo intervista

© Ufficio stampa Sottotono -

AGI - I Sottotono chiudono il cerchio del loro rientro nella scena rap/pop aggiungendo al loro bellissimo “Originali” questa “Poco male”. Sfiorato il nomen omen, in questo brano di male non ce n’è proprio, anzi, funziona alla grande; mira al centro rosso, al punto focale, e lo spezza proprio in due: l’invito a trovare sempre il lato positivo delle nostre umane storie arriva forte e chiaro, accompagnato da un sound che parte, si, dal rap anni ’90, quello che i Sottotono hanno preso e sdoganato per primi e meglio di chiunque altro forse al largo pubblico del pop, ma che arriva dritto dritto alle nostre orecchie sazie di volgarità, ripulendole con il senso che due artisti come Tormento e Big Fish, che sono anche due artigiani del suono e della parola, sanno dare al proprio lavoro.

In che modo “Poco male” si inserisce nella narrazione di “Originali”?

Tormento: Quando ci siamo messi di nuovo a lavorare insieme nemmeno noi sapevamo bene quanto essere i vecchi Sottotono o quanto essere una cosa nuova, poi noi siamo molto all’avanguardia e c’era perfino l’idea di sperimentare. Siamo riusciti a trovare questa quadra: il suono resta quello dei ’90 ma in una versione 2.0. è nato tutto in maniera naturale, abbiamo lasciato che fossero un po' le canzoni a parlare, perché in realtà per fare quei sei inediti abbiamo fatto una trentina di canzoni, abbiamo un sacco di materiale messo da parte. “Poco male” è stata scritta dopo, ma insieme a “Mastroianni” hanno un po' superato l’asticella, come se quella fosse una nuova sonorità dei Sottotono della quale siamo molto contenti.

Dunque nel momento in cui siete tornati avete fatto un ragionamento preciso sul sound che volevate proporre…?

Big Fish: Essendo noi degli amanti della musica nuova e non così tanto radiofonica, cool diciamo, abbiamo iniziato pensando che fosse giusta un altro tipo di strada. Poi ci siamo accorti che noi siamo il classico, il classico però 2.0, perché il classico degli anni ‘90 è giusto che rimanga negli anni ‘90, siamo nel 2022 e noi abbiamo cercato di riportare quel mondo nel 2022, con dei suoni nuovi ma tenendo un’atmosfera che fosse degli anni ‘90 rivista da due persone di 40 e passa anni. Sarebbe stato un po' sbagliato cercare di andare dietro al sound di ragazzi di 20-25 anni; noi per l’ennesima volta siamo unici in quello che facciamo, lo eravamo negli anni ‘90 quando tutti facevano un tipo di rap e noi facevamo una cosa che era completamente diversa, e lo siamo anche adesso, che stiamo facendo una cosa completamente diversa dagli altri. La cosa gratificante è che stiamo avendo dei grossi risultati, inaspettati tra l’altro, dopo tutti questi anni di stop.

Ultimamente si usa molto il termine “cantautorap”, lo abbiamo utilizzato spesso anche noi, forse a sproposito. Sembra che quando il rap è fatto bene diventa cantautorato, come se il cantautorato fosse un upgrade…

Tormento: Io spero che mi giudichino rapper e non cantautorapper…in realtà ci teniamo proprio alla crudezza del rap, portato nel mondo dei Sottotono, che è sempre così smooth, così morbido nell’affrontare le cose.

Big Fish: Poi le cose indie sono catalogate spesso come rap o R&B, ma l’R&B è un’altra cosa, è veramente un’altra cosa. Il rap non è musica indie, per carità, l’indie ha rivoluzionato la musica italiana, però è bene stare un po' attenti: l’indie non è rap e non è R&B, sono tre generi ben diversi e in Italia si fa sempre un mischione.

L’impressione è che i Sottotono siano sempre in cerca dell’originalità, e oggi è anche molto più complesso.

Tormento: I rapper di oggi tendono a fare musica giovane, usando termini giovani, accostandosi sempre ai giovani. Poi esce un Fibra, che rappresenta la sua età, e ti accorgi qual è il peso, qual è la differenza che puoi fare nei contenuti, e raccontare questo paese. Anche quello è il bello dell’essere originali, se buona parte della scena rap va in una direzione, per dare peso e significato alla musica, tu vai in un’altra. Senza togliere niente alla musica leggerissima, che apprezzo moltissimo, ci sono alcuni pezzi ignoranti rap che non dicono niente ma sono bellissimi (e ride). È bello quando sei originale, ma dando il peso alla musica.

Sembra che la priorità sia sempre quella di farcela rispetto all’essere originale…

Big Fish: Le due cose che hanno fatto perdere l’originalità sono Instagram e gli smartphone, ormai possiamo avere tutto quando vogliamo nel minor tempo possibile. Mio figlio ha 20 anni, ho vissuto l’inizio di Spotify in Italia grazie a mio figlio, mi sono dovuto operare alle orecchie per tutto l’autotune che sentivo a casa, ricordo i viaggi in macchina per andare al mare, con mio figlio che ascoltava per 4-5 ore quella musica. Ormai cercano di avere il maggior successo possibile nel minor tempo possibile, provando ad uniformarsi a quello che fa la massa, non capendo che se sei originale è meglio, duri, fai la differenza. Ma la gente è più affascinata dal successo immediato facendo quello che fanno gli altri, poi entrano in New Music Friday e pensano: “Ho svoltato la mia vita”. Noi siamo vecchia scuola anche nel modo di pensare, ma essere vecchia scuola non vuol dire essere vecchi, vuol dire avere dei valori. Perché siamo qua? E perché lo stiamo facendo? Siamo qui per portare roba nostra e perché ci diverte ancora tantissimo e non soffriamo l’ansia da prestazione che soffrono i giovani, che devono far vedere su Instagram che hanno raggiunto dei risultati. Il problema è la poca voglia di mettersi in gioco e andare sul sicuro.

