Da Elisa a Giusy Ferreri, tutte le recensioni alle nuove uscite della settimana

Da Elisa a Giusy Ferreri, tutte le recensioni alle nuove uscite della settimana

Imperdibile l'ultimo album dei Rovere, il loro “Dalla Terra a Marte” rappresenta certamente un bel passo in avanti. Ottimo il singolo 'A me di Roma piace il rap' dei Cor Veleno e i Tre Allegri Ragazzi Morti, così come il nuovo singolo di Gianni Bismark

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© Maria Laura Antonelli / AGF 
- Giusy Ferreri 

AGI - In questo suo nuovo disco Elisa stiracchia tutto il suo talento, mentre Giusy Ferreri, intenzionata ad abbandonare la zona hit estiva della discografia propone un album ben congeniato.

E in tema di dischi ben congeniati imperdibile quello dei Rovere, il loro “Dalla Terra a Marte” rappresenta certamente un bel passo in avanti. I Cor Veleno e i Tre Allegri Ragazzi Morti invece questo disco insieme ce lo fanno davvero agognare, davvero ottima la loro “A me di Roma piace il rap”; così come il nuovo singolo di Gianni Bismark, uno dei quei “cantautorapper” da seguire con estrema attenzione.

Ottime le nuove uscite di Monica P, The Andre, Emanuele Colandrea e Pianista Indie; così come l’esordio di Qualunque, accompagnato dalla meravigliosa Marta Tenaglia. Chicca della settimana però è certamente “Ogni mia sbronza” di Amalfitano, di gran lunga la più bella voce maschile della musica italiana. A voi tutte le recensioni alle nuove uscite discografiche di questa settimana.

Elisa – “Ritorno al futuro/Back To The Future”

Nella già luminosa carriera di Elisa questo nuovo album potrebbe rappresentare un passo in avanti, non qualitativo, perché la qualità è la stessa di vent’anni fa: rara, chiara, abbondante; ma proprio a livello di percezione. Elisa propone ben 27 nuovi brani divisi in due diversi album cantati in due diverse lingue, l’italiano, che probabilmente ha permesso che le sue canzoni entrassero nel cuore di un popolo, il nostro, che la parlata straniera non è che la mastichi esattamente con gusto, e l’inglese, che è la lingua con la quale si sarebbe voluta proporre, salvo poi cedere alle insistenze di Caterina Caselli e Zucchero e decidere, vent’anni fa appunto, di cantare a Sanremo “Luce (tramonti a nord est)”, e il resto della storia lo sappiamo e ci porta esattamente qui. In questo doppio album la cantautrice triestina stiracchia tutto il suo talento, rompe i confini imposti dal mercato sotto tutti i punti di vista, ci emoziona tanto quando canta in italiano, con quella sua capacità innata di farci fluttuare con il suo meraviglioso timbro sempre a mezz’aria, bellissimi in questo disco brani come “Come te nessuno mai”, “Non me ne pento” e “Chi lo sa”, oltre naturalmente alla splendida “O forse sei tu”, portata in gara al Festivàl dell’Ariston; e ci emoziona tanto con l’inglese, una lingua che le permette di essere altro, di essere ciò che in Italia il pubblico percepisce sempre in maniera distorta, come se fosse un capriccio o, peggio, un modo per mascherare delle lacune in termini di validità del testo. Niente di tutto ciò. Elisa in inglese spiega le ali, si diverte in pezzi perfettamente congeniati come “Drink To Me”, “I Feel ItIn The Earth”, “Ordinary Day” e “Fuckin’Believers”. Dimostra anche in questo doppio lavoro dunque di essere particolarmente centrata nel suo ruolo, dimostra di saper non solo interpretare ma anche leggere, come se fosse esterna, la propria cifra stilistica. Elisa è certamente un’artista che sta scrivendo la storia della nostra musica, lo sappiamo, e non da oggi, ma già dopo pochi accordi di quel felice esordio. Ok. Ma quel che più stupisce è la capacità di non ubriacarsi di se stessa, della propria personalissima visione, e di restare, nonostante il passare degli anni, anche tra le più contemporanee.

Cor Veleno e Tre Allegri Ragazzi Morti feat. Metal Carter – “A me di Roma piace il rap”

Anche a chi vive altrove piace il rap, specie quando fatto bene, e quello dei Cor Veleno non è neanche da mettere in discussione. Poi questa nuova liaison con i Tre Allegri Ragazzi Morti, che sfocerà presto in un disco, non solo è azzeccatissima ma i due progetti riescono ad evidenziarsi a vicenda, tutto arriva alle orecchie definitivo, raffinato, meravigliosamente artigianale.

Giusy Ferreri – “Cortometraggi” 

Giusy Ferreri non ne vuole più sapere di tormentoni estivi, il che è un’ottima notizia per chi, così, per dire, poi quei tormentoni estivi li deve ascoltare per forza per lavoro. Lo ha detto chiaramente anche durante la conferenza stampa di presentazione del disco, con il garbo e la dolcezza che la contraddistinguono, in poche parole: “Ci siamo divertiti, ma anche basta”. Siamo con te cara Ferreri, non solo perché ci eravamo ripromessi di colpirci a morte con un disco dei Pink Floyd alla prossima hit in cui ti accompagnavi a personaggi come Baby K o Elettra Lamborghini, ma soprattutto perché questa tua rinnovata voglia di fare uscire musica più impegnata, più complessa, che metta in risalto il tuo timbro, ormai firma preziosa e riconoscibilissima, come successo a Sanremo con “Miele”, canzone valida che avrebbe meritato più attenzione, ci convince. E ci convince ancora di più, a prescindere dalla validità dei brani dell’album, la tua ferrea volontà di voler trasmettere qualcosa che vada oltre il messaggio vuoto e annacquato della hit. Tanta stima. Detto ciò, il disco è a tratti valido, “Federico Fellini” per esempio è davvero molto coinvolgente, non ci troviamo dentro niente di memorabile, ma suona bene ed è certamente azzeccata l’idea dei brani come, appunto, cortometraggi, non originalissima ma neanche semplice da mettere in pratica, e lei ci riesce.