Scrivete nelle note allegate al singolo “Un invito a trovare sempre il lato positivo di tutte le situazioni, anche quelle che sembrano irreparabili”, noi in questo momento viviamo una situazione drammatica, speriamo non irreparabile, la musica ha ancora questo potere di intervenire nelle nostre vite?

Tormento: La musica ha un potere fortemente curativo; studiando musicoterapia capisci ogni suono quale parte del corpo sta curando. Addirittura la fisica quantistica ci dice che la musica cambia la composizione delle cellule, vuol dire che tu ti trasformi in qualcos’altro quando ascolti la musica, te ne accorgi quando ti stai allenando o quando ti rilassi. È un peccato che il pubblico, investito da così tanta musica e info, non capisce più che la musica è una cura, scoprendo qual è la musica che li fa rilassare e quale li pompa, usandola come una droga, perché quello è alla fine. Molta della musica di oggi è disturbante, non è in equilibrio chi la sta producendo e molti se la fanno andar bene.

Big Fish: Una volta Nicola Savino mi ha raccontato che si stava allenando per la maratona di New York ascoltando “Grossa”, un mio pezzo, e mi diceva che se lo sarebbe voluto sentire a ripetizione durante la maratona, ma non è consentito ascoltare la musica con le cuffiette perché è considerato doping.

Dopo l’uscita di “Originali” sono usciti due grandi dischi rap, quelli di Fabri Fibra e Marracash, che ormai sono le nuove icone del rap italiano. Voi cosa pensate dei loro lavori?

Big Fish: Io sono chiaramente legato a Fibra, perché i suoi primi dischi ufficiali li ho prodotti io. Io penso che mentre Fibra nei dischi è Fibra sempre, Marracash invece riesce a captare delle nuove tendenze dall’estero e riesce a farle sue e proporle al massimo, perché è bravissimo a raccontare delle immagini, a raccontare dei mondi, ed è una cosa che ti tira dentro. Fibra è stato bravo a crearsi un personaggio ed è rimasto più o meno sempre quello; ed era molto difficile per lui fare il decimo disco, ragazzi, dieci dischi! Dopo tre dischi alcuni aprono una pizzeria, perché non hanno più niente da dire. Ma la grossa differenza, attenzione, è che Fibra è di Senigallia, Marracash è di Milano, Fibra racconta la provincia, Marracash racconta il disagio della città e dei quartieri, Fibra racconta il disagio della provincia. Ti faccio un esempio: Max Pezzali, Ligabue, Vasco, perché sono molto più orizzontali di tanti altri cantanti? Perché raccontano le storie di provincia, le storie del bar…e Fibra è stato quello. Fibra si veste ancora come un ragazzo di provincia e Marracash si veste benissimo con brand super in ed è fighissimo e fa parte del suo essere, non è che finge, Fibra si veste con la tuta della Adidas. Le differenze sono quelle, è Kanye West versus Eminem, Eminem avrebbe potuto comprarsi Gucci e Louis Vuitton tutto insieme, ma va in giro con la felpa col cappuccio, e veste come quello che monta il palco. Se io dovessi scegliere, in quanto provinciale, mi sentirei più vicino a Fibra, in quanto amante del rap ti dico che sono due facce della stessa medaglia, allo stesso livello, perché raccontano due storie diverse di due mondi diversi.

Secondo voi qual è il futuro di questo genere?

Tormento: L’Italia è sempre un pochino indietro, in epoca di internet basta poco per capire cosa arriverà con 5/6 mesi di ritardo, e su alcuni generi non ci arriva nemmeno. Quello che sembra è che le radici si siano perse, ma il rap è diventato un linguaggio che tu puoi mettere su un pezzo dance, su un pezzo di musica elettronica e quella per i puristi può essere una grave perdita. Noi che da piccoli sognavamo per il rap un futuro luminoso, perché sapevamo che il linguaggio del rap è troppo forte per passare inosservato, mentre tanti detrattori ci dicevano che non saremmo andati da nessuna parte; vedere che oggi si adatta a tanti generi musicali è una ricchezza. 

Porterete il vostro “Originali” dal vivo in due grandi eventi live a Milano e Roma. In questi due anni di pausa vi siete mai fermati a riflettere sulla considerazione che le istituzioni hanno di voi in quanto lavoratori dello spettacolo?

Tormento: Sono trent’anni che ci pensiamo. Basti pensare che la SIAE la scorsa settimana ha mandato il contributo COVID: 300 euro, che io che tengo famiglia ci faccio due spese e sono finiti.

Big Fish: Il governo è composto da anziani e la musica è vista dagli anziani come un passatempo, non come un lavoro. Quando poi noi sappiamo che oltre ai cantanti, che sono i privilegiati, ci sono un sacco di tecnici, ragazzi che ci mantengono delle famiglie, magari anche solo con il lavoro da disperati, d’estate, quando fanno i salti mortali per portare a casa provviste per l’inverno. Questa cosa il governo non l’ha tenuta in considerazione, l’hanno gestita male, ma perché non conoscono la materia, pensano: suonano la chitarra, se non la suonano per un anno, chi se ne frega. Non lo hanno fatto con cattiveria, sono ignoranti, sanno che c’è il Festival di Sanremo, e quello non può fermarsi, a parte quello non sanno niente.