Rovere – “Dalla Terra a Marte”

Il miglior lavoro di una band che di lavori “migliori” ne aveva già piazzati diversi. Ma in questo “Dalla Terra a Marte” tutto sembra esplodere, dalla potenza della narrazione a quella freschezza, anche se vorremmo fustigarci per l’utilizzo dell’espressione, così “indie”; nel senso che dentro ci troviamo quell’istintività, quell’urgenza, che hanno fatto il successo di un genere che non è un genere ma, appunto, un approccio culturale, ai limiti del politico. È un concept album ampiamente suonato, intriso di autentica passione dalle sfumature teen, tant’è che ti fa venir la voglia di essere liceale, a scorrazzare spensierato nella tua città su scooter colorati, le cuffiette nelle orecchie e un sorriso sulle labbra. I ragazzi non sbagliano davvero nemmeno un pezzo costruendo una struttura pronta a brillare nei live. Bravi.

MamboLosco feat. Nardi e Finesse – “BlaBlaBla”

Brano superficiale, scritto male, contenuti inesistenti, eppure, boh, chissà perché, molto divertente.

Gianni Bismark feat. Lil Kvneki – “Febbre a febbraio”

Abbiamo una sorta di perverso attaccamento alle ballad rap, oppure sarà che Gianni Bismark è un bravissimo autore e che questa nostalgia che riecheggia nella sua musica ti ruba ogni volta un pezzo di cuore. Fatto sta che insieme a Lil Kvneki degli PSICOLOGI ci tira in mezzo ad una pioggia di ceffoni di meravigliosa malinconia.

VV – “Brillantini”

Cresce VV, cresce singolo dopo singolo, le produzioni si fanno più complesse, l’intento artistico viene sempre più fuori, in questa “Brillantini” VV se la gioca con accenni funky e un ritornello che si attacca nel cervello. Tutto assolutamente efficace.

Peppe Soks feat. Nathys – “Hummer”

Se è vero (ed è vero) che il napoletano è la lingua che restituisce più autenticità alle sonorità urban, è anche vero che non può passare tutto. Peppe Soks è un ottimo artista ma questa “Hummer” sa troppo di già sentito, sia per quanto riguarda la musica che il tema affrontato. Facciamo che abbiamo scherzato. Alla prossima.

The Andre – “Imbroglione”

La comicità che diventa nostalgia, The Andre è un cantautore difficile da inquadrare, è chiaro che la straordinaria somiglianza della sua voce con quella di Faber fa si che ad ogni nuovo singolo servano una manciata di secondi prima di rendersi conto che non si tratta di una parodia, come quelle magnifiche proposte in rete dall’artista qualche anno fa. Poi però se si trova la giusta concentrazione ci si rende conto che non c’è proprio niente da ridere, anche in questa “Imbroglione”, un meta testo sul mestiere del cantautore che, in quanto a profondità, si piazza sulla scia di “Non dovete badare al cantante” di Ligabue, ed è azzeccata uguale.

Emanuele Colandrea – “Ok Emanuele”

Una lettera a se stesso da parte di uno dei cantautori più sottovalutati della nuova scuola cantautorale. Il linguaggio canzone scelto per mostrare il fianco alle proprie vulnerabilità e, allo stesso tempo, per non tradire la propria idea di musica. Bravissimo. Come sempre.

Amalfitano – “Ogni mia sbronza”

Amalfitano ha la voce più interessante del panorama musicale italiano tutto; questo nuovo bellissimo singolo va analizzato con due diverse chiavi di lettura, quella legata al ritmo incedente e quella alla quasi disperazione nel cantato. Il mix è spiazzante. Meravigliosamente spiazzante.

Pianista Indie – “La droga”

Telecronaca che analizza, fotogramma dopo fotogramma, il lento decadentismo della nostra individualità. In forma di ballad nostalgica, accompagnata passo passo dagli archi che ne definiscono la possenza. È un gran bel brano, forse addirittura il migliore in assoluto del progetto Pianista Indie, che non rivela il volto ma rivela l’intenzione smaccatamente ragionata ed intimista del suo fare musica.

In The Loop feat. Giorgieness e Napoleone – “La sposa”

Gli In The Loop, per chi non li conoscesse, sono cinture nere di electro cover, stavolta per omaggiare Giuni Russo si affidano alla voce sensuale e ipnotica di Giorgieness, perfettamente integrata a quella di Napoleone, un mix che, letteralmente, ubriaca.

Qualunque feat. Marta Tenaglia – “Starter”

Che mina. Un brano portato a casa con serietà e professionalità, con una leggerezza così cool che quasi ti abbraccia, e tu te ne innamori, ne resti totalmente imbambolato, fosse una donna le intesteresti tutti i tuoi averi. Wow.

Monica P – “Parlami d’amore”

Un brano in cui viene fuori tutta la rassegnazione che scaturisce quando quello che ci immaginiamo scivola via dalle mani senza che puoi farci nulla, una traduzione disperata e fedele di quel vuoto che tutti in qualche modo conoscono, con il quale tutti siamo stati e siamo tutt’ora costretti a confrontarci. E non era possibile farne ritratto più preciso